Note informative e riflessioni su Action PIPA che SOPA - 2012-01
Notizie e Informazione Gratuita - Un altro tentativo di proteggere le Grandi Aziende
e lasciare i siti non-profit o con un budget ridotto e i fruitori o consumatori senza tutele sufficienti?
Il PROTECT IP Act (forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act of 2011),
chiamato anche PIPA, è una proposta di legge statunitense che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti
per limitare l'accesso "ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti"
("rogue websites dedicated to infringing or counterfeit goods"),
in particolare quelli registrati al di fuori del territorio statunitense.
La proposta di legge introduce nuove fattispecie di reato nel campo della distribuzione di copie digitali,
merci contraffatte o aggiramento di tecnologie DRM e definisce "Sito web dedicato ad attività pirata" quel sito che, secondo l'art. 7 sezione 2 e capoversi,
"non abbia altro scopo che quello di: perpetrare, facilitare o favorire la riproduzione, distribuzione o pubblica esecuzione di un'opera protetta
da diritti in qualunque forma, in violazione del titolo 17, sezione 501 della raccolta delle leggi federali; violare la sezione 1201 del citato titolo 17;
vendere, distribuire o promuovere beni, merci e servizi contraffatti così come definiti nella sezione 34(d) del Lanham Act".
Il progetto di legge non si propone di modificare le norme relative alla tutela dei marchi o al diritto d'autore, cerca dunque di perseguire altri obiettivi.
La proposta di legge si prefigge di "potenziare gli strumenti contro siti web registrati e operanti all'estero"
e autorizza il dipartimento di giustizia americano a emettere un'ordinanza contro siti web trovati in violazione,
anche in caso non si sia individuato un loro responsabile.
La proposta di legge prevede che l'Attorney general notifichi il provvedimento all'accusato.
Una volta emessa l'ordinanza, questa può essere usata per costringere intermediari quali: operatori di transazioni finanziarie (Paypal, Visa, etc.),
fornitori di circuiti pubblicitari e motori di ricerca, fornitori di accesso internet (ISP)
a interrompere i servizi verso i siti in violazione e rimuovere i link verso di essi.
Nel PIPA è espressamente previsto che i motori di ricerca "rimuovano o disabilitino l'accesso al sito internet associato al nome a dominio indicato dall'ordinanza oppure rimuovano i link ai suddetti siti internet".
Tra gli intermediari individuati figurano anche i gestori dei sistemi DNS ai quali dovrebbe essere ordinato di prendere le misure atte a prevenire
che un dominio internet sia risolto nel suo indirizzo IP (filtraggio del DNS).
Panorama della situazione
- 1) Le leggi esistenti tutelano in modo significativo la proprietà intellettuale e i prodotti, mentre i consumatori non sono ancora abbastanza tutelati.
- 2) Questa proposta di legge, che proviene da uno stato democratico come gli Stati Uniti si prefigge di eliminare gli accessi ai siti che a giudizio di "qualcuno"
non ben precisato sono chiamati "siti canaglia", questa operazione riguarda anche i siti che non si trovano nel territorio americano;
è senza dubbio vero che attraverso Internet la dislocazione dell'azienda o del sito sono quanto meno aleatori,
ma questo è quanto hanno voluto in passato le grandi aziende per vari motivi.
- 3) Tutti indistintamente hanno spinto e spingono per una maggiore penetrazione di Internet e del commercio OnLine,
è infatti uno strumento che consente a costi ridotti di vendere e offrire prodotti e servizi in tutto il mondo,
fa parte della tanto invocata "Globalizzazione", con la quale volenti o nolenti dobbiamo fare i conti.
- 4) Moltissime grandi aziende, i cui prodotti oggi sono usati da milioni di persone hanno preso del codice libero
(a patto che fosse reso disponibile nella medesima forma: open source) e l'hanno utilizzato per creare nuove applicazioni,
alcune volte rispettando le clausole ma molte altre volte dimenticandosi completamente di rispettare le regole all'interno delle quali poteva usare quel codice.
Riflessioni
Allora perché nasce questa proposta? Alcuni risponderanno che è giusto tutelare gli investimenti fatti dalle aziende per creare i prodotti,
ma di fatto queste tutele esistono già, se poi lo stuolo di avvocati pagati dalle grandi aziende riescono a farsi pagare forse più di quanto fosse in ballo,
questa è un'altra storia. Ricordiamo tutti come è andata a finire la lite tra la Apple e Microsoft dopo decenni di battaglie legali:
si sono accordate, cosa che avrebbero potuto fare molti anni prima senza spendere milioni di dollari.
Il problema nasce quando una grande azienda decide di fare causa a una impresa piccola a un singolo individuo,
l'esito è scontato perché nei tribunali vince chi ha gli avvocati "migliori" e non chi è dalla parte della ragione.
Se qualcuno ha interesse a tutelare qualcosa di importante e vitale per l'insieme della società e dell'economia dei paesi
potrebbe pensare a come risolvere o diminuire questa disparità e truffa continua perpetrata ai danni di tutti i cittadini del mondo.
