3.1.1. Preistoria in Sardegna Archeologia e Cenni Storici
Tabella riassuntiva: Epoca, Età, Culture e Materiali
| Datazione |
Età |
Culture |
Materiali |
350.000 a.C. 100.000 a.C. |
 |
Inferiore |
Clactoniano Rio Altana (Perfugas) |
Strumenti in selce scheggiata |
100.000 a.C. 35.000 a.C. |
Media |
|
|
35.000 a.C. 10.000 a.C. |
Superiore |
Grotta Cordeddu (Oliena) |
Osso lavorato - Strumenti in Selce e Ossidiana (2) |
10.000 a.C. 6.000 a.C. |
Mesolitico |
6.000 a.C. 4.000 a.C. |
 |
Antico |
Su Garroppu Filiestru Grotta Verde |
Ceramica Cardiale - Strumenti in Selce e Ossidiana (2) |
4.000 a.C. 3.500 a.C. |
Medio |
Bonu Ighinu |
Ceramica impressa o Graffita - Strumenti e ornamenti in osso - Strumenti in Selce e Ossidiana (2) |
3.500 a.C. 2.700 a.C. |
Recente |
Ozieri Facies Gallurese |
Ceramica riccamente decorata - Vasi di pietra - reperti metallici - Strumenti in Selce e Ossidiana (2) |
2.700 a.C. 2.500 a.C. |
 |
Iniziale |
Filigosa Abelazu |
Vasi a fiasco, Ciotole a profilo angolato, ornamenti in rame e d'argento |
2.500 a.C. 2.000 a.C. |
Evoluto |
Monte Claro |
Ceramiche a solcature parallele |
2.000 a.C. 1.800 a.C. |
Finale |
Campaniforme |
Vasi a campana con decorazione geometrica, bracciali da arciere, bottoni, ornamenti in rame e armi |
1.800 a.C. 1.600 a.C. |
 |
Antico |
Bonnanaro |
Vasi con anse a gomito |
1.600 a.C. 1.300 a.C. |
Medio |
Civiltà Nuragica |
Ceramica a nervature - Ceramica a decorazione metopale (3) - Ceramica con decorazioni a pettine |
1.300 a.C.
900 a.C. |
Tardo |
Olle a orlo ingrossato, importazioni micenee, armi, strumenti in bronzo, importazioni cipriote |
900 a.C.
535 a.C. |
del Ferro |
Barchette e Bronzetti, Ceramica geometrica, Statuaria nuragica, importazioni Fenice e Tirreniche |
535 a.C.
238 a.C. |
Storica e civiltà Urbana |
Civiltà Punica |
Ceramica, pasta vitrea, Oreficeria (1), Statuaria |
238 a.C.
476 d.C. |
Romana |
Civiltà Romana |
Ceramica industriale, Vetro, Oreficeria (1), Statuaria, Mosaici |
476 d.C.
1.000 d.C. |
Alto Medioevo |
Civiltà Bizantina Civiltà AltoGiudicale |
Ceramica, Oreficerie
Oggetti in Bronzo, Armi in Ferro |
Note:
- 1. L'arte di lavorare i metalli preziosi e le gemme preziose
- 2. Termine che indica i vetri naturali vulcanici, rocce effusive compatte, acide, normalmente di colore scuro o nero, a frattura conoide. (Dal francese obsidienne)
- 3. Per similitudine con "Mètopa" che indica anche un riquadro ornato o figurato. (Dal latino metõpa e dal greco metópé, composto da metá che significa "fra" e opé che significa "apertura")
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Archeologia e Cenni Storici sulla Sardegna
Chi erano e da dove venivano i primi esseri umani che popolavano la Sardegna?
L'archeologia sarda è ancora molto in ritardo e nonostante molto sia stato già fatto, tantissimo rimane
ancora da fare. Gli studi più attendibili datano comunque al 2000 a.C. (più di 4000 anni fa) le prime tracce
di civiltà neolitiche (o neoeneolitiche) e riguardano la penetrazione di provenienza Egea. Tracce del più
antico periodo paleolitico sono state ritrovate nel nord dell'isola e in particolare nel centro-nord (la
famosa Venere di Macomer, i graffiti rupestri della Grotta Verde di Alghero).
Una delle "culture" più antiche è quella di San Michele a Ozieri (Egei) e furono le genti di questo gruppo
a scavare le famose "domus de janas" o casa delle fate, delle streghe, che sono in
realtà tombe.
