Lettera aperta al Presidente del Consiglio Mario Monti - 2012-01
Pensieri e riflessioni per un nuovo percorso

Presidente Mario Monti - Unione Europea - 2011-11-23
Signor Presidente Mario Monti,
Indirizzo a Lei questa lettera nella speranza che menti migliori trovino soluzioni migliori...
Vorrei ricordarle che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro (articolo 1 della Costituzione),
Che in Italia ci sono milioni di persone disoccupate, che in questi giorni altre migliaia di lavoratrici e lavoratori stanno perdendo il lavoro,
che l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori limita in parte le ingiustizie che in questa Italia sono già tante,
che quando si aumentano le accise sulla benzina e si aumenta l'IVA AUMENTA il prezzo dei prodotti per tutti,
ma che questo incide in maniera significativa solo per quelli che hanno un reddito basso.
Non ci vuole molto coraggio a spremere i più deboli... l'hanno fatto già tutti i governanti;
affrontare i forti è sicuramente più complicato... e Lei lo ha già fatto in passato.
Se uno pensa che il PIL può nascere da una forza lavoro maggiore e non dalla contrazione di questa;
mentre altri usano parole importanti come efficienza e mercato per aumentare i dividendi ma senza migliorare i prodotti...
usando il ricatto per ottenere quello che altrimenti non sarebbe lecito.
Forse nasce il dubbio che qualcosa debba essere cambiato in senso positivo per la maggior parte delle persone.
Personalmente non sono per una società troppo consumistica, ma anche per consumare il giusto servono i soldi; basta guardare la diminuzione dei consumi per capire che la strada per lo sviluppo si intreccia con
la curva di Lorenz
(eguaglianza e diseguaglianza nella distribuzione del reddito), con gli studi di
Corrado Gini e infine con una giustizia sociale, necessaria, utile e comprensibile a tutti.

Diseguaglianza nella distribuzione del reddito e la Curva di Lorez
In questo momento difficile per il nostro Paese, quando le azioni da intraprendere non sono facili, guardi le nostre strade e dentro le nostre case...
La qualità della vita può anche essere soggettiva, ma si basa in ogni caso sulla
possibilità di vivere meglio. Non per eccesso di protagonismo ma per fornire un
esempio, se vuole anche banale, racconto qualcosa che ho vissuto direttamente: i
miei genitori hanno aspettato dieci anni prima di poter acquistare un armadio, ma
l'armadio dopo oltre trent'anni è ancora come nuovo, dopo qualche tempo hanno
comprato la credenza per la cucina e mio padre ha costruito una piccola libreria.
Oggi per comprare un armadio in truciolato che dura meno di dieci anni spendiamo
delle cifre consistenti nell'economia familiare e l'acquisto della libreria
necessaria anche per il lavoro deve fare i conti con altre necessità. Continuiamo a
spendere soldi senza migliore la nostra condizione. Costruire oggetti che sempre di
più si avvicinano alla filosofia "usa e getta" è stato l'espediente usato da molte
aziende per continuare vendere prodotti di scarsa qualità e di breve durata. Ma
questo costringe le persone a continuare a spendere senza cambiare la propria
condizione.
La corsa indiscriminata ad accumulare ricchezze ha ucciso l'orgoglio di realizzare cose belle e ben fatte;
i nostri artigiani, un tempo fieri delle loro capacità, sono stati spazzati via da una concorrenza fatta solo di promesse e pubblicità ingannevole.
Non esiste sviluppo reale dove le persone non possono sentirsi orgogliose del proprio lavoro.
Milioni di lavoratori hanno fatto grandi le nostre imprese, hanno creduto in esse e hanno continuato a lavorare al meglio
anche quando hanno ricevuto in cambio solo uno stipendio che diventava giorno dopo giorno sempre più esiguo e insufficiente;
hanno investito una parte importante della loro vita nel lavoro e nella propria azienda
perché credevano di realizzare qualcosa di duraturo di cui si sentivano parte.