Guardando dall'esterno, anche se tutti siamo coinvolti, verrebbe da pensare all'ennesimo tentativo di ridurre e comprimere la libertà;
è vero che a pensar male si fa peccato, ma è anche vero che spesso si indovina. Meditate gente, meditate,
e soprattutto informatevi su quanto accade vicino e lontano a voi perché le distanze si fanno sempre più brevi
e un giorno potreste trovarvi a essere accusati di una cosa che non avete fatto.
La validità di una legge si misura dalla sua equità guardando l'eventuale impatto da entrambe le parti e non solo dalla parte di chi ha molti mezzi per risolvere i problemi.
Sostenitori
Questa proposta di legge ha avuto l'appoggio bipartisan di alcuni senatori democratici e repubblicani,
è sostenuta anche da un cartello di titolari di marchi come Nike, L'Oréal, Rosetta Stone, Pfizer, Ford, Revlon, Sony
e da molti titolari di proprietà intellettuali nel campo dell'intrattenimento come Motion Picture Association of America (MPAA),
Recording Industry Association of America (RIAA), the American Federation of Musicians, the American Federation of Television and Radio Artists,
Macmillan Publishers, Copyright Alliance.
Molte persone ricordano ancora i fatti in cui sono state coinvolte in passato aziende come la Nike e la Sony per citarne solo alcune,
per non parlare delle aziende che brevettano piante esistenti in natura;
se questo non bastasse potrete sempre leggere le note informative su queste pagine.
Oppositori e voci critiche
Il senatore Ron Wyden si è pubblicamente opposto al PIPA e ne ha sospeso l'iter nel maggio 2011,
esprimendo gravi perplessità su possibili danni alla libertà di espressione, innovazione e integrità nel funzionamento di Internet.
A quelle di Wyden hanno fatto seguito ulteriori critiche e nuove proposte, come l'OPEN Act, da parte di altri politici.
Al di fuori del campo parlamentare molti sono gli oppositori del PIPA: società che svolgono affari o forniscono servizi su Internet.
Tra le aziende più rappresentative figurano Mozilla Corporation, ramo commerciale di Mozilla Foundation, Facebook, Yahoo!, eBay,
American Express, reddit, Google. Le critiche provengono anche da importanti imprenditori di Web company come Reid Hoffman di LinkedIn,
il cofondatore di Twitter Evan Williams e il cofondatore di Foursquare Dennis Crowley.
Nell'elenco dei soggetti sensibili alla limitazione della libertà d'espressione, citando solo alcuni dei più importanti,
figurano la Electronic Frontier Foundation, Wikipedia, Reporter Senza Frontiere e Human Rights Watch.
Le critiche mosse al PIPA sono sostanzialmente simili a quelle espresse contro l'analogo progetto presentato alla Camera dei Rappresentanti,
lo Stop Online Piracy Act, conosciuto anche come SOPA.
Il voto sulla proposta proposta di legge dovrebbe avvenire in data 24 Gennaio 2012.
SOPA (Stop Online Piracy Act)
La proposta di legge è stata presentata il 26 ottobre 2011 alla Camera dei rappresentanti statunitense
dal deputato repubblicano Lamar S. Smith e da un gruppo di 12 sostenitori,
anche se in seguito si sono aggiunti altri sostenitori sia tra i repubblicani che tra i democratici.
Questo disegno di legge stabilisce anche un processo in due fasi per i titolari di diritti di proprietà intellettuale,
al fine di garantire loro un risarcimento per i danni eventualmente arrecati da un sito con la violazione del copyright.
Il titolare dei diritti deve prima informare, per iscritto, i servizi di pagamento e i circuiti pubblicitari di cui si serve il sito;
questi, una volta inoltrata la notifica devono sospendere i servizi a quel sito,
a meno che il sito non fornisca una sorta di contro-notifica per spiegare perché non sia in violazione.
Il titolare dei diritti inoltre può citare in giudizio il gestore del sito per ottenere delle misure cautelative
oppure se i servizi di pagamento o i circuiti pubblicitari non applicano la sospensione del servizio in assenza di una contro-notifica.
Il provvedimento prevede anche l'immunità dalla responsabilità per servizi di pagamento
e circuiti pubblicitari che si conformino a questa legge o che intraprendano un'azione volontaria per rescindere i loro legami con tali siti.
Ogni detentore di copyright che consapevolmente calunniasse un sito web, accusandolo falsamente di aver violato il copyright,
sarebbe responsabile per i danni.
Questa potrebbe anche essere una misura, in stile britannico sulla responsabilità e uguaglianza o equità rispetto alla legge,
ma anche qui vale il discorso dell'enorme disparità di capitali e avvocati tra una grande azienda e una piccola o singolo individuo.