Altra cultura importante e antica è quella detta di Arzachena dal luogo dei principali ritrovamenti di
reperti di questa cultura.
Poi abbiamo la successiva cultura detta di Bonnanaro nella quale inizia il fenomeno dell'architettura e
della civiltà nuragica. Cosa erano i nuraghi? Che popolo era quello che li abitava? Sembrano domande
semplici, ma in realtà la risposta definitiva ancora non è stata fornita, anche perché solo da venti anni a
questa parte l'archeologia sarda sta cominciando una nuova e ricca fase di intense e proficue ricerche (dopo
gli studi iniziali ad opera di persone come Lamarmora, Orsoni, Pais e altri, che nel secolo scorso diedero il
via alle ricerche). Sappiamo, inoltre, che il commercio di ossidiana (2) ha favorito lo scambio con altre culture
sin dai tempi più antichi.
Poco oltre Bonorva possiamo ammirare ancora i resti della civiltà prenuragica in Sardegna, visitando la
necropoli ipogea di San'Andrea Priu o a Villaperuccio la necropoli di Montessu.
Secondo alcuni i Nuraghi sarebbero fortezze difensive (ipotesi oggi più accreditata), secondo altri regge o
templi intorno ai quali si aggregavano villaggi prevalentemente di capanne. Senza dubbio si trattava di
edifici di enorme importanza per la collettività che per costruirli doveva affrontare problemi e fatiche
enormi, tra cui la necessità per alcune di queste costruzioni di fare
anche calcoli complessi per quanto riguarda i contrafforti. Rimane
ancora un mistero il fatto che non si siano ritrovate tracce di
scritture del periodo. I Nuraghi sono stati costruiti con blocchi di pietra sovrapposti (spesso di basalto), si tratta di
edifici che esistono ormai da alcuni millenni.
Fra i più importanti e interessanti da vedere il Nuraghe Arrubiu vicino a Orroli; il Santuario federale di
Santa Vittoria di Serri; il Nuraghe Losa (in prossimità di Abbasanta),
il Nuraghe di Barumini (provincia di Cagliari)
e il Nuraghe di Sant'Antine in prossimità di Torralba (Provincia di Sassari).
I nuraghi per la loro grandezza e per il mistero che ancora circonda buona parte di questa epoca storica
hanno un fascino a cui è difficile resistere. Alcune di queste costruzioni dopo diversi millenni mantengono quasi intatta la
loro splendida struttura.
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1000 a.C.
Dall'ottavo al sesto secolo avanti Cristo la civiltà Nuragica conobbe il suo massimo splendore: centri
abitati fiorivano e prosperavano intorno ai Nuraghi ed insieme ad essi si sviluppavano con i commerci e i
contatti col mondo mediterraneo in generale. Numerosi ritrovamenti stanno a dimostrarlo, ad esempio i
lingotti di rame di provenienza egea spesso trovati nelle tombe indicano frequenti contatti con i territori
orientali del mediterraneo ma anche ritrovamenti effettuati fuori dalla Sardegna, in particolare in Egitto,
dove sono stati trovati papiri che parlano di un "popolo del mare" chiamato Shardana (forti guerrieri che,
per un certo periodo, dettero mercenari ai Faraoni).
Il declino inizia con le costanti guerre che i Fenici prima, Cartagine poi e i Romani infine, imposero alle
popolazioni nuragiche. Finisce lentamente la storia della Sardegna Nuragica e inizia quella della Sardegna
Romana. La storia sarda è comunque una storia di invasioni sempre fieramente contrastate, orgogliosamente
combattute e, spesso, respinte.
Le civiltà "preistoriche" e nuragiche persistettero fino a gran parte delle conquiste Romane. Prima dei
Romani, i Fenici e i Cartaginesi posero colonie (bellissime le rovine di Tharros vicino a Oristano e Nora
vicino a Cagliari), altre città fenicie furono fondate nell'isola tra la prima e la seconda guerra punica, e
la eressero a provincia, lasciando ovunque tracce della loro presenza (nei luoghi, nei nomi, nella lingua,
nelle città).
500 d.C.
