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Racconti Viaggio ad Avalon - Maria Lidia Petrulli

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Presentazione del libro: Viaggio ad Avalon

A beneficio di...? Per le persone non mi conoscono... Mi chiamo Fabio, mi occupo di informatica, mi piace leggere e qualche volta dipingo.

Ho 2 notizie per Voi, una buona e una cattiva: la buona è che non vi parlerò di informatica, la cattiva è che dovrete sorbirvi la mia prima presentazione pubblica.

Voglio prima di tutto scusarmi se questa mia introduzione sarà forse "ANOMALA", - non è mia consuetudine parlare in pubblico - e considerato che sono un semplice lettore (come forse molti di Voi), il mio approccio non sarà di tipo professionale ma più quello di un appassionato lettore.

E come lettore vorrei citare... (Daniel Pennac - COME UN ROMANZO)

I diritti imprescrittibili del lettore:

  • Il diritto di non leggere
  • Il diritto di saltare le pagine
  • Il diritto di non finire un libro
  • Il diritto di rileggere
  • Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  • - Il diritto al bovarismo
  • Il diritto di leggere ovunque
  • Il diritto di spizzicare
  • Il diritto di leggere a voce alta
  • Il diritto di tacere

 

Secondo Samuel Taylor Coleridge i lettori possono essere suddivisi in quattro classi

Spugne, che assorbono tutto ciò che leggono e lo risputano pressoché nel medesimo stato, solo un po' più sporco

Vetri opachi, che non trattengono nulla e si accontentano di sfogliare un libro al solo scopo di ammazzare il tempo

Setacci, che recuperano solo la parte peggiore di ciò che leggono

Perle rare, che traggono profitto da ciò che leggono e ne fanno approfittare anche gli altri

L'incontro con i racconti di Lidia è stato fortuito, ho letto un suo racconto, e mi è rinata la voglia di dipingere...

Questa voglia di riprendere a dipingere ha permesso l'inizio di una piccola collaborazione con Lidia. Nel libro precedente - L'Arpa e il segreto del Dolmen - si è concretizzata questa collaborazione. Anche se in questo libro la copertina e le immagini all'interno non sono mie, devo ammettere che sono migliori di quelle che avrei potuto fare io.

Sostanzialmente quello che più mi ha colpito dei suoi racconti è la capacità di evocare e far rinascere l'entusiasmo spesso sopito.

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E a questo proposito: un passo tratto dalla prima pagina del libro...

Io sono nata sul mare,

laggiù,

molto lontano fra le nebbie.

Il vento che soffia dal largo

ha portato le mie prime grida.

Il soffio della tempesta

ha disperso i miei primi gemiti.

Una nenia, un bisbiglio portato dal vento. Una semplice informazione, quasi banale, se non fosse per la sua capacità di evocare, di farci riflettere su noi stessi. Noi traiamo origine dal Mare e su questa Terra abbiamo allungato le nostre dita, non sempre in modo soft e indolore... basta guardare cosa succede nel nostro Mondo per vedere quello che riusciamo a combinare!

Non penso di essere il solo a poter definire l'essere umano potenzialmente intelligente, come spesso dicevano gli insegnanti: è bravo ma non si applica!

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DOV'È L'ENTUSIASMO RUBATO AGLI OCCHI DEI PIÙ GIOVANI?

Nuovi miti e leggende viaggiano sulle strade della nostra società, nuovi valori ci accompagnano. Le informazioni circumnavigano il nostro pianeta (Internet, la TV, SMS, MMS, ecc) sempre più velocemente...

Eppure non siamo più felici, sentiamo di aver perso qualcosa lungo il nostro cammino. Ecco allora che nasce impellente il bisogno di ritrovarsi, di cercare, di trovare un filo conduttore capace di dare un senso al nostro agire.

Forse abbiamo perso quel senso di naturale appartenenza a QUESTA TERRA, abbiamo perso la capacità di rapportarci al Pianeta-Natura con la vitalità che ha sempre animato la parte più profonda dell'essere umano.

La possibilità di avere un sogno e la capacità di poterlo realizzare!

In quest'ottica nascono questi cinque racconti che, a dispetto delle apparenze, non vogliono essere una sconsolata e momentanea fuga dalla realtà, bensì la ricerca dello spirito o meglio dell'ideale più antico dell'umanità.

