Le Janas di Monte Oe - Racconto di Maria Lidia Petrulli
Capitolo II - LE JANAS DI MONTE OE
Si svegliò alle prime luci dell'alba, stiracchiò le lunghe membra intorpidite e, per un poco, ebbe difficoltà a
ricordare dove si trovasse; finalmente riuscì a riprendersi del tutto, costernato per il fatto che, se non si
fosse sbrigato e se non avesse raggiunto al più presto la vetta del Monte Oe, avrebbe perso un'ulteriore
occasione per dimostrare le proprie capacità e gli abitanti del villaggio avrebbero continuato a non
considerarlo come sempre avevano fatto.
Il giovane balzò in piedi e il suo sguardo cadde sul leggero mantello con cui qualcuno lo aveva amorevolmente
coperto.
Si chinò a raccoglierlo e il tessuto gli scivolò fra le dita, morbido e leggero come piuma; Nabine non aveva mai
visto un mantello di lana filata in tal modo, e quello era certamente un mantello da re, così prezioso e creato
da mani oltremodo abili. Era inoltre di un bianco talmente candido che aveva paura di toccarlo e rovinarne il
candore.
Nabine non venne neanche sfiorato dall'idea di indossarlo al posto del grezzo mantello di capra ancora steso sul
giaciglio su cui aveva dormito.
Alcune risatine sommesse lo riportarono alla realtà; il giovane si voltò e vide sette donne minuscole e
bellissime, con grandi occhi scuri e i capelli corvini raccolti in trecce lunghe sino ai piedi. Avevano un
sorriso schietto e gentile e i loro sguardi si sollevavano timidi verso di lui da sotto le folte ciglia
nerissime.
Tenevano le piccole mani incrociate sul grembo e, alcune di loro, tormentavano con le dita i riccioli sfuggiti
alle trecce e che ne incorniciavano il volto.
- Chi siete, nobili fanciulle? - chiese Nabine gentilmente - Voi che avete dato al mio sonno una serenità che
non ho mai conosciuto?
Le fanciulle si guardarono l'un l'altra interrogandosi a vicenda con lo sguardo poi, finalmente, una di loro si
fece avanti e parlò per tutte.
- Noi siamo le Janas, le fate protettrici di questo luogo e, poiché il tuo cuore è puro e buono, abbiamo
tessuto per te questo dono!- la fanciulla indicò il mantello che Nabine teneva ancora fra le mani.
- E' un pensiero molto gentile e un dono prezioso, ma non sono certo di meritarlo. - rispose il giovane poco
abituato ad essere trattato con tanto riguardo - Questo è un mantello degno di un re!
- Ebbene, un giorno tu sarai re!
Quindi la fanciulla gli si avvicinò seguita dalle compagne e, tutte insieme, lo aiutarono a drappeggiare lo
splendido mantello intorno alle sue spalle.
Il giovane si sentiva tremendamente imbarazzato.
- Come potrò mai sdebitarmi con voi per questo dono? Non possiedo niente di altrettanto bello e prezioso da
potervi offrire in cambio! Io non ho nulla, a parte il mio mantello di capra e la mia bisaccia.
- E noi niente vogliamo, un dono può essere ricompensato in un altro tempo e in un altro modo; riprendi la
strada e raggiungi la cima del Monte Oe poiché, se i guerrieri dalla pelle scura conquisteranno la nostra terra,
tutti noi spariremo e la storia dimenticherà la nostra esistenza. Va dunque lesto sin sulla vetta dove troverai
un Dolmen che attraverserai, saprai in seguito quel che c'è da sapere. Porta con te questo fuso, è l'unica cosa
che ti chiediamo di fare per noi.
La fata gli porse uno stupendo fuso d'oro, intarsiato così finemente da poter essere stato creato solo con la
magia.
Nabine pensò che nessuno dei suoi compagni avrebbe rispettato il patto e che se la sarebbe svignata al più
presto tornando al nuraghe e portando con sé quel tesoro.
Quasi fosse capace di leggere i suoi pensieri, la fanciulla gli disse: - Troverai molti tesori là dove andrai,
starà al tuo cuore trovare quello per te più importante!
- Non tradirò la vostra fiducia! - rispose con impeto Nabine - Ed ora vi prego, ditemi il vostro nome, prima che
vi lasci, affinché possa serbarlo nel mio cuore.
Dopo qualche istante la piccola fata gli rispose: - I nostri nomi non possono essere rivelati ad orecchie umane,
ricorda quindi solo questo "Filo d'Oro di Oe" e che ciò ti sia sufficiente.
Nabine ringraziò e riprese il cammino verso la cima del Monte Oe.
Camminava di buona lena, nonostante la calura e la totale assenza di brezza, aiutato dal magico mantello che,
come una grande ala, lo trasportava agilmente senza che il giovane avvertisse la fatica.
Ogni tanto Nabine si fermava ad ammirare lo splendido fuso d'oro che gli era stato consegnato, e immaginava le
piccole e agili mani di Filo d'Oro di Oe che tessevano il mantello con cui gli aveva predetto che un giorno
sarebbe stato re.
