Titolo Libro Viaggio ad Avalon Racconto di Maria Lidia Petrulli
Copertina del Racconto
Prefazione del libro
Capitolo I: La Leggenda di Eowin
Altri Racconti
Pietro Chegai Editore

Illustrazione di copertina Ilaria Giolli
Altre illustrazioni presenti nel libro: Monica Favilli, Cecilia Scutti e Elena Marchionni
PREFAZIONE
Dov'è l'entusiasmo rubato agli occhi dei più giovani?
Nuovi miti e leggende viaggiano sulle strade della nostra società, nuovi valori ci accompagnano.
Eppure non siamo più felici, sentiamo di aver perso qualcosa lungo il cammino.
Ecco allora che nasce impellente il bisogno di ritrovarsi, di cercare, di dare corpo a nuovi significati,
di trovare un filo conduttore capace di unire il pianeta su cui viviamo alla vitalità che ha sempre animato
la parte più profonda dell'essere umano.
In quest'ottica nasce questa raccolta di cinque racconti che, a dispetto delle apparenze,
non vogliono essere una sconsolata e momentanea fuga dalla realtà,
bensì la ricerca del canto e della musica più antichi dell'umanità.
Addentriamoci allora nel percorso dei canti celtici, dove le strofe di un'armonia antica circondata dal mistero
si uniscono al potere delle parole.
Questi racconti sono ambientati in un tempo lontano ma non fantastico, se non per i miti
e le leggende nate in quel preciso periodo storico, all'epoca dei Celti,
popolazione di origine indo-europea che si stanziò prima lungo le coste del Portogallo, quindi in Bretagna, Irlanda,
Scozia e altre regioni dell'attuale Inghilterra, oltre che lungo l'arco alpino italiano.
I racconti prendono spunto da leggende ben conosciute, quali quella di Artù,
del mago Merlino e della mitica Isola di Avalon, ma non si fermano qui, andando a cercare,
in quel popolo antico e ricco di immaginazione che furono i Celti, le origini più antiche di tali leggende,
dai mitici Tuatha De Dannan ai quattro draghi custodi degli elementi e trovando fra essi un filo conduttore capace di far luce
su ciò che le leggende stesse danno per scontato e quindi conferendo loro maggiore corpo e veridicità.
In questo consiste essenzialmente l'originalità dell'autrice:
ha scelto di andare oltre il banalmente conosciuto e cercare le origini di un mito che, a dispetto dei secoli,
è giunto sino a noi intatto nel suo fascino e nel suo significato, senza tralasciare i colpi di scena e l'azione,
piacevoli e accattivanti perché proposti all'interno di una solida struttura del racconto,
dove lo spessore psicologico dei personaggi attira l'attenzione anche dei lettori non appassionati del genere fantasy.
Credo che sia giusto spendere alcune parole sui Celti, popolo che creò una cultura originale,
sebbene essenzialmente orale, popolo guerriero ma legato alla terra e al mare, l'unico forse,
insieme agli Indiani d'America, ad aver avuto la capacità di creare un complesso sistema di rituali che,
ai nostri occhi di uomini moderni, appaiono come il simbolo stesso della magia.
Quel poco che si conosce sulle usanze dei Celti, è quella continuità esistente fra il divino e il terreno
che non troviamo in nessun'altra popolazione occidentale, il rispetto per la natura da cui traevano il proprio sostentamento
e per tale motivo ritenuta sacra, rispettata, nel tentativo di vivere in equilibrio, in armonia con essa.
Certamente, noi uomini del terzo secolo, non possiamo fregiarci di questo tipo di predisposizione o di ricerca,
basti pensare ai pericoli che incombono sul nostro pianeta a causa della sconsideratezza del nostro sistema economico
e della diseducazione a tutto quel che è bene pubblico, vale a dire di tutti noi.
Lo stemma per antonomasia dei Celti è la trischel,
simbolo dell'unione fra gli elementi, ciò che abbiamo perduto e che ci viene proposto dall'autrice
attraverso racconti scritti sulla scia delle ballate bardiche,
il cui compito era quello di trasmettere oralmente gli eventi e la storia degli eroi dei vari clan,
ballate che di solito erano accompagnate dal suono dell'arpa.