Senza scomodare l'antica lotta tra il bene e il male, oggi di queste parole si fa un abuso diseducativo... vorrei invece soffermarmi sulla struttura di base dei racconti di Lidia

Questi 5 racconti, concepiti come ricerca dello spirito presente nelle ballate bardiche, poggiano su due antichi linguaggi umani: il Canto e la Musica, che a loro volta rappresentano la continua ricerca di nuove armonie.

Come l'antico bardo usava questa nobile arte, così l'autrice cerca di evocare tramite il potere profondo delle parole, quel senso di armonia con la Natura, l'Entusiasmo della scoperta, una ricerca continua all'interno di noi stessi ma anche un rapporto più profondo con l'Ambiente in cui viviamo.

Uno dei meriti particolari di questa raccolta consiste, secondo me, nell'aver messo in evidenza l'importanza del racconto quale strumento di trasmissione della conoscenza, come momento privilegiato del saper ascoltare, del cercare di vivere il momento nella sua interezza, non lasciandoci fuorviare da ritmi che vorrebbero trascinarci in un vortice parossistico in cui la nostra identità tende inevitabilmente a disgregarsi.

E tanto maggiore è la velocità con cui vengono immesse le informazioni nel circuito dei Media, tanto maggiore è la nostra capacità di dimenticare, di non riuscire più a filtrare ciò che ci arriva. Per questo motivo i libri hanno sempre avuto un fascino particolare, li puoi riprendere in mano dopo tanti anni e confrontarti con loro, confrontare quello che eri con quello che sei diventato.

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Per citare qualcuno più serio di me (Almansor)... sull'importanza dei libri, in una frase possiamo dire...

Là dove si danno alle fiamme i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini.

Questi racconti sono ambientati in un tempo lontano, ma non fantastico, se non per i miti e le leggende nate in quel preciso periodo storico, all'epoca dei Celti, popolazione di origine indo-europea che si stanziò prima lungo le coste del Portogallo, quindi in Bretagna, Irlanda, Scozia e altre regioni dell'attuale Inghilterra, oltre che lungo l'arco alpino.

I racconti prendono spunto dalle antiche leggende, quella di Artù, Merlino e la mitica Isola di Avalon, ma non si fermano qui, vanno a cercare in quell'antico popolo ricco di immaginazione che furono i Celti, le origini più antiche di tali leggende, dai mitici Tuatha De Danaan ai quattro draghi custodi degli elementi. L'autrice rielabora un filo conduttore capace di far luce su ciò che le leggende stesse danno per scontato e conferisce loro maggiore corpo e un senso di "antica verità" dimenticata.

In questo consiste essenzialmente l'originalità dell'autrice (Lidia), che ha scelto di andare oltre il banalmente conosciuto e cercare le origini di un mito che, nonostante il passare dei secoli, è giunto sino a noi quasi intatto nel suo fascino e nel suo significato. I racconti non tralasciano i colpi di scena e l'azione, piacevoli e accattivanti perché proposti all'interno di una solida struttura del racconto, dove lo spessore psicologico dei personaggi attira l'attenzione anche dei lettori non appassionati, in modo particolare, del genere fantasy, come il sottoscritto.

Per me, appassionato lettore di Saggi e Fantascienza, Isaac Asimov, Heilein, Philip J. Farmer, Leigh Brackett, Jack Vance, ecc, la fantasy era un territorio quasi completamente nuovo (se non per quelle opere che ogni tanto sconfinano tra l'uno e l'altro genere) e, anche adesso, non posso certo definirmi un vero conoscitore della Fantasy, nonostante abbia letto molte opere della Marion Zimmer Bradley, di Terry Brooks, della Ursula Le Guin e naturalmente del maestro John Ronald Reuel Tolkien con "Il Signore degli anelli".

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Per quanto riguarda le POPOLAZIONI CELTICHE

Credo che sia giusto spendere alcune parole sui Celti, popolo che creò una cultura originale, sebbene essenzialmente orale, popolo guerriero ma legato alla terra e al mare, l'unico forse, insieme agli Indiani d'America, ad aver avuto la capacità di creare un complesso sistema di rituali che, ai nostri occhi di uomini moderni, appaiono come il simbolo stesso della magia.

