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Racconti Viaggio ad Avalon - Maria Lidia Petrulli

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SCRIVERE - DUE PUNTI - COME APRIRE UNA PORTA

 

di Maria Lidia Petrulli Aprile 2007

 

Faccio lo stesso sogno da mesi.

Vedo una notte di luna piena dal ponte di una nave d'oro e uno sciame di falene attraversa il mio campo visivo.

Quando mi sveglio, invece, mi accolgono apatia e noia, voglia di partire per una qualsiasi meta che mi porti lontano da questa vita priva di senso.

Non saprei dire dove né cosa fare.

Intanto la mia anima si contorce in un grido viscerale e muto.

Devo capire come dare forma e voce a questo qualcosa.

Vago da un ufficio all'altro cercando inesistenti strade deserte e, lungo il cammino, mi fermo a guardare ammirato l'unica vecchia casa disabitata del quartiere, osservando con tristezza la sua decadenza.

Alcuni giorni sono più triste del solito, allora lascio che il vento mi scuota come fossi un arbusto o la chioma canterina di una giovane quercia e il mio cervello si carica d'immagini, emozioni, sentimenti e ricordi.

Mi piacerebbe fermare tutto questo in un ritratto di parole che altri potrebbe leggere o ascoltare, e sono sicuro che solo allora riuscirei a sentirmi un atomo vitale di quest'umanità addormentata.

Mercurio Alato saprebbe fare di meglio.

Il tempo mi sfugge, esattamente come lo sciame di falene, e le falene sono un mito: non si sa da dove arrivino, non se ne conosce la meta.

E io, senza meta, vago.

 

La musica è un richiamo che mi porta su strade apparentemente insondabili, mi fa paura.

È come se, all'improvviso, gli operai di una fabbrica abbandonassero il proprio lavoro per mettersi a giocare con farfalle e usignoli, sfuggendo alla schiavitù di giornate sempre uguali; li immagino mentre ridono e saltellano come matti dietro un fantomatico pifferaio magico.

Se non avessi paura, potrei essere io quel pifferaio!

I colori fanno da specchio ciascuno a uno stato d'animo differente, dando pennellate a un coro d'emozioni prigioniere.

Dovrei aprire la gabbia e far fuggire i miei leoni inferociti, l'essere selvatico che alberga in me come in ognuno di noi.

È la "metamorfosi": ho iniziato a parlare di me e ora immagino di poter parlare al mondo intero e del mondo intero.

Manie "megalomaniche" dell'uomo d'oggi!

Cercherò di fare penitenza e atto d'umiltà.

 

Qualcuno canta una canzone che porta con sé l'eco di un amore, di esperienze vissute in questa o in un'altra vita, ma niente che sia irraggiungibile.

Penso che il libro stia per terminare e che un nuovo libro debba essere iniziato: chi ha affermato che "tutto è stato detto, tutto è stato scritto"?

Un pazzo, non poteva che essere pazzo.

Ogni età ha le sue canzoni, ogni stagione le sue foglie che cadono, e non sono mai le stesse.

 

Da qualche tempo il mio sogno è mutato.

Mi trovo in un bosco di notte, mani invisibili sorreggono fiaccole e una fanciulla, i capelli color rame intrecciati, danza intorno a un fuoco con un vestito scarlatto: tutt'intorno al suo volto, una coroncina di lucciole.

Devo andarmene e cercare altrove le risposte che cerco.

Compro i biglietti e, dopo un volo di ventiquattro ore, sbarco a Tahiti dove, tanto tempo fa, approdarono le barche dei figli del sole.

Purtroppo qui c'è troppo turismo, quindi decido di imbarcarmi sul primo postale che faccia vela per le Marchesi.

Dodici giorni d'inferno per arrivarci, attraverso le acque per nulla pacifiche dell'Oceano Pacifico: peggio del "Bateau Ivre" del buon Alfred Jarry.

Ma quando arrivo mi sento a casa, sulle scogliere battute dalle onde come nel mezzo della foresta tropicale, rallegrata dai colori vivaci e dal canto degli uccelli esotici, oppure nell'acqua cristallina dove posso sguazzare fra i pesci multicolori, mentre le mante, curiose, vengono a solleticare i miei piedi e poi scivolano via, con leggerezza impalpabile.

