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Racconti Viaggio ad Avalon - Maria Lidia Petrulli

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I VIAGGIATORI DELLA SPECCHIO di Maria Lidia Petrulli

 

FonteSarda.it

 

Nel corso della cerimonia di premiazione del XIII° Premio Internazionale "Courmayeur" per Racconti Inediti di LETTERATURA FANTASTICA che si è svolta a Courmayeur, sono stati resi pubblici i risultati della edizione 2000.

Segnalati dalla Giuria: SEZIONE FANTASY

LA LEGGENDA DI EOWIN

Maria Lidia Petrulli (Quartu Sant'Elena - Cagliari)

 

"VIAGGIATORI DELLO SPECCHIO" di Maria Lidia Petrulli

L'acqua fangosa delle pozzanghere schizzava sui pantaloni e sulle gambe di Jean e Nicole mentre la bufera imperversava.

- Corri! Sono inzuppato sino all'osso!

L'uomo sentì una risatina alle sue spalle. Possibile che quella ragazza riuscisse a trovare il lato comico in ogni cosa?

- Vorrei vedere te coi tacchetti e la gonna attillata! Perché te la prendi tanto? Abbiamo trascorso una serata noiosissima e questa potrebbe essere una bella variante sul tema: acquazzone di fine estate coglie di sorpresa due giovani di ritorno da un party; la macchina è in panne e i due sono stati ricoverati d'urgenza per broncopolmonite! Un bel titolo per una prima pagina!

Jean non poté fare a meno di sorridere: - Muoviti! Cerchiamo un riparo o finiremo davvero sul giornale di domani.

La strada era buia, la bufera aveva fatto saltare la corrente elettrica. Jean pensò che quel posto aveva l'aria di essere completamente disabitato e ciò lo mise a disagio, non ricordava di aver mai visto quel luogo.

- Non mi sembra che siamo passati da qui andando alla festa! Forse abbiamo sbagliato strada!

Al solito, non v'era traccia di paura nella voce di Nicole e ciò lo confortava: almeno non doveva affrontare l'attacco isterico di una donna spaventata!

- Neanche io! – rispose semplicemente.

Stanchi di correre, continuarono a camminare nel buio sempre più fitto, non una macchina che venisse a turbare quel silenzio irreale.

D'un tratto Jean tirò un sospiro di sollievo, oltre il muro di pioggia, non molto lontano, gli era sembrato di vedere una luce fioca.

- Nicole! La vedi anche tu quella luce, laggiù?

La donna armeggiò con qualcosa sotto la giacca, sbuffò e, finalmente, fece emergere un paio d'occhiali che si piazzò sul naso: - Maledizione! Sono bagnati! Si, mi pare di vedere una luce; che si tratti di una taverna o di un grandhotel, speriamo che ci facciano entrare, affrettiamoci!

Jean e Nicole si presero per mano e corsero in direzione della luce.

Era un bistròt, un vecchio casolare isolato la cui luce fioca spiccava nella notte di quel luogo deserto.

Attraverso la porta a vetri si vedevano i tavoli di legno su cui erano state disposte delle candele; la loro luce tremula dava al locale l'atmosfera di un ambiente d'altri tempi. I due entrarono, felici di aver trovato un riparo.

Non c'erano altri clienti a parte loro; quella sera nessuno aveva cercato là dentro il conforto di un amico o di un bicchiere di vino.

Nicole si lasciò cadere automaticamente su una sedia, davanti ad un tavolino sistemato in un angolo appartato, Jean si avvicinò al bancone dove una ragazza bionda, lo sguardo sognante, se ne stava appollaiata su una specie di trespolo.

- Due birre, per favore, chiare, se è possibile.

La ragazza si strappò dal suo sogno e scese dal trespolo.

- Vada a sedersi, gliele porto io al tavolo.

Jean raggiunse Nicole. Si sedette esausto pensando al boccale di birra che presto gli avrebbe rinfrancato lo spirito. Ne aveva abbastanza della pioggia, della macchina in panne e del fatto che non sapeva neanche dove si trovavano, desiderava solo stendersi e dormire; l'indomani, avrebbe pensato al da farsi.

L'uomo vagliò anche la possibilità di chiedere alla ragazza se c'erano delle camere dove passare quella notte infernale.

- Jean!

- Cosa c'è, Nicole! Sono stanco morto, non ho voglia di…

- Vieni a vedere, Jean!

Rassegnato, Jean si alzò maledicendo fra sé la curiosità delle donne.

Nicole era in piedi in un angolo a contemplare uno specchio ovale, impreziosito da una bella cornice di legno intarsiato e incastonato in una parete.

Era talmente grande che ci si poteva specchiare per intero.

- Non ti sembra strano? – chiese lei.