La libera concorrenza non è lasciare che vengano venduti prodotti scadenti a basso prezzo, o prodotti buoni a prezzi elevati;
deve esistere una reale corrispondenza tra il valore del prodotto, il costo del lavoro e il prezzo di vendita al dettaglio.
Abolire regole e controlli non significa lasciare libero spazio alla concorrenza,
significa solo lasciare che le persone vengano ingannate e truffate.
Accettare passivamente o quasi quanto è accaduto nel Nord-est e accade anche nel
resto dell'Italia, significa volere che le nostre aziende vadano in crisi, che
licenzino e alla fin fine legittimare la "schiavitù"; perché i prezzi concorrenziali
dei prodotti fatti dai cinesi, divani, poltrone, borse e quant'altro
nascono sostanzialmente da uno sfruttamento senza frontiere dei lavoratori, che
siano cinesi, italiani o extracomunitari non fa nessuna differenza. Vogliamo essere
concorrenziali rispetto a questo tipo di realtà? Vogliamo dare maggiori libertà alle
aziende affinché in cambio di un lavoro sottopagato vengano venduti prodotti al
400-1000 % superiori al prezzo di costo? Al Sud le aziende non riescono a
raccogliere le arance perché vengono conferite a 6 centesimo di euro al Kg.,
il costo per la raccolta è di circa 5 centesimi, ma una bottiglia di aranciata che
contiene dal 6 al 12% di succo d'arancia viene venduta al consumatore a circa 1,5
euro. Io personalmente ho qualche dubbio che questo possa essere un modello di
sviluppo sostenibile, civile e democratico; penso, anzi, che porterà a un ulteriore
aumento della forbice esistente tra i furbi e la maggior parte delle persone in
questo paese. Senza ricorrere a politiche protezionistiche è possibile impedire
l'ingresso e la commercializzazione di prodotti realizzati senza il rispetto dei
lavorati; convengo che non possa essere solo una legiferazione italiana a risolvere
i problemi mondiali, ma come lei ha già avuto modo di affermare nel contesto europeo
e mondiale: non esiste possibilità di governo senza il rispetto delle regole (borsa
e attività finanziare in genere), ma anche per quanto riguarda la politica del
lavoro e lo sviluppo.
Se qualcuno si fosse preso la briga di verificare i
dati relativi al prodotto interno lordo e alla produttività italiana
comparati con il numero di lavoratori avrebbe potuto capire da molto tempo che il problema italiano è
il numero eccessivo
di persone disoccupate. La soluzione non sta nel tenere le persone nel posto di lavoro sinché
muoiono (così risparmiamo anche i soldi per le pensioni, sic!), ma fare in modo che
in questo paese ci siano più posti di lavoro.
Non è così complicato come la maggior parte dei politici, giornali e TV fanno
credere: provate a pensare alla quantità immane di soldi spesi per intervenire dopo
i terremoti, dopo le inondazioni, attraverso tasse, accise sulla benzina ecc.,
stiamo ancora pagando per le tragedie del Friuli, dell'Irpinia, lasciamo stare per
il momento il terremoto dell'Aquila. Abbiamo pagato miliardi di euro per ottenere
poco o niente. Mentre con cifre molto inferiori si poteva realizzare uno studio
attendibile sul rischio idrogeologico del territorio italiano e investire in azioni
preventive, si sarebbero creati in questo modo posti di lavoro utili e duraturi,
sarebbe aumentata la consapevolezza del rischio e della necessità di costruire
rispettando le normative sulla sicurezza, il territorio e l'ambiente; ma soprattutto centinaia e forse migliaia di persone non
sarebbero morte in quelle che continuiamo a chiamare tragedie ma sono in realtà una lunga
sequenza di morti annunciate.
L'economia che gira sugli interventi "postumi" o creata dalle migliaia di
lavoratori part-time, co.co.co. o interinali rappresenta poca cosa rispetto allo
sviluppo e alla ricchezza reale che si può ancora creare con il lavoro fisso di
persone che migliorano il paese Italia, il nostro paese ha delle potenzialità enormi
se solo chi ci governa e noi tutti avessimo il coraggio di intraprendere azioni che
guardano al futuro e non al facile guadagno in tempi brevi o brevissimi.