Non solo, sarebbe troppo facile sostenere che i danni arrecati a una piccola azienda o a un singolo persona sono irrisori
o molto contenuti anche se questo non è affatto vero,
in quanto quella realtà piccola e spesso volontaristica rappresenta per le persone coinvolte un valore significativamente alto e degno di rispetto.
La seconda sezione della proposta aumenta le pene per lo streaming video e per la vendita di farmaci contraffatti, materiale militare.
Il disegno di legge renderebbe reato lo streaming non autorizzato di contenuti protetti da copyright.
Anche qui possiamo esiste una parte che potrebbe trovare consensi, per quanto riguarda i farmaci contraffatti e il materiale militare,
mentre sull'altro versante rimane perlomeno nebulosa e non in grado di tutelare i cittadini fruitori legali di contenuti multimediali.
Critiche
Tra le innumerevoli critiche rivolte alla proposta di legge chiamata anche SOPA; citiamo solo le principali:
- SOPA prevede una causa legale per un singolo contenuto in violazione di copyright,
mentre la legge attualmente in vigore negli Stati Uniti dal 1998, il DMCA
(Digital Millennium Copyright Act),
prevede una semplice diffida da parte del detentore dei diritti; il prezzo con il SOPA è l'oscuramento del sito,
con il DMCA è la rimozione del solo contenuto caricato illegalmente;
- SOPA rende perseguibile il sito che ha reso possibile o facilitato la pubblicazione del contenuto in violazione,
pertanto costituisce un pericolo per i siti che permettono agli utenti di caricare contenuti:
i siti a contenuto aperto, i social network, i blog, ecc.; invece con il DMCA la responsabilità del reato ricade sul singolo utente che ha caricato il contenuto;
- le spese legali, come abbiamo già detto prima in altra forma, costituiscono un deterrente e un serio pericolo per i siti non-profit o
con un budget ridotto;
- si presta facilmente a un uso strumentale da parte dei detentori di diritti per mettere in ginocchio determinati siti,
in quanto questi ultimi dovranno sostenere consistenti spese legali anche se le accuse di violazione di copyright
sono false;
- rende illegali anche strumenti informatici che non hanno nulla a che fare con le violazioni di copyright:
Virtual Private Networks, proxy, software per l'anonimato; strumenti indispensabili per gli amministratori di sistemi informatici,
attivisti per i diritti umani, e dissidenti politici in tutto il mondo.
Posizioni
Il General Counsel della Wikimedia Foundation Geoff Brigham ritiene che il SOPA
sia una seria minaccia per la libertà di espressione in Internet. Creative Commons ritiene che questo disegno di legge
distruggerebbe
l'accessibilità a grandi serbatoi di cultura libera, aumentando il costo e il
rischio da sostenere sia da parte di siti gestiti da singoli, come i blog, sia per i
progetti a contenuto aperto, come Wikipedia, Flickr, Youtube.
La EFF (Electronic Frontier Foundation) ritiene che questo disegno di legge
minaccerebbe la sopravvivenza del software open source, in quanto per sua natura
sviluppato con una struttura decentralizzata, da utenti volontari appartenenti a tutto il mondo:
- sarebbe necessario trovare volontari disposti ad agire in una condizione percepita come una censura e contraria al senso stesso dell'open source;
- sarebbe impraticabile o impossibile controllare un vasto repository di software su base volontaria;
- attuare le imposizioni del tribunale potrebbe costituire una violazione della GPL (General Public License),
in quanto colui che distribuisce il software non può imporre ulteriori restrizioni sui diritti già espressi e garantiti dalla GPL.
Nancy Pelosi è ben lungi dall'essere l'unico membro del Congresso contrario alla legislazione SOPA. Martedì scorso, dieci membri del Congresso hanno firmato una lettera
"caro collega..." nella quale si esprime preoccupazione per questo disegno di legge.
I firmatari sono stati nove democratici più il Repubblicano Ron Paul. SOPA, scrivono,
"è un disegno troppo ampio e potrebbe causare danni seri a lungo termine per il settore tecnologico, uno dei più importanti della nostra economia". I rappresentanti avvertono che SOPA si tradurrebbe in
"un'esplosione di nuove cause legali e contenziosi senza fine".
Sono contrari alla legislazione anche la Repubblicana Darrel Issa: "Non credo che
questo disegno di legge abbia qualche possibilità ..." Darrel Issa ha detto: "Penso
che sia troppo estrema, viola troppe aree che la nostra leadership conosce, è
semplicemente troppo pericolosa da realizzare nella sua forma attuale."
La stessa EFF ritiene che la terminologia usata nel SOPA sia un chiaro
riferimento anche a Mozilla, che produce il noto browser Firefox, e che ha rifiutato
all'inizio del 2011 di rimuovere l'estensione Mafiaafire dal suo sito, la quale
reindirizza in automatico verso i siti .com e .net che sono stati oscurati a causa
di questioni legali dovute al copyright, sostenendo che nessuna corte ha mai
stabilito che l'estensione Mafiaafire sia in qualche modo illecita o illegale.
Note Informative:
Data: 2011-12-31
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