La caduta dell'impero Romano coincide, anche per la Sardegna, nel V secolo d.C., con l'invasione dei
Vandali e in seguito, nel VI secolo, con la dominazione bizantina. Da allora in poi l'isola a parte due
tentativi di invasioni germaniche Goti e Longobardi, respinti ad opera del popolo sardo guidato dai suoi
condottieri e la costante minaccia dei Saraceni conobbe, insieme ad un distacco graduale da Bisanzio, un
periodo di intensa crescita civile e politico-economica che ancora oggi i Sardi ricordano: il periodo dei Giudicati.
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1300 d.C.
Lontano dall'egemonia dell'impero, i Sardi, lentamente ma progressivamente, si dettero una organizzazione
politica ed economica autonoma. Vennero creati quattro "regni" o "giudicati" (perché il "re" era detto
"giudice") strutturalmente delle oligarchie, con re elettivi: i giudicati di Cagliari, Torres, Arborea e
Gallura. Fu un periodo di intensa crescita economica e culturale, un periodo di "fondazione", di leggi, di
scoperte dei valori culturali nazionali. Risale a questo periodo (secolo XIV) la "Carta de Logu" raccolta di
leggi, ma anche uno dei primissimi esempi di "limba sarda", ovvero di lingua sarda (riconosciuta a livello
nazionale ed europeo, una vera è propria lingua con i suoi dialetti, deriva infatti dal latino orientale come
il francese, lo spagnolo e il portoghese, mentre l'italiano e altre lingue dell'Est europeo derivano dal
latino orientale). La stesura della "Carta de Logu" viene fatta risalire a
Eleonora d'Arborea e Mariano IV, suo padre. Esistono in materia giudizi autorevoli (Max Leopold Wagner,
Massimo Devoto, Nunzio Cossu, Nicola Valle per citarne alcuni). È innegabile che il sardo sia una lingua
sorta dal latino antico. Dante prese una clamorosa cantonata, quando, nel De Vulgaris Eloquentia
sostenne che i sardi semplicemente imitavano la lingua di Roma. I sardi ebbero un volgare proprio e furono i
primi, tra gli italiani, a farne uso negli atti ufficiali. Il Privilegio logudorese di Mariano,
Giudice di Lacan, risale al 1080 ed è il più antico documento pervenutoci. Eppure durante la celebrazione del
Millenario della lingua italiana (1960) all'isola vennero riservati solo pochi accenni. Fu Lorenzo Frattarolo
a sottolineare, in alcuni saggi, il posto di rilievo che compete alla Sardegna nella storia della lingua
italiana.
Abbiamo avuto, quindi, l'influenza di Genova e Pisa, poi è subentrata quella Spagnola. L'influenza delle
due repubbliche marinare consisteva nella protezione dei traffici, un controllo su basi commerciali e di
accordo reciproco (spesso) e non dominio in senso stretto. Per i contrasti interni tra Sardi e sulla base
giuridica di antiche "donazioni" (Carlo Magno aveva "donato" l'isola al papato che ne concesse, nel periodo
di Bonifacio VIII, l'investitura al re aragonese Giacomo II). Per gli spagnoli fu relativamente facile
conquistare l'isola nel XV secolo con guerre e ribellioni che durarono fino al 1478.
Fu, quindi, introdotto il feudalesimo, imposte e tasse, nuovi e ingiusti privilegi: con la dominazione
straniera fu posto fine a un periodo di progresso in tutti i campi per iniziarne uno di oppressione e
paralisi. Questo fu un periodo di profonda crisi che come dicono molti giovani intellettuali sardi sta
finendo, forse, solo ai nostri giorni.
Dopo alterne vicende, sporadiche ma endemiche ribellioni, nel 1718, l'isola già in mano inglese, venne
assegnata dal Congresso di Londra a Vittorio Amedeo II di Savoia. Da allora in poi è storia nazionale: la
storia dell'isola si unisce con la storia del Piemonte e dei Savoia prima, dell'Italia unita poi.
Dal 1718 i Savoia si occuparono dell'isola. Re Carlo Emanuele III (1730-1773) realizzò una serie di riforme
politico amministrative a vasto respiro e la gratitudine dei Sardi fu ben evidente durante la conquista del
Piemonte da parte degli eserciti della Repubblica Francese, occasione in cui l'isola ospitò il re fuggitivo
restandogli fedele anche durante i tentativi di invasione da parte dei Francesi. I sardi riportarono una una
duplice vittoria sui francesi (1792-93 circa). Una flotta comandata dal contrammiraglio Truguet, cercò di
invadere la Sardegna sulle coste campidanesi, ma fu respinta, sorte simile incontrò l'operazione condotta
contro l'arcipelago di La Maddalena.