Quel poco che si conosce sulle usanze dei Celti, è quella continuità esistente fra il divino e il terreno che non troviamo in nessun'altra popolazione occidentale, il rispetto per la natura da cui traevano il proprio sostentamento e per tale motivo ritenuta sacra, rispettata, nel tentativo di vivere in equilibrio e in armonia con essa.

Forse, in noi uomini del terzo Millennio, questo tipo di predisposizione o di ricerca si è sopita, basti pensare ai pericoli che incombono sul nostro pianeta a causa della sconsideratezza del nostro sistema economico e della diseducazione a tutto quel che è bene pubblico, vale a dire di tutti noi.

Il Simbolo per antonomasia dei Celti è la Trischel, che rappresenta l'unione fra gli elementi, ciò che abbiamo perduto e che ci viene proposto dall'autrice attraverso questi racconti scritti sulla scia delle ballate bardiche, il cui compito era quello di trasmettere oralmente gli eventi e la storia degli eroi dei vari clan, ballate che di solito erano accompagnate dal suono dell'arpa.

Le popolazioni Celtiche, contemporanee dei Mediterranei, erano europei e parlavano un'antica lingua di natura indoeuropea: il gaelico (tuttora esistente in Irlanda, Bretagna, in Scozia e nel Galles). La diffusione dei Celti nelle pianure del mediterraneo ha lasciato dei reperti storici a partire dal V secolo a.C., nonché nomi di luoghi, città, fiumi e montagne.

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- Altre informazioni sulla cultura celtica

Nella cultura celtica sono presenti numerose opere d'arte di elegante fattura, spesso in oro, altri materiali utilizzati erano le pietre, i legnami pregiati, l'argilla per le ceramiche, il vetro, ma anche il bronzo, l'ambra e il corallo.

La religione celtica non ci è nota e la tradizione era tramandata oralmente. La cultura celtica è pervenuta sino a noi attraverso le loro opere. Esiste il calendario annuale in lingua celtica inciso su una grande placca metallica risalente al II secolo a.C., i cui pezzi sono stati trovati nel Galles. L'opera paziente dei Druidi e la sua elaborazione dovettero richiedere tantissimi anni. Si tratta di un calendario semilunare utilizzato in Europa prima dell'avvento del calendario solare con Cesare.

- FINE Altre Informazioni

 

I racconti di Lidia ci permettono di entrare insieme al bardo, il cantore, nella casa di un Capo Clan celtico e sedere intorno al grande tavolo di legno; quando le semplici portate di carne e dolci a base di frutta secca e miele venivano servite agli ospiti. Come alla luce del focolare e in religioso silenzio, ascolteremo le parole e la musica che il bardo vorrà cantare per noi.

La musica dolce del suo piccolo strumento e le note della sua voce, sapiente di mille storie ed eroi, ci farà rivivere la storia di un popolo che scelse di condurre la propria vita in pace con gli alberi e le acque, coi suoi dei e con tutto ciò che gli stava intorno, e questo dovrebbe essere valido anche per noi oggi.

La profonda e semplice armonia che ritorna a noi da un tempo antico e prezioso, come il mare da cui traiamo origine.

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Viaggio ad Avalon

Perché la scelta di rifarsi alla storia e alle leggende dei Celti?

Già nel titolo è contenuto un riferimento preciso: Avalon

Avalon probabilmente è sempre esistita, Avalon è l'archétipo occidentale di un mondo dove regnano la dignità e il coraggio, la lealtà e tutto ciò che è bello e necessario per una vita che ci dia gioia e speranze, Avalon è la meta dell'uomo che tende al suo piccolo e grande infinito.

Il Viaggio è una parte del percorso di un individuo, di un popolo

A mio avviso è affascinante come il popolo Celtico sia riuscito a mescolare in sana armonia realtà quotidiana e sovrannaturale, come sia riuscito a trovare un buon equilibrio con la natura, prendendo da questa quanto era effettivamente necessario e sempre mostrando un grande rispetto per le forze in essa contenute; la quotidianità dei Celti, così come il loro animismo, sono intrisi d'energia, energia che il cosmo concede e l'uomo non dovrebbe sprecare.

