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Racconti Viaggio ad Avalon - Maria Lidia Petrulli

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Racconto Fara e il suo cappello di Maria Lidia Petrulli

Copertina del Racconto: FARA E IL SUO CAPPELLO di Maria Lidia Petrulli - Grafica Fabio Porcu

Immagine di copertina: FARA E IL SUO CAPPELLO - Grafica Fabio Porcu

 

Prefazione

Una storia, una piccola grande storia dove si affaccia l’unicità del singolo individuo: siamo noi, comuni mortali, a plasmare una parte della nostra storia. Il racconto scorre intorno a una donna nata agli inizi del secolo scorso, un personaggio, come la definisce l'autrice, con un ruolo da comparsa nel teatro della storia, eppure fondamentale poiché la Storia è fatta soprattutto da persone.

L'autrice ne racconta la vita con rapide pennellate; un velo di affettuosa ironia avvolge fatti e sentimenti dei personaggi che entrano nel carosello della protagonista portando il lettore a soffermarsi sui momenti salienti della sua esistenza.

Alcune situazioni paiono, a volte, surreali, ma è l'eco che misura la distanza dal nostro passato e l'autrice sceglie di volta in volta se farci scontrare con la mentalità dell'epoca o, inframmezzati fa flash, smorzare le situazioni più drammatiche, perché in ogni epoca l'imperativo è sempre stato riuscire a sopravvivere, anche quando la Storia con la esse maiuscola sembra volerci stritolare. Emerge la forza dell’animo popolare: sia che debba affrontare una nuova nascita o una morte.

Così, quando arriva "un dono" nel giorno del funerale di Filippa, l'autrice attraverso le vicende di Fara mostra contemporaneamente uno spaccato delle credenze di allora e il modo di rapportarsi alla vita di una generazione che ha vissuto la povertà, la guerra e l'emigrazione.

Così la storia di questa figura femminile, diventa parte della storia delle donne di quel periodo, costrette ad arrangiarsi, eppure, anche se la protagonista non sfugge a questa sorte avversa, riesce a mantenere sino all'ultimo la propria unicità: il suo cappello, simbolo della sua creatività ed espressione della volontà di superare gli ostacoli che, di volta in volta, trova sul suo cammino.

Il linguaggio semplice e scorrevole è punteggiato da brevi forme più o meno italianizzate del dialetto siciliano permette a qualsiasi lettore di farsi coinvolgere dalla storia; capire e comprendere sono due cose diverse, per questo una parziale empatia è sempre necessaria per comprendere le vicende e i racconti delle altre persone. Così come l'alternarsi dell'io narrante in prima e terza persona, costruito in modo che le parole pronunciate da quest'ultimo, suonino al lettore come il pensiero della stessa Fara: la protagonista, un personaggio schietto e poco incline a farsi trasportare dalle angherie dei tempi nuovi, ma decisa con tutte le sue forze ad affrontare la vita.

La cornice storica e i fatti di cronaca riportati, contribuiscono a dare al romanzo quello spaccato di realismo, all'interno del quale la personalità della protagonista esprime tutto il suo spessore.

Fabio Porcu - Quartu Sant'Elena, Gennaio 2009

La fotografia

La fotografia è un po' sbiadita, ma la figura ripresa proprio al centro sembra voler saltare fuori come da uno spazio troppo angusto: forse già da allora la vita le tesseva intorno le sue trame tanto strette.

I grandi occhi scuri da cerbiatta guardano con sfida l'obiettivo esprimendo una gioia solo appena contenuta, la gioia di un'esistenza in procinto di sbocciare; e il portamento fiero ma sensuale, e anche un poco malizioso, traspare dalla posa sapientemente impostata sui tre quarti, un braccio mollemente adagiato lungo il fianco e l'altro piegato con elegante noncuranza, mentre le dita affusolate stringono una pochette troppo piccola per contenere più di un pettine e uno specchio.

L'opera di un fotografo professionista.

La giovane ventenne tiene ben eretto il collo esile e slanciato, sormontato da una testa incorniciata da ricci corvini ben curati, tagliati in modo birichino all'altezza dell'attaccatura di quel collo dalla curva accattivante, e un tirabaci ribelle sulle guance ancora tonde.

Guardo la foto e mi soffermo su quello sguardo ancora ingenuo; non l'ho mai vista così, non avrei neppure immaginato che potesse apparire tanto ardita quand'era giovane, con la volontà forte di chi ha davanti l'esistenza e vuole viverla, a tutti i costi.

L'abbigliamento fa da specchio a quel che si legge nei suoi occhi. La mano sinistra è vestita da un guanto di merletto, l'altro lo tiene distrattamente fra le dita, quasi in procinto di cadere, forse per noia, oppure per un vezzo.

Il cappellino a cuffietta, appena impreziosito da una spilla, è in armonia perfetta col decolleté pudico e quadrato, reso un po' arrogante dalla lunga collana di perle annodata sotto il seno; il corpino lungo ai fianchi, come si usava negli anni venti, le modella il busto, mentre la gonna plissettata è rigorosamente composta sin sotto le ginocchia: quelle gambe slanciate sopra il tacchetto delle scarpe con cinturino alla caviglia, erano di sicuro fra le più sexy del paese.

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  • Qualche volta possiamo vedere la bellezza, altre volte possiamo ascoltarla. Quando siamo distratti è come se fossimo ciechi e sordi.

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Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle, non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.

Se uno ha voglia di migliorare se stesso può iniziare anche con piccole cose.

Le Livre de Maria Lidia Petrulli LES SENTIERS D'AVALON (Download LULU.COM)

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Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

Leggere ascoltare confrontarsi. Pensare: quante fatica!

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Sezione Racconti Italiani in Bacheca - Ultimo Aggiornamento: 2010-06-25

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