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Racconti Viaggio ad Avalon - Maria Lidia Petrulli

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IL PIANETA DEI GHIACCI di Maria Lidia Petrulli

FonteSarda Disegno Copertina il Pianeta dei Ghiacci

Disegno FonteSarda Copertina Il Pianeta dei Ghiacci

 

MARIA LIDIA PETRULLI con questo breve racconto fantasy di limpido mistero e ricco di vita ci conduce, con capacità e intensità, attraverso un percorso che ha del magico e del vero sapientemente dosati. Molti, lungo le spirali della vita, perdono la strada, alcuni la ritrovano.

L'autrice è nata a Roma nel 1957, laureata in medicina vive a Cagliari dove si occupa di psichiatria e psicologia.

 

(i lettori)

...Un fantastico viaggio fra le stelle? Il racconto di un'esperienza tra popoli diversi? Un ritorno alla magica armonia.

 

CAPITOLO I

 

Attraverso la cupola trasparente dello spazio-porto terrestre, si vedevano i palazzi della Città dei Ghiacci scintillare alla luce del giorno; il grande oblò sulla volta era aperto, permettendo allo sguardo di varcare i confini di quel mondo finito per conquistare un frammento di spazio, così azzurro su quel pianeta ghiacciato.

Al centro dello spazio-porto era sospeso un grande prisma lavorato in modo perfetto, in modo che ciascuna della sua miriade di facce potesse catturare il più piccolo raggio di luce.

Ma il cuore del prisma si accendeva di notte. Costituito da materiale organico originario del pianeta, dopo il tramonto del sole diventava come una cosa viva che si infiammava con una bizzarria di colori; questi si riversavano sulla lunga teoria di vicoli e costruzioni dello spazio-porto attraverso le facce del prisma, creando nell'insieme l'illusione di un mondo fatato e mutevole.

All'alba la magia scompariva e lo spazio-porto ripiombava nella luce razionale e lattiginosa di tutte le stazioni terrestri.

 

Darius l'aveva incontrata durante quelle ore fatate, al ritorno da una missione fra le montagne di Onion, il Pianeta dei Ghiacci.

Una sera si era attardato al computer della Stazione Centrale per inoltrare alcune richieste circa il tipo di equipaggiamento indispensabile per le esplorazioni su quel mondo difficile. Onion era un pianeta gelido e la sopravvivenza di un terrestre, soprattutto nelle zone più impervie, era legata alle capacità di isolamento e di autoproduzione termica delle tute da esplorazione.

Quand'ebbe finito di spiegare le proprie richieste era già buio e la rassicurante luce del giorno, insieme a quella lattiginosa e fredda del sistema elettrico di illuminazione terrestre, erano scomparse e, al loro posto regnava una fantasmagoria di colori: quei dannati oniani! Avevano permesso la costruzione della Base solo a patto di inserirvi quell'orribile prisma in cui avevano racchiuso la loro stregoneria.

I terrestri non apprezzavano quella luce, li metteva a disagio.

Anche Darius lo era quella notte. La Base era deserta e lui percorreva a lunghi passi i corridoi che lo separavano dal suo alloggio.

L'aveva vista allora.

Una piccola, esile donna oniana, vestita coi suoi abiti fluorescenti e le ciocche d'argento dei suoi capelli sfuggite al cappuccio calato sulla fronte.

Un'immagine fugace.

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Su Onion non crescevano fiori. I veri fiori di quella terra gelata erano queste donne, belle come visioni, schive come bestiole notturne e che potevi casualmente incontrare solo di notte, quando ogni altro essere dormiva.

Strana gente, gli oniani. Si animavano alla luce della stessa materia viva che formava anche il prisma, prendevano vita al tramonto del sole per immergersi in misteriose faccende di cui ai terrestri, ospiti mal tollerati, non era concesso sapere.

Quando lo vide, la donna oniana si immobilizzò come fosse stata colta di sorpresa, e Darius ne rimase così affascinato da restare immobile ancora a lungo dopo che lei fu scomparsa: nell'aria era rimasta una fragranza particolare e indefinibile.