È proprio grazie a questo tipo di atteggiamento che l'invasione da parte dell'esercito di Roma non è riuscita a soppiantare completamente le antiche tradizioni che sono state invece capaci di inglobare il nuovo e di adattarlo all'antico: le tradizioni gaeliche sono sopravvissute sino ai nostri giorni, basta parlare con i bretoni e gli irlandesi per rendersene conto.

 

Adesso è forse opportuno fare un breve excursus sui cinque racconti che compongono Viaggio ad Avalon.

In ognuno dei cinque racconti ci sono riferimenti alla leggenda arturiana, ma non negli aspetti che tutti conosciamo, bensì in quelli sottintesi e poco conosciuti.

Il primo è La Leggenda di Eowin in cui viene raccontato il periodo più arcaico della storia dei Celti, il periodo delle espansioni, della ricerca di nuove terre dove la popolazione in crescita potesse trovare un proprio migliore sostentamento.

Eowin impersona il guerriero e lo spirito bardico della musica, la propensione all'incontro con l'inusuale, ad accogliere ciò che la logica non può comprendere: Eowin il guerriero in cui alberga un cuore di bardo, attraversa il sottile confine che separa il mondo degli uomini da quello delle creature sovrannaturali che popolano le sue foreste come la sua vita di Celta. Attraverso questo personaggio viene enunciata la sacra legge del popolo celtico dove la morte non è che un'illusione dei limitati sensi dell'uomo. Questa dimensione umana è solo uno dei diversi livelli in cui può esprimersi l'essenza vitale che possediamo.

Nella spada di Ruanaid, incontriamo i Tuatha De Danaan che, secondo le leggende, sono il primo popolo che abitò l'Irlanda, popolo magico portatore di grandi conoscenze che ritornano ancora una volta in possesso della Spada della Rinascita, quella che un giorno tornerà ad Avalon nella terra degli uomini sotto il nome di Excalibur.

In questo racconto l'incontro tra il soprannaturale e il quotidiano avviene in piena armonia, come se l'uno fosse la prosecuzione dell'altro, come in effetti era nel popolo celtico e, per la prima volta compare colei che un giorno riconsegnerà Excalibur agli uomini affinché possano riscattare i propri errori, quella che è conosciuta come la Dama del Lago (Viviana).

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Il terzo racconto è intitolato Taliesin: l'Arpa dei Sogni. Taliesin è un personaggio realmente esistito intorno all'ottocento prima di Cristo, un grande bardo e un grande mago. Nella leggenda Taliesin era amico del popolo dei Draghi, custodi del coraggio e della saggezza.

È opportuno sottolineare come il drago abbia rappresentato in tutte le culture orientali e in quelle occidentali, prima dell'avvento della religione cristiana, un simbolo di forza primordiale e di grande saggezza, soltanto più tardi questa creazione della fantasia popolare ha assunto i significati negativi che ancor oggi noi conosciamo.

Anche in questo caso, è l'alleanza fra l'uomo e le forze ancestrali e le energie della natura che permettono l'equilibrio necessario affinché tutte le creature possano sopravvivere.

Nei primi tre racconti compare la figura del bardo, druido e mago, colui che fa da intermediario tra l'uomo e le energie che governano il suo animo è l'Universo in cui vive.

 

Il quarto racconto "SAIDHBHE" prende in considerazione un altro aspetto della vita dei Celti; dopo aver parlato della classe sacerdotale maschile, rappresentata dai druidi o maghi, in questo racconto la protagonista è una rappresentante della classe sacerdotale femminile. Ad esse era attribuito il dono della premonizione e della profezia e, seppure tendessero a vivere in uno stato d'isolamento, frequenti erano i contatti con la classe druidica, soprattutto in occasione di grandi eventi.

Il racconto è ambientato in un periodo storico successivo (rispetto ai precedenti), al tempo delle invasioni vichinghe, popolo che ha radici e cultura ben diverse dai Celti. Si avvicina il tempo in cui nascerà Brian Boru, colui che riuscì a dare all'Irlanda un periodo di unificazione, anche se breve, egli aveva compreso che la grande debolezza del popolo celtico era proprio la sua frammentazione in tribù spesso rivali fra loro.