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1800 d.C.
Sotto il re Carlo Felice fu varato il codice di leggi civili e criminali per la Sardegna, e sotto Carlo
Alberto infine l'altra grande riforma che ancora mancava, l'abolizione del Feudalesimo. Questo non è stato un
periodo di grande benessere per l'isola, anzi, nonostante le molte riforme (nell'agricoltura ad esempio) il
benessere tardava a diffondersi e le secolari incomprensioni tra sudditi e governi centrali affiorarono più
che mai. Negli anni attorno al 1830 si colloca un triste episodio (o più correttamente una serie di tristi
episodi) la cosiddetta legge delle "chiudende": con l'abolizione dei feudi (e cioè di una forma di controllo
totale della terra affidata al re che calava tale potere ai suoi feudatari ecc., in qualche modo
istituzionalizzando tale controllo, ma al tempo stesso non permettendo il crearsi del vero e proprio
latifondo privato) fu "creata" in Sardegna la proprietà privata della terra. Al grido di "tancate", innalzate
le "tancas", i recinti, quei muretti di pietra che ancora oggi si vedono ovunque in Sardegna, chiunque
nell'isola poteva diventare proprietario di un pezzo di terra semplicemente recintandolo; ma solo i ricchi si
potevano permettere di pagare i manovali affinché recintassero i grandi appezzamenti di territorio. Non
mancarono le proteste rispetto a questo Editto che favoriva la classe più agiata, l'ennesima ingiustizia che
colpiva un popolo già vessato.
In questo modo fu sancito il "latifondo" e venne meno la proprietà collettiva e comunale della terra; si
determinò un forte movimento di popolo contro questa situazione. La risposta del governo, è doveroso dirlo,
fu una spietata repressione; i morti si contarono a migliaia per anni di rivolte endemiche.
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1900 d.C.
Durante la prima guerra mondiale i Sardi, riuniti nella Brigata Sassari dettero tale prova di sé da creare
una leggenda e da meritare due medaglie d'oro e l'ordine militare di Savoia. Durante la seconda invece la
Sardegna ospitò basi aeree e subì feroci bombardamenti in particolare Cagliari, nel maggio del 1943 fu quasi
distrutta. Finita la guerra fu creata la Regione Sardegna a Statuto speciale (1948) e fu debellato uno dei
più antichi flagelli dell'isola, la malaria. Sebbene conosca ancora momenti di crisi, grazie soprattutto al
turismo l'isola comincia ormai a godere di un sostanziale benessere e ha definitivamente colmato il divario
che la separava fino a 50 anni fa dal resto dell'Italia.
Parliamo ora di un fenomeno di cui spesso si parla con eccessiva superficialità relativamente alla Sardegna
e alla sua storia, il banditismo. Il "Banditismo" è una sorta di fenomeno endemico dell'isola, ed è collegato
a due aspetti; la struttura agro-pastorale dell'economia (su base patriarcale) dell'isola e la storia di
"colonia interna" che come abbiamo già detto nei cenni storici ha caratterizzato la Sardegna. Il banditismo
ha origine dal contrasto tra una società contadina e di pastori, molto antica, con le sue leggi e tradizioni
(compresa la terribile legge della faida) da un lato e la mentalità dello stato di diritto, dello "stato
centrale" visto spesso come lontano, incomprensibile, tiranno e burocratico.
Per secoli i pastori hanno usato "sistemare" tra loro le "pendenze" di tutti i tipi (dallo sgarro al furto
di bestiame). Si pensi che la figura dell'abigeato, cioè del furto del bestiame è stata mantenuta nel codice
penale sardo proprio per la grande diffusione di questo reato in Sardegna nella prima metà del secolo. La
sfiducia nelle istituzioni (quella sfiducia antica che tutti i contadini e le persone che vivono lontano
dalle città hanno sempre avuto nei confronti di uno Stato che prendeva senza dare) produce una sorta di
rifiuto di tutte le "novità" importate (i tribunali penali, la legge rigida dei codici, per altro
incomprensibili, la polizia e i carabinieri che spesso non riuscivano a relazionarsi con le persone e la
cultura del luogo).
Fatti di relativa importanza secondo la mentalità locale (gravi ma non disonorevoli, come un duello) si
scontravano con una mentalità giuridica totalmente aliena che tali comportamenti reprimeva come reati penali.