Le aziende serie dovrebbero investire denaro in progetti a
media e lunga scadenza; le famiglie per continuare ad acquistare hanno la necessità di poter contare su un futuro
ragionevolmente certo, in questo modo l'economia può rientrare in una fase di sviluppo e tutto
questo non si realizza aumentando il rischio di un lavoro discontinuo; la precarietà
del lavoro favorisce solo le imprese che lucrano sull'economia di rapina o "mordi e
fuggi".
L'ARTICOLO 18 NON È IL PUNTO FONDAMENTALE DELLA RIFORMA, anche le dichiarazioni del segretario generale
dell'OCSE Angel Gurria:
"Non credo sia corretto caratterizzare il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro intorno all'articolo 18,
che magari ha bisogno di qualche aggiustamento nella sua applicazione.
Ma non è il punto fondamentale della riforma, che include flessibilità ma anche reti di protezione per i lavoratori più vulnerabili,
e il reinserimento (attraverso il training) nel mercato del lavoro",
leggi le note per maggiori informazioni.
Tabella Comparativa 2001
| Indicatori Economici |
Seychelles |
Singapore |
Madagascar |
Francia |
Irlanda |
Italia |
Stati Uniti |
| Superficie in Km2 |
455 |
648 |
587.041 |
545.965 |
70.273 |
301.337 |
9.372.614 |
| Numero Abitanti |
77.000 |
3.324.000 |
15.497.000 |
58.500.000 |
3.705.000 |
57.596.000 |
276.218.000 |
| Popolazione Attiva |
28.300 |
1.745.000 |
7.310.000 |
26.389.000 |
1.523.000 |
20.692.000 |
139.966.000 |
| Perc. Popolazione Attiva |
36,75 |
52,50 |
47,17 |
45,11 |
41,11 |
35,93 |
50,67 |
| Densità (Abitanti per Km2) |
169 |
5.129 |
26 |
108 |
53 |
191 |
29 |
| Prodotto Nazionale Lordo |
Seychelles |
Singapore |
Madagascar |
Francia |
Irlanda |
Italia |
Stati Uniti |
| PNL Totale in Milioni di $ |
532,07 |
109.060,44 |
3.874,25 |
1.538.550,00 |
65.911,95 |
1.161.711,32 |
8.032.419,44 |
| PNL per abitante in $ |
6.910 |
32.810 |
250 |
26.300 |
17.790 |
20.170 |
29.080 |
| PNL Totale in Milioni di € |
452,26 |
92.701,37 |
3.293,11 |
1.307.767,50 |
56.025,16 |
987.454,62 |
6.827.556,52 |
| PNL per abitante in € |
5.874 |
27.889 |
213 |
22.355 |
15.122 |
17.145 |
24.718 |
| Produttività Territorio in Milioni di € |
0,994 |
143,058 |
0,006 |
2,395 |
0,797 |
3,277 |
0,728 |
| PNL/Popolazione Attiva in € |
15.981 |
53.124 |
450 |
49.557 |
36.786 |
47.722 |
48.780 |
| Perc. Produttività Territorio/Dens.Pop. |
0,588 |
2,789 |
0,022 |
2,218 |
1,504 |
1,716 |
2,512 |
| Diff. Produttività Media Pop. Attiva |
-20.076 |
17.067 |
-35.607 |
13.500 |
729 |
11.664 |
12.723 |
Inizio articolo
Pensi a un paese Migliore per Tutti e non solo per i più fortunati.
Buon Lavoro Sig. Presidente, con l'Augurio di un Anno Migliore per Tutti...
Data: 2012-01-01
Note Informative:
Inizio articolo
Data: 2011-12-31
Che monotonia il posto fisso
Monti: «I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita;
del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita: è più bello cambiare, avere delle sfide.
Purché siano in condizioni accettabili».
Moltissime persone pensano che modificare l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori "Non darà lavoro ai nostri figli";
non renderà l'Italia più competitiva rispetto ai paesi dove vengono rispettati i diritti umani.