- Mi stai chiedendo se trovo strano che, dopo una giornata come questa, tu ti diletti a specchiarti come una nobildonna che deve incipriarsi il naso? Sì, amore mio, mi sembra strano e non capisco neanche che gusto tu possa trovare nel contemplare i tuoi bei capelli appiccicati sulla faccia e i vestiti che andrebbero strizzati!

Nicole si volse verso di lui con aria rassegnata, sospirò e gli rispose: - Guarda meglio!

Jean fece come lei gli chiedeva.

- Lo specchio riflette le nostre immagini ma non quella dell'ambiente che ci circonda… nemmeno la luce delle candele…

Jean, dimentico della propria stanchezza, si avvicinò alle due immagini riflesse nello specchio; non v'era dubbio sulla loro identità, le facce stravolte erano una prova sufficiente, ma…

Istintivamente l'uomo protese la mano verso la superficie dello specchio e, quando la sua mano incontrò quella del suo riflesso, ebbe la sensazione di poter andare oltre, di poter entrare nello specchio e raggiungere le immagini riflesse.

Un vortice che lo risucchiava verso quella strana cosa lo colse di sorpresa e Jean, preso dallo sgomento, cercò di trarsi indietro, ma la forza misteriosa lo avviluppò trascinandolo nello specchio.

L'urlo gli si bloccò in gola mentre lui si sentiva soffocare e riusciva a mormorare soltanto: - Nicole!

Lei lo vide sprofondare nello specchio che, adesso, appariva come una materia luminosa trapuntata di stelle; senza pensare, fece appena in tempo ad afferrare un lembo del soprabito di Jean prima che scomparisse del tutto, e anche lei si sentì risucchiare nel vortice scomparendo oltre lo specchio.

Jean e Nicole si trovarono catapultati su di un prato; era notte e in cielo brillava una splendida luna piena, l'aria era tiepida e non v'era traccia di pioggia.

Jean balzò in piedi nonostante le vertigini e si precipitò verso la finestra fiocamente illuminata di una specie di muro che ostruiva il passaggio. Attraverso i vetri vide la ragazza del bistròt avvicinarsi al tavolo reggendo fra le mani un vassoio con due birre e una ciotola di olive e salatini. La vide mentre li cercava con gli occhi, stupita di non trovare nessuno; la seguì con lo sguardo mentre lei tornava dietro il bancone scuotendo il capo e borbottando qualcosa.

Quindi la osservò mentre si appollaiava nuovamente sul trespolo e tornava ad immergersi nel suo sogno.

Jean batté coi pugni sui vetri ma non ottenne risposta, infine l'immagine svanì e la luce si spense.

Disorientato, Jean raggiunse Nicole e, insieme, si guardarono intorno stupefatti: un prato punteggiato di fiori si stendeva ai loro occhi risalendo verso una collinetta poco lontana da cui proveniva una luce più intensa.

Nicole si appoggiò contro di lui cingendogli la vita con un braccio.

- Cos'è accaduto? – azzardò lui.

Lei non rispose; sembrò raccogliere per un attimo le idee, lo fissò dritto negli occhi e infine iniziò a ridere: una risata sincera, piena d'allegria e contagiosa.

- Avrebbe mai creduto di poter essere un Viaggiatore dello Specchio, Messere? – esclamò lei prendendolo per mano e cominciando un girotondo.

- Certamente! Ed ora siamo su un altro pianeta, non desideravi forse incontrare gli extraterrestri?

Si asciugarono gli occhi bagnati per le risate e si guardarono nuovamente intorno.

- Andiamo verso quella collina? – chiese Nicole – Dove c'è luce c'è anche qualcuno, di solito!

- Si, magari gli alieni di un'astronave! – e Jean riprese a ridere. Quindi cercò di fare chiarezza nella mente annebbiata e il suo sguardo si soffermò su qualcosa che prima non aveva notato.

- Aspetta, c'è una casa, guardiamo se c'è qualcuno!

Il muro con la finestra attraverso la quale Jean aveva visto, per un attimo, il locale con lo specchio che li aveva catapultati in quello strano luogo, faceva parte di una casa.

Era piuttosto piccola e dalle finestre buie non proveniva alcun rumore; vi girarono più volte intorno ma per quanto cercassero non trovarono porte.

Nicole sbirciò attraverso le vetrate oscure e bussò.

- Che fai?

- Busso!

- Non essere ridicola! Chi speri di trovare, un fantasma?

Jean non aveva finito di parlare che una finestra si aprì e una anziana donna dallo sguardo assonnato e una cuffia di pizzo sulla testa, si affacciò.

Nessuno dei due osò dire una parola.

La donna guardò prima l'uno e poi l'altra, quindi rientrò lasciando i vetri aperti e si riaffacciò poco dopo. Fece loro cenno di avvicinarsi e a ciascuno mise intorno al collo un cordoncino di cuoio con appeso un ciondolo: - Benvenuti! Ecco la Croce del Sud, e questo è l'altro volto del reale!