Alla luce della magia di Onion, Darius aveva cercato la piccola donna attraverso i cunicoli della Base Terrestre e fuori di essa, nel freddo polare della Città dei Ghiacci, ma in modo istintivo e automatico, senza neanche rendersene conto. Aveva vagabondato fra i palazzi di ghiaccio, fra figure schive che si appiattivano lungo i muri per evitarlo, sorprese a loro volta dall'insolita intrusione.

Darius aveva inseguito un profumo, un aroma che una volta impresso non poteva essere dimenticato né confuso.

D'un tratto qualcosa si era mossa dietro un angolo oscuro e la donna oniana era ricomparsa e lo fissava con grandi occhi grigio-perla; questa volta sul suo viso non c'era sorpresa, ma una fierezza che faceva pensare ad una regina nel suo castello, almeno così la immaginò Darius.

Era stato il loro primo incontro, casuale e fulminante come una freccia degli dei dell'antica mitologia terrestre, un vero dono della fortuna.

Darius e la donna oniana si erano incontrati altre volte.

Si erano cercati nelle ombre di quelle ore insolite, lungo i corridoi silenziosi della Base come negli stretti vicoli della città, avvertendo il calore intenso dei loro corpi stretti nell'abbraccio delle notti gelide.

Si erano amati.

Elionor era andata a vivere con lui, nel suo appartamento all'interno della Base terrestre.

Erano stati i mesi più belli della sua vita. Elionor divideva con lui le sue giornate e le sue notti, camminava al suo fianco alla luce del sole inventando per lui magie e illusioni che creavano ogni giorno una realtà e dimensioni sempre diverse.

Ma dopo il tramonto, Elionor si allontanava, sgusciando alla luce di quello strano cuore pulsante. Scompariva verso luoghi a lui sconosciuti e che non poté mai conoscere, per tornare da Darius al mattino.

Erano trascorsi alcuni mesi durante i quali Darius si era reso conto che la sua donna aliena si indeboliva progressivamente. Elionor era sempre più stanca, finché fu troppo spossata anche per uscire di notte alla luce del mistero di Onion. Anche le sue magie avevano perso il loro potere e il suo sorriso dolce, la luce del suo corpo sottile, divenivano sempre più flebili. Elionor era malata, Elionor stava morendo.

La vita nella Base terrestre bloccava i suoi flussi vitali, forse quella materia pulsante, il mistero di Onion, era la fonte della sua energia e quella esistente nella Base non le era sufficiente.

Ma lei voleva restare. Elionor lo amava, non le importava di morire.

Anche Darius la amava, non aveva conosciuto altra gioia nella sua vita che quei quattro mesi trascorsi con quella magica creatura al suo fianco, ma non avrebbe permesso che lei morisse, a qualsiasi costo.

Così l'aveva abbandonata. Le aveva detto che non gli piaceva più emaciata com'era, l'aveva lasciata sola, non era rientrato nel suo alloggio per diversi giorni, era andato con una delle tante donne terrestri della Base e aveva fatto in modo che lei sapesse.

Quando tornò, lei non era più lì.

Darius l'aveva sperato, voleva che lei se ne andasse e che riprendesse a vivere, prima che fosse troppo tardi, eppure aveva pianto.

 

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Data: 2000 - Aggiornamento Racconti 2007-04-02

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Citazioni di G. & M.

Sorridere fa bene

Mirafiori: mentre Fassino mi spiega la differenza tra i diritti e le condizioni raggiunte, e che queste quindi possono essere modificate di volta in volta secondo le circostanze, capisco perché la sinistra in Italia non vincerà mai per merito di questi partiti. Veltroni e Bersani: due anime bianche, anche se diverse, che hanno dimenticato per cosa sono stati eletti. Se Veltroni facesse un bel viaggio in Africa o in America... "Il ritorno al Grande Amore mai sopito" anche per un secolo o due: all'Amor non si comanda!

 

Conoscenza e ignoranza forse... Smart or Not smart

Solo chi ha dietro una famiglia molto ricca che gli ha pagato studi e sfizi può dire certe frasi, mentre c'è chi cerca lavoro o lo sta perdendo...

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Se uno ha voglia di migliorare se stesso può iniziare anche con piccole cose.

Citazioni sulla Pace

Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

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Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)

La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)

Sezione Racconti Italiani in Bacheca - Ultimo Aggiornamento: 2012-02-06

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