Se poi qualcuno pensa che dobbiamo essere competitivi rispetto a paesi dove non esistono libertà e diritti,
allora il problema non solo è serio, è anche pericolosamente drammatico.
Il mercato del lavoro è bloccato, non dall'impossibilità di licenziare ma dal costo di un dipendente per le aziende;
questo non è dovuto a quanto guadagnano i lavoratori italiani: almeno un terzo in meno di altri paesi europei,
ma da una fiscalità poco razionale e da comportamenti illeciti o illegali.
L'articolo 18 è una tutela del diritto a lavorare senza ricatti o sottomissioni, abolirlo significherebbe aumentare i soprusi
a danno di lavoratrici e lavoratori. Non si scopre certamente oggi che molte aziende nel campo tessile e industriale
obbligano le lavoratrici a firmare la lettera di dimissioni in bianco... nella malaugurata eventualità che decidesse di avere un figlio.
E poi c'è chi dice che questo Paese invecchia e non si fanno abbastanza figli. Sarei felice di cambiare lavoro se sapessi di poter entrare in un'altra azienda in tempi molto brevi,
perché so molto bene che "a mia insaputa" non c'è nessuno che mi paga il mutuo, la corrente elettrica o la benzina per andare al lavoro
o cercare un lavoro. Anche per chi è parco nei consumi VIVERE COSTA. Forse sarebbe più utile affrontare l'emergenza lavoro con strumenti che permettano a chi non ha un lavoro di entrare nel mondo produttivo,
e a chi è stato licenziato di rientrare al più presto nel mercato del lavoro.
Possiamo parlare e discutere di tutto, ma bisogna aver chiaro che lavorare è essenziale per tutti i "comuni mortali".
La gente non chiede sussidi, vuole lavorare per vivere dignitosamente...
Data: 2012-02-04
Conoscenza e ignoranza forse... Smart or Not smart
La provocazione del viceministro Martone - "Laurearsi dopo i 28 anni è da sfigati",
il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, Michel Martone: "È bravo, invece, chi sceglie un istituto professionale.
Bisogna dare messaggi chiari ai giovani".
Se è per questo, possiamo continuare ad aumentare le tasse per gli universitari! Così finalmente la prossima casta del potere sarà composta unicamente da figli di famiglie più che benestanti...
La polemica prosegue naturalmente anche sui "social network".
Il ministro Fornero fa un tentativo per sminuire e mandare fuori campo la questione: "Non lo sgrido, sono già accusata di mobbing".
Il viceministro Martone replica alle critiche: "Mi scuso per i toni poco sobri, ma il tema resta".
Certo che il problema resta: molti non hanno i soldi per vivere e contemporaneamente frequentare l'università...
non capire questo significa, senza nulla togliere alle sue conoscenze giuridiche sul tema del lavoro,
non comprendere o non conoscere la situazione di moltissime persone in questo paese, giovani e meno giovani.
Solo chi ha dietro una famiglia molto ricca che gli ha pagato studi può dire certe frasi,
mentre c'è chi cerca lavoro o lo sta perdendo...
Forse è complicato, per chi è stato tanto fortunato da nascere in una famiglia agiata,
capire che tanti giovani hanno dovuto lasciare o ritardare gli studi per mantenere la propria famiglia.
Gli Sfigati non esistono, non so quanti siano i Fortunati, ma in compenso gli imbecilli o gli ignoranti aumentano...
Le due categorie sono molto diverse fra loro e ignorare qualcosa non è sicuramente una colpa,
anche se chi ricopre particolari incarichi e funzioni dovrebbe cercare di conoscere meglio la materia e le situazioni
delle persone prima di parlare. Se questo e gli altri governi avessero avuto
l'umiltà di ascoltare anche le parole di tanti cittadini comuni e non solo
quelle delle banche o delle grandi aziende forse oggi si parlerebbe di sviluppo
e crescita invece che di tagli e sacrifici.