Vivo in una capanna insieme a una coppia di anziani.

Ogni sera mi accompagna l'eco dei tam-tam che rimbalza da villaggio in villaggio; insieme a uomini e donne avvolti in floreali parei, faccio ritorno a casa, un fiore di tiarè dietro l'orecchio.

C'è sempre qualcuno che porta un tamburo a tracolla e suona le note del "tamourè", allora danziamo cadendo in un vortice sfrenato di gioia e sensualità che rende più profondo di notte il mio sonno.

Ogni cosa si svolge come in un quadro di Gaugain.

La mia anziana ospite cucina pane al cocco e una deliziosa salsa di frutta con cui accompagniamo la carne e il pesce, mentre il marito, un vecchio canuto ma ancora robusto, mi racconta antiche leggende con quel carisma che solo i veri narratori conoscono.

Talvolta resto sveglio sino a tardi, seduto alla piccola scrivania davanti alla finestra e con il lume ad olio acceso.

Ascolto la voce del vento o quella del mare in tempesta, oppure il canto d'amore degli uccelli notturni o, ancora, la pioggia battente.

Se in questo mondo esiste ancora la magia, sta di casa qui.

La noia è sparita, insieme alla solitudine.

 

Sono trascorsi molti mesi, mi guadagno da vivere in mare, insieme ai pescatori.

Le mie notti sono tranquille così come i miei sogni.

È sera e, come sempre, siedo alla mia scrivania davanti alla finestra.

Pensavo di avervi lasciato il romanzo che sto leggendo da alcuni giorni, invece mi trovo davanti un quaderno dalle pagine bianche e una matita.

Siedo davanti alla notte serena.

 

Qui inizia la storia di un uomo che amava la vita ma non sapeva come viverla, e che ogni sera andava incontro al sole calante, correndo sulla spiaggia, per chiedergli il significato della propria esistenza...

 

È la prima frase che ho scritto e, subito dopo, personaggi e parole prendono corpo e guidano la mia mano.

Sono incredulo.

Al mio fianco siede la fanciulla dai capelli di rame e l'abito scarlatto.

Mi guarda, sorride e mi indica qualcosa, fuori dalla finestra.

Io mi alzo e mi avvicino ai vetri.

Nella notte buia vedo le fiaccole sorrette da strane creature fatte di luce lunare, quindi nell'oscurità compare una porta e si apre mostrandomi il varco di un confine fra i mondi.

Ora so quel che devo fare.

Varcherò quella soglia e ne varcherò delle altre, e ogni volta scriverò del mondo che ho visitato e manderò i miei messaggi sul pianeta Terra.

Spero di incontrare un buon "Mercurio Alato".

 

Data: 2007 - Ultimo Aggiornamento: 2007-04-15

 

 

Citazioni di G. & M.

Sorridere fa bene

Mirafiori: mentre Fassino mi spiega la differenza tra i diritti e le condizioni raggiunte, e che queste quindi possono essere modificate di volta in volta secondo le circostanze, capisco perché la sinistra in Italia non vincerà mai per merito di questi partiti. Veltroni e Bersani: due anime bianche, anche se diverse, che hanno dimenticato per cosa sono stati eletti. Se Veltroni facesse un bel viaggio in Africa o in America... "Il ritorno al Grande Amore mai sopito" anche per un secolo o due: all'Amor non si comanda!

 

Conoscenza e ignoranza forse... Smart or Not smart

Solo chi ha dietro una famiglia molto ricca che gli ha pagato studi e sfizi può dire certe frasi, mentre c'è chi cerca lavoro o lo sta perdendo...

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  • Qualche volta possiamo vedere la bellezza, altre volte possiamo ascoltarla. Quando siamo distratti è come se fossimo ciechi e sordi.

Annotazioni Fonte

Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle, non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.

Se uno ha voglia di migliorare se stesso può iniziare anche con piccole cose.

Citazioni sulla Pace

Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

Leggere ascoltare confrontarsi. Pensare: quante fatica!

Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)

La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)

Sezione Racconti Italiani in Bacheca - Ultimo Aggiornamento: 2012-02-06

G.A.D. dx01

NO Al Nucleare No alle Scorie Nucleari in Sardegna

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