Il giovane sorrise, forse sarebbe stato bello diventare re ma, anche se non lo fosse mai stato, quell'incontro
aveva già dato un grande significato alla sua esistenza, poiché anche lui, finalmente, possedeva un segreto da
custodire gelosamente nel suo cuore.
A metà mattina raggiunse la cima del Monte Oe.
Lassù torreggiava il grande Dolmen che avrebbe dovuto attraversare, la pietra era grezza e fredda, incisa con
simboli arcani che lui non sapeva decifrare.
Aveva paura, ma Nabine fece leva sul proprio coraggio e lo attraversò, sempre tenendo ben stretto fra le mani il
fuso d'oro.
Un fremito lo percorse da capo a piedi e la vista gli si annebbiò per un breve istante, quando poi ogni cosa
tornò finalmente chiara e nitida al suo sguardo, si trovò di fronte ad una grande caverna dove, accoccolata su
una pietra vicino all'ingresso, vi era un'altra piccola donna.
Era del tutto simile a quelle che aveva già incontrato, era soltanto più anziana.
La fata sorrise e rispose ai suoi pensieri.
- Sono la custode del tesoro del Monte Oe, e quelle che hai incontrato sono le mie figlie, hai portato qualcosa
per me?
- Filo d'Oro di Oe mi ha dato questo - e Nabine le porse il fuso.
Lei lo prese con soddisfazione dalle mani di lui e disse: - Sei stato bravo, figliolo, poiché non hai ceduto
all'avidità, la peggiore delle tentazioni degli uomini; ora puoi entrare nella grotta e scegliere quel che
preferisci.
Nabine entrò e trovò gli oggetti più belli che avesse mai visto, gioielli, piatti, vasi e spade, tutti in oro
purissimo che brillava come la luce del sole.
Dopo aver ammirato quelle meraviglie, il giovane uscì a mani vuote.
La Jana lo guardò con finta sorpresa.
- Come! Non hai trovato nulla che ti piaccia?
- No, no! - si affrettò a rispondere Nabine temendo di apparire ingrato e scortese - È tutto molto bello ma
troppo prezioso per uno come me, non sono degno di tanta ricchezza e non saprei né come usarla, né come
meritarla! Io voglio solo dare una mano alla mia gente che ora si trova asserragliata nel nuraghe, affinché i
nemici siano scacciati e non invadano le nostre terre, altrimenti tutti noi spariremo, lo ha detto Filo d'Oro di
Oe.
La donna annuì con un sorriso e non rispose.
Proprio in quel momento passava in volo un grande uccello dal piumaggio rosato, Nabine non ne aveva mai visto
uno simile e lo guardò ammirato.
- Com'è bello! - esclamò - I suoi occhi acuti potrebbero avvistare il nemico da lontano e le sue ali robuste gli
permetterebbero di avvisare la mia gente del reale pericolo, affinché sappia in tempo quanti guerrieri dovrà
affrontare e prepararsi alla guerra senza timore di venire sorpresa. Mi piacerebbe tanto essere come lui; del
resto, i suoi arti lunghi e sottile sono così tanto simili alle mie gambe!
- Se è questo il tuo desiderio - rispose la fata - che questo sia!
Batté le mani e l'uccello venne ad appoggiarsi sul terreno, non lontano da lei.
- Arrubiu del Popolo Rosso! - esclamò la Jana - Tu porterai Nabine sul tuo dorso e lo aiuterai a scacciare gli
invasori che vengono dal mare, voglio che questo bravo giovane venga ricompensato per la lealtà e l'onestà
dimostrati.
Il giovane non osava credere alle sue orecchie.
- Ma come farò a montargli in groppa? - obiettò - Sono troppo grosso perché questo splendido animale possa
sopportare il mio peso!
- I difetti di un uomo - rispose con indulgenza la fata - stanno solo nella sua testa e in quella di chi lo
circonda! Prima che tu vada, voglio darti una cosa. - e sparì all'interno della grotta.
Quando uscì, portava fra le mani un prezioso oggetto che porse a Nabine.
Questi lo prese e lo guardò con attenzione: si trattava di una fionda fatta con robusti fili d'oro fittamente
intrecciati, uno strumento da guerra che qualcuno aveva costruito con abilità inconsueta.
Il ragazzo la fece ruotare con la mano destra e subito notò la velocità e la prontezza dello scatto, quindi
raccolse una pietra e la lanciò contro un bersaglio con un colpo talmente preciso che quello cadde al primo tiro.
- E' fantastica! - esclamò rivolto alla fata.
Questa sorrise, quindi aprì l'altra mano mostrandogli una pietra ovoidale, lucida e nera, dove spiccavano, come
nuvole vaganti, zone di colore rosso e azzurro.
- Questa è una pietra magica - spiegò la Jana - è fatta di ossidiana, corallo e turchese; obbedirà ad ogni tuo
volere, ma usala sempre per una giusta causa. Ed ora va, la salvezza della nostra terra è nelle tue mani.