Entriamo dunque insieme al bardo, il cantore, nella casa di un Capo Clan celtico e sediamo intorno al grande tavolo di legno;
quando le semplici portate di carne e dolci a base di frutta secca e miele avranno saziato il nostro palato,
alla luce del focolare e in religioso silenzio, ascolteremo le note e le parole che, il bardo ospite quella notte del villaggio,
vorrà cantare per noi in compenso del cibo e del tetto che gli sono stati offerti.
La musica dolce del suo piccolo strumento e le note della sua voce, sapiente di mille storie ed eroi,
ci farà rivivere la storia di un popolo che scelse di condurre la propria vita in pace con gli alberi e le acque,
coi suoi dei e con tutto ciò che ci sta intorno, allora come oggi.
La profonda e semplice armonia che ritorna a noi da un tempo antico e prezioso, come il mare da cui traiamo origine.
Fabio Porcu
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Pagina tratta dal primo racconto del libro "Viaggio ad Avalon" di Maria Lidia Petrulli
LA LEGGENDA DI EOWIN
Eowin se ne stava immobile sulla falesia devastata dalla furia dell'oceano.
Le onde spumeggianti si frangevano con grande fragore, come se forze misteriose,
imprigionate sotto la superficie dell'acqua, ruggissero ferocemente per infrangere le mura della loro prigione
e schizzi rabbiosi giungevano a lambire la sua figura immobile.
Alle sue spalle, la brughiera ondeggiava selvaggiamente sotto la sferza del vento del nord,
emettendo gridi e sussurri di inutile protesta.
In quel momento, nient'altro oltre alla furia degli elementi aveva importanza in quell'universo sconvolto,
le onde che si abbattevano alte con un grido di guerra sulle rocce impavide e i colori rosati del mattino autunnale.
Eowin, i lunghi capelli corvini scarmigliati dal vento, respirava l'aria salmastra,
inebriandosi di quel profumo dolciastro come una coppa di sidro.
Al suo fianco, Asturian, il bianco destriero, immobile fiutava il vento
mentre con l'ispida criniera sferzava il viso del suo padrone.
Il suo corpo agile e snello faceva pensare a lunghe, sfrenate cavalcate che nessun vento,
nessuna bufera, avrebbero potuto ostacolare.
Eowin era ancora immerso nella contemplazione della furia che lo circondava quando, senza apparente motivo,
dalle sue labbra scaturirono spontanee parole di un'antica canzone, una canzone che parlava di una creatura fatata, una donna:
Io sono nata sul mare,
laggiù,
molto lontano fra le nebbie.
Il vento che soffia dal largo
ha portato le mie prime grida.
Il soffio della tempesta
ha disperso i miei primi gemiti.
Eowin volse di scatto il capo verso l'immensa distesa che si stendeva alle sue spalle.
La sua mano corse istintiva all'elsa della spada che cingeva al fianco,
come se quella non fosse la propria voce, bensì la voce di un altro.
Erano parole di bardo quelle che gli erano affiorate alle labbra mentre lui era un guerriero,
la musica era dono di menti poetiche, non di chi ha nel cuore la lotta e la guerra!
Eppure, un vago senso di disagio seguitò a tormentarlo poiché fra i giunchi pareva sibilare
una sorta di dolce armonia.
- Uno scherzo del vento. - Mormorò fra sé, e si costrinse a rivolgere la propria attenzione
verso il lontano orizzonte da cui, un giorno, sarebbero tornate le imbarcazioni salpate prima dell'estate per cercare
nuove terre da conquistare, nuova gente con cui commerciare.
Eowin sentì...
Si ringrazia la casa editrice Pietro Chegai Editore S.r.l. - Viale Mazzini 18 - 50132 Firenze
- Sito:www.chegaieditore.it per la cortesia e per aver dato l'autorizzazione alla pubblicazione delle informazioni presenti in questa pagina.
Per ulteriori informazioni e-mail:info@chegaieditore.it
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Presentazione a Cagliari del libro di M.Lidia Petrulli «Viaggio ad Avalon»
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Racconti in Bacheca Gennaio 2003
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