 

L'ultimo racconto, Viaggio ad Avalon, che da il nome alla raccolta, è ambientato in Aquitania (Francia) al momento dell'invasione da parte degli eserciti di Roma, è la ricerca della libertà di un popolo costretto ad abbandonare le proprie credenze e tradizioni perché l'invasione porta con se nuove culture. Se nella parte più esteriore delle manifestazioni sociali e culturali l'antico viene sconfitto, la parte più profonda e interiore rimane e convive con la nuova. La storia si conclude con l'arrivo dei protagonisti ad Avalon; qui verranno poste le basi di quella che sarà la futura storia dei celti e dell'Irlanda. Ultimo avamposto della cultura gaelica, là dove i romani non giungeranno, là dove un giorno irromperà invece la missione della chiesa di Roma.

Nei racconti troviamo le basi della leggenda di Artù, il Re dei Re e della sua spada, il cui avvento permetterà per l'ultima volta, dopo anni di guerre e rivalità, un periodo di pace ed equilibrio fra popoli diversi.

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e per finire...

Se i libri non esistessero bisognerebbe inventarli. Le informazioni che provengono dalla TV oggi ci bersagliano ci lasciano esausti e incapaci di fruire di una reale comunicazione, impossibile filtrare e analizzare in tempo reale le notizie, sino a poco tempo era usuale sentir dire "È vero, l'ha detto la televisione!". Quanto potere in così poche mani, il libro lo puoi rileggere confrontare con altre fonti e renderti conto, se ne hai voglia, dell'esattezza delle informazioni, anche per questo un libro rappresenta un documento prezioso!

o per citare Jung: Sapere

A certe persone l'individuazione è indispensabile non come necessità terapeutica, ma come ideale, come l'idea del meglio che ognuno può fare. - (Jung ed. it. 1983 P. 222 - Il viaggio come metafora)

o una citazione meno seria ma indicativa della passione per i libri, Roberto Piumini: Se i libri fossero

Se i libri fossero di torrone ne leggerei uno a colazione.

Se un libro fosse di prosciutto a mezzogiorno lo leggerei tutto.

Se i libri fossero di marmellata a merenda darei una ripassata.

Se i libri fossero di frutta candita li sfoglierei leccandomi le dita.

Se un libro fosse di burro e di panna lo leggerei prima della ... nanna

sui libri possiamo dire tante cose: per me, un libro è come un viaggio in un continente sconosciuto, c'è chi si appassiona e chi si lamenta perché c'è troppo sole!

I migliori libri ti assorbono nella loro atmosfera, ti richiamano quando li poggi sulla mensola, richiamano alla tua memoria ricordi ed emozioni dimenticate.

E con questo ho concluso... sperando di non avervi annoiato troppo... con la mia personale e "anomala" presentazione.

Fabio Porcu

Cagliari, 6 Aprile 2003

Leggi la Prima Parte del libro

Citazioni di G. & M.

Sorridere fa bene

Mirafiori: mentre Fassino mi spiega la differenza tra i diritti e le condizioni raggiunte, e che queste quindi possono essere modificate di volta in volta secondo le circostanze, capisco perché la sinistra in Italia non vincerà mai per merito di questi partiti. Veltroni e Bersani: due anime bianche, anche se diverse, che hanno dimenticato per cosa sono stati eletti. Se Veltroni facesse un bel viaggio in Africa o in America... "Il ritorno al Grande Amore mai sopito" anche per un secolo o due: all'Amor non si comanda!

 

Conoscenza e ignoranza forse... Smart or Not smart

Solo chi ha dietro una famiglia molto ricca che gli ha pagato studi e sfizi può dire certe frasi, mentre c'è chi cerca lavoro o lo sta perdendo...

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  • Qualche volta possiamo vedere la bellezza, altre volte possiamo ascoltarla. Quando siamo distratti è come se fossimo ciechi e sordi.

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Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle, non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.

Se uno ha voglia di migliorare se stesso può iniziare anche con piccole cose.

Citazioni sulla Pace

Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

Leggere ascoltare confrontarsi. Pensare: quante fatica!

Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)

La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)

Sezione Racconti Italiani in Bacheca - Ultimo Aggiornamento: 2012-02-06

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NO Al Nucleare No alle Scorie Nucleari in Sardegna

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