Con l'auspicio di non ascoltare di nuovo frasi similari, auguro a Tutti Buon Lavoro.
Favorevoli e Critici - Collegamenti Esterni
LA STAMPA: Commento alla nomina di Michel Martone viceministro al Welfare (Pietro Ichino)
La carriera lampo di Michel Martone (Il Fatto Quotidiano)
Inizio articolo
Are you smart? Well, you're not S-Martone
Knowledge and ignorance, maybe ... Smart or Not Smart
Only someone who has behind him a very wealthy family who paid studies can say certain phrases,
while some people looking for work or is losing ...
Maybe it's complicated, for those fortunate enough to be born into a wealthy family,
understand that many young people have had to leave or delay studies to support their families.
The losers do not exist, I do not know how many are the Fortunate, but instead increase the fools or the ignorance...
The two categories are very different among themselves and ignore something is definitely not a sin,
even if those who hold particular offices and functions might be trying to learn more about the matter and situations.
With the wish not to hear again phrases like, I wish you all Good Job.
Vous êtes intelligent? Donc vous n'est pas S-Martone
Connaissance et ignorance, peut-être ...
Seulement celui qui est né dans une famille très riche qui lui a payé
ses études peut dire des phrases comme ça, alors que bien de gens cherche du travail ou est en train de le perdre...
Peut-être que c'est compliqué, pour ceux qui ont eu de la chance d'être né dans une riche famille,
de comprendre que nombreux des jeunes ont dû quitter ou retarder leurs études pour soutenir leurs familles.
Les perdants n'existent pas, je ne sais pas combien il y a de gens chanceux, mais c'est certaine que les imbéciles ou les ignorants augmentent ...
Les deux catégories sont très différents entre eux et ignorer quelque chose n'est certainement pas un péché,
même si ceux qui recouvrent des charges et des fonctions particulières, devraient essayer de mieux apprendre au sujet de la question et des situations.
On se souhait de ne pas entendre encore des expressions comme ça, Bon travail à tout le monde.
Usted es Inteligente? Bueno no es S-Martone
Conocimiento e ignorancia, tal vez ...
Sólo alguien que tiene a sus espaldas una familia muy rica que ha pagado sus estudios puede decir eso, mientras que muchas personas estan buscando trabajo o ya lo van a perder...
Tal vez es complicado, por quienes tuvieron la suerte de nacer en una familia rica,
entender que muchos jóvenes han tenido que abandonar o retrasar los estudios para mantener a sus familias.
Los perdedores no existen, no sé cuántos son los afortunados, pero por cierto estan aumentando los tontos o los ignorantes...
Las dos categorías son muy diferentes de verdad y a pasar de todo no saber algo no es un pecado,
incluso si los que tienen determinados cargos y funciones podrían estar tratando de aprender más sobre el asunto y las situaciones.
Con el deseo de no volver a escuchar frases asi, les deseo a todos buen trabajo.
Data: 2012-01-31
Capire il significato del Referendum del 2011
Dopo le polemiche e gli equivoci generati dalle esternazioni fatte all'insediamento, Clini ribadisce che non crede «vi sia una prospettiva per realizzare impianti nucleari in Italia nei prossimi anni»,
ma auspica che si guardi a tutte le novità su questo versante «senza pregiudizio» per fare in modo che l'Italia «continui a essere parte del gruppo di paesi che partecipano alla ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie anche nel nucleare».
Si è scritto abbastanza sul nucleare e sulle esternazioni del ministro Corrado Clini,
ciò nonostante penso sia importante ricordare almeno che il referendum non si fanno per buttare soldi pubblici,
quindi di noi tutti, e infischiarsene del risultato.
Non capire che quanto è accaduto in Giappone a Fukuscima da solo una pallida idea di quanto potrebbe succedere
se un incidente nucleare si verificasse in Italia, dove sappiamo che il rischio sismico è tra i più alti d'Europa;
dove le imprese non disdegnano di costruire edifici, compresi quelli pubblici, senza rispettare le norme (leggi anche quanto è accaduto a l'Aquila).
Data: 2011-11-30
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