A ciò si aggiungano il pagamento delle tasse senza mai nessun vantaggio reale in cambio, la repressione
militare di antiche autonomie, il mito dei "sos balentes" dei forti, dei "duri" potremmo dire forse oggi, il
mito della forza e del coraggio tipico delle civiltà patriarcali e pastorali, la sfiducia nella giustizia: il
risultato è stato il diffondersi dell'endemico fenomeno dei latitanti, che in realtà non furono sempre e
soltanto banditi dei banditi, così come l'isola non è mai stata in realtà "terra di banditi". Si usa dire che
la storia la scrivono i vincitori, ed è noto che questa è storia di parte per definizione; diciamo quindi che
quella parte della storia italiana che riguarda l'isola, non è condivisa interamente (non più ormai) da parte
di molti, e di questi molti, la maggior parte sono sardi.
Il visitatore attento noterà sui muri delle strade che percorre (ad esempio sui muri delle case che si
affacciano sulla orientale sarda in prossimità di Olbia) scritte di tipo "Sardinya=Colonia" oppure "A fora
sos colonialistas" o addirittura "A fora sos italianos" significano, trasparentemente, Sardegna=colonia,
fuori i colonialisti, fuori gli italiani.
Si tratta di espressioni senza dubbio eccessive ed esasperate di uno stato d'animo ormai diffuso tra gli
isolani, la sensazione cioè di essere stati considerati da sempre come "colonia" del Piemonte prima,
dell'Italia poi; di essere stati trascurati dai governi centrali, di essere stati usati come una specie di
"colonia punitiva" dello Stato (è, anzi era, speriamo, famosa la frase "ti sbatto in Sardegna", come a dire,
nei disagi, in un luogo sgradevole, anche se questa frase oggi può anche far sorridere), sfruttati
economicamente fino al livello del degrado ecologico. Non è una esagerazione, fino al secolo scorso l'isola
era coperta di boschi d'alto fusto, fitti e antichi, come è ancora oggi la Corsica. Ma i boschi sono stati
quasi tutti tagliati e trasformati in carbone per favorire il decollo della allora nascente rivoluzione
industriale piemontese, quel poco che si era salvato è stato distrutto dai piromani al servizio o della loro
grande stupidità o di alcuni imprenditori edili.
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2000 d.C
Tale sfruttamento economico continua: degli enormi capitali investiti nel settore turistico isolano solo
una minima parte è gestita a livello locale, il resto è capitale "continentale" quando non esclusivamente
straniero. Questo significa una mancata occupazione locale e un minor investimento interno. Da questo la
rabbia, quindi il rifiuto, la militanza "anticolonialista" di molti giovani. Reazioni esasperate come abbiamo già avuto modo di dire, certamente, ma vanno inserite, conosciute ed eventualmente comprese all'interno del quadro storico del fenomeno.
Data documento: 1997-2000 - Informazioni sulla Sardegna Sezione Cultura e Storia
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Il PROTECT IP Act (forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act of 2011),
chiamato anche PIPA, è una proposta di legge statunitense che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti
per limitare l'accesso "ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti"
("rogue websites dedicated to infringing or counterfeit goods"), anche quelli registrati al di fuori del territorio statunitense.
Nel PIPA è espressamente previsto che i motori di ricerca "rimuovano o disabilitino l'accesso al sito internet associato al nome a dominio indicato dall'ordinanza oppure rimuovano i link ai suddetti siti internet".
Tra gli intermediari individuati figurano anche i gestori dei sistemi DNS ai quali dovrebbe essere ordinato di prendere le misure atte a prevenire
che un dominio internet sia risolto nel suo indirizzo IP (filtraggio del DNS).
Riflessioni e domande
Allora perché nasce questa proposta? Alcuni risponderanno che è giusto tutelare gli investimenti fatti dalle aziende per creare i prodotti,
ma di fatto queste tutele esistono già, molti di voi ricordano come è andata a finire la lite decennale tra la Apple e la Microsoft...
Per conoscere ulteriori informazioni sul PIPA e SOPA (Stop Online Piracy Act).
Citazioni sulla Pace
Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)
La strada per la pace è la pace (M. K. Gandhi)
Annotazioni Fonte
Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle,
non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.
Arte Cultura Foto e Annotazioni Storiche
- Data Ultimo Aggiornamento:
2012-01-29
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