Nabine non sapeva cosa dire per ringraziare la fata che gli stava dando una tale opportunità per dimostrare il
proprio coraggio, ma finalmente la Jana riuscì a farlo salire in groppa all'uccello rosa che si chiamava Arrubiu.
Insieme volarono sino alla costa di Bosa, dove una potente flotta stava ormeggiata nelle tranquille acque della
baia, mentre un esercito di guerrieri dalla pelle scura aveva iniziato a marciare verso l'interno, distruggendo
e depredando tutto quel che trovava al suo passaggio.
"Questi non sono uomini buoni", pensò il giovane, quindi disse a voce alta: - Arrubiu! I nostri nemici sono
troppo numerosi! Come faremo a fermarli?
- Ricorda quel che ti ha detto la Jana a proposito della fionda e della pietra magica, usale e sta a vedere
cosa accade - gli rispose l'animale.
Nabine osservò la pietra e pensò ai minerali di cui era composta, quindi disse: - Voglio che una pioggia di
lance acuminate cada trafiggendo questo esercito di uomini senza cuore!
Fece ruotare la fionda e la pietra partì, esplodendo in una tempesta di lance appuntite e taglienti che
precipitarono sugli invasori aprendo ferite da cui il sangue prese a scorrere copioso. Nelle file nemiche c'era un gran caos.
Gli stranieri furono ben presto preda del panico; la tempesta di lance, proveniente da un nemico a loro
invisibile, sconvolgeva gli invasori costringendoli alla ritirata.
Nabine fermò la fionda e la pietra tornò al suo posto.
- Ed ora, - disse - che si alzi il vento del sud e accechi questa gente malvagia con la sua sabbia cocente, che
non permetta loro di proseguire e li ricacci nel mare da dove sono venuti.
Fece ruotare nuovamente la fionda e la pietra esplose creando una tempesta di sabbia, a questo punto i nemici
volsero in ritirata correndo e maledicendo quella terra stregata.
Nabine e Arrubiu restarono ad osservarli mentre si precipitavano sulle navi, tiravano su le ancore e si
mettevano ai remi, cercando di allontanarsi il più presto possibile.
I loro capi non facevano che urlare ordini che nessuno ascoltava.
- Perché non gli diamo una mano? - propose Arrubiu.
- Hai ragione! - rispose Nabine e fece ruotare nuovamente la fionda
- Che il mare si sollevi a allontani per sempre da noi questi avvoltoi!
La pietra esplose ed enormi onde si sollevarono allontanando le navi dalla costa,
queste presero ad urtarsi e speronarsi a vicenda e a lungo si udirono le urla disperate
dei marinai che non riuscivano a governare le imbarcazioni impazzite.
Finalmente le navi superstiti non furono che un puntino sulla linea dell'orizzonte.
- Ora possiamo tornare! - disse soddisfatto Nabine
- Abbiamo fatto il nostro dovere!
- Vuoi che ti riporti al nuraghe?
- No, voglio tornare sulla cima del Monte Oe.
Lassù tutte le janas, le fate del monte, li aspettavano.
Fra loro, c'era anche Filo d'Oro di Oe che era la più contenta.
- Ora puoi tornare fra la tua gente e raccontare le tue imprese, ti rispetteranno e non sarai più solo.
Nabine si strinse nelle spalle.
- Non mi crederebbero mai! - disse con aria triste
- Gli invasori se ne sono andati e io sono contento di quel che ho fatto poiché non avrei mai creduto di possedere tanto coraggio...
ora non mi interessa più ottenere il rispetto della tribù, finalmente so cosa vuol dire provare rispetto per se stesso!
Ora posso andare per il mondo e nessuno sentirà più parlare di me.
Filo d'Oro di Oe si fece avanti e parlò con la sua voce melodiosa.
- Un giorno ti dissi che saresti divenuto re, ebbene, quel giorno è arrivato poiché, se tu vuoi, potrai essere
per sempre il re di questi meravigliosi uccelli che noi chiamiamo fenicotteri, il Popolo Rosso.
Con loro migrerai per i paesi del mondo e, ad ogni primavera,
tornerai nei nostri stagni per raccontarci quel che hai visto nel tuo peregrinare.
Potrai inoltre, col tuo nuovo popolo, fare da messaggero fra le
domus de janas, le
case delle fate della nostra isola e quelle degli altri paesi del mondo, poiché ovunque si trova il Regno della
Magia, e talvolta, senza che ci si renda conto, se ne oltrepassano i confini, così com'è accaduto a te.
Accetti la mia proposta?
Nabine la guardò senza parlare e sorrise:
- Ne sono felice, è il dono più bello che abbia mai ricevuto.
Da allora, durante la stagione autunnale, re Nabine e i suoi
fenicotteri rosa attraversano le valli e i cieli della
Sardegna, salutano le Janas che ancora si trovano nascoste in tutta l'Isola e, in primavera,
tornano a popolare i nostri stagni col loro tenue colore rosato, portando alle fate le notizie raccolte in altri paesi
e fra altri popoli.
Questo fu il dono delle Janas alla loro Isola.
Racconti in Bacheca
Data: 2007 - Aggiornamento Racconti 2007-04-02
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