Jean e Nicole rimasero di stucco.

- Benvenuti, dove? – sussurrò Jean, ma la donna era già scomparsa e la finestra nuovamente chiusa e buia.

Nicole lo guardò e alzò le spalle: - Andiamo?

- Andiamo!

I due si mossero nella notte dirigendosi verso la collina.

Il terreno era soffice come un tappeto e il pendio saliva dolcemente, d'un tratto Nicole si chinò, si tolse le scarpe e le gettò lontano.

- Che fai? – le chiese Jean sorpreso dal modo di fare della compagna.

- Mi danno fastidio, non sono adatte per camminare sui prati, e poi che me ne faccio qui dei tacchetti a spillo?

- Parli come se dovessimo restare in questo posto per sempre!

- Tu puoi dire che non sarà così?

L'uomo pensò che neanche quell'avventura riusciva a disorientarla, Nicole si comportava come se ogni cosa fosse normale!

- Sai che ti dico? – esclamò.

- No!

- Non sei un'extraterrestre!

- No? E allora che sarei?

- Una viaggiatrice dello specchio!

- Bello, mi piace, noi due siamo i viaggiatori dello specchio e con questo nome saremo conosciuti!

- Nel manuale di quotidiana follia?

- No, nella guida intergalattica dell'altro volto del reale.

Jean non poté fare a meno di ridere.

Nel frattempo avevano raggiunto la cima della collina. Poco più in basso si stendeva un villaggio; anche da lassù si potevano vedere la strada illuminata e una piazza gremita di gente e folle di bambini che giocavano. Ne potevano udire chiaramente gli allegri schiamazzi.

Jean e Nicole si avviarono in quella direzione.

La strada era agevole e attraversava un bosco che, per un poco, nascose il villaggio alla loro vista, quando riemersero, la piazza era deserta e le imposte delle finestre chiuse: non v'era rumore alcuno.

I due si guardarono senza capire ma non proferirono parola, si aggirarono invece per la piazza, sotto i lampioni ancora accesi.

- Incredibile! – borbottò fra sé Nicole sedendosi su una panchina.

Jean si spostò verso il centro della piazza dove si trovava una splendida fontana, non v'erano zampilli e l'acqua della vasca era immobile come uno specchio.

L'uomo cercò la propria immagine riflessa, riconobbe la Croce del Sud che portava al collo ma non il viso che lo scrutava dal fondo della vasca.

Nicole gli si era avvicinata e a sua volta guardava se stessa nell'acqua.

- Anche tu mi vedi così? Le bisbigliò piano.

Lei annuì senza rispondere, lo sguardo fisso nella fontana.

- Neanche tu ti riconosci, vero? – era una domanda puramente retorica, Jean conosceva già la risposta.

Nicole annuì nuovamente.

Jean protese la mano per immergerla nell'acqua e sconvolgere quell'immagine a lui sconosciuta; una voce infantile lo fermò.

- Non lo faccia, signore!

Un bambino di circa dieci anni, le gote paffute e la fossetta sul mento. Era sbucato da chissà dove.

- Perché?

- Perché quella è la sua vera faccia, signore! Quella con cui lei è conosciuto qui, l'altro volto del reale. Al di fuori della sua mente, là dove non esistono maschere e specchi, questo è il volto con cui lei è conosciuto dalle altre persone, nel corpo e nell'anima… Benvenuti, signori!

Maria Lidia Petrulli, Quartu S. Elena (CA).

Racconti in Bacheca

Data: 2000 - Aggiornamento Racconti 2007-04-02

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Mirafiori: mentre Fassino mi spiega la differenza tra i diritti e le condizioni raggiunte, e che queste quindi possono essere modificate di volta in volta secondo le circostanze, capisco perché la sinistra in Italia non vincerà mai per merito di questi partiti. Veltroni e Bersani: due anime bianche, anche se diverse, che hanno dimenticato per cosa sono stati eletti. Se Veltroni facesse un bel viaggio in Africa o in America... "Il ritorno al Grande Amore mai sopito" anche per un secolo o due: all'Amor non si comanda!

 

Conoscenza e ignoranza forse... Smart or Not smart

Solo chi ha dietro una famiglia molto ricca che gli ha pagato studi e sfizi può dire certe frasi, mentre c'è chi cerca lavoro o lo sta perdendo...

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Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle, non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.

Se uno ha voglia di migliorare se stesso può iniziare anche con piccole cose.

Citazioni sulla Pace

Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

Leggere ascoltare confrontarsi. Pensare: quante fatica!

Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)

La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)

Sezione Racconti Italiani in Bacheca - Ultimo Aggiornamento: 2012-02-06

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