Comune di Quartu Sant'Elena Assessorato alla Cultura e Lingua Sarda
Progetto T.A.E. - Transnational Action for Equality
I Progetti Comunali per la Valorizzazione dell'Identità e per la Tutela delle Lingue Minoritarie
Intervento del dott. Roberto Spano
Incarrigau de s'Ofitziu po sa Limba Sarda
Convegno "Esperienze di lotta all'esclusione sociale"
CONVEGNO T.A.E. (Hotel Setar 20/22 Luglio 2000 - Quartu S.E.)
La lingua dell'identità nazionalitaria del popolo sardo è la lingua sarda. Chi pensa che questo sia ovvio ha perfettamente ragione!
Chiunque, studioso di glottologia o semplice uomo della strada, concorda sul fatto che uno strumento
linguistico è in grado di identificare culturalmente, storicamente e sociologicamente un popolo, solo quando
questo sia stato prodotto originariamente ed utilizzato nella concreta vita quotidiana nel corso dei secoli,
da una comunità, (normalmente ma non necessariamente), stanziata in un dato territorio.
L'insularità della nostra terra, che tanto ci avrebbe condizionato nello sviluppo ma che tanto viene
apprezzata per l'incanto delle sue coste, rende sicuramente più facile il lavoro dello storico e del
linguista che, per ricostruire e spiegare l'originaria natura nazionale della Sardegna, deve compiere sforzi
di ingegneria geo-topografica, sicuramente più lievi di quelli necessari per identificare qualunque altra nazione continentale.
Le innumerevoli invasioni coloniali che il nostro splendido mare ci ha regalato, lungi dal contraddire l'assunto iniziale, lo rafforzano e lo confermano ulteriormente:
se non fosse un elemento fondatore autentico ed inequivocabile della nostra identità, come avrebbe
potuto una lingua, cui dal XV° secolo è stata negata con sopraffazione e subdola violenza qualunque
riconoscimento di ufficialità;
una lingua che tutti gli invasori stranieri: Genovesi, Pisani, Catalani, Aragonesi, Austriaci e
Piemontesi, hanno osteggiato aspramente bandendola rigorosamente da tutti i centri di potere: Stamenti,
Scuola, Chiesa, Università, Tribunali, Amministrazioni Locali, Parlamenti ecc.;
una lingua che, dopo quel monumento giuridico-letterario rappresentato dalla Carta de Logu della
Giudicessa Eleonora d'Arborea, ha vissuto essenzialmente nell'oralità di una terra le cui strade di
comunicazione interna fino a tempi recenti erano praticamente inesistenti;
una lingua ritenuta indegna, forse perché non la si pensa adatta a reclamizzare pannolini e detersivi,
di essere utilizzata nei normali mass-media giornalistici e radio-televisivi;
come potrebbe insomma una lingua che non ha mai avuto nessuno di quei supporti giuridici, culturali e
comunicativi ritenuti indispensabili per la sopravvivenza e la diffusione di qualunque altro idioma, essere
ancora gioiosamente viva nella concreta comunicazione quotidiana e nelle relazioni personali della
maggioranza dei sardi, e compresa dalla quasi totalità della nostra gente, se essa stessa non appartenesse
profondamente, anche quando inconsapevolmente, alla nostra storia ed identità di popolo?
Il Comune di Quartu Sant'Elena si è fatto portavoce convinto e consapevole di questa realtà vitale e
promotore di concrete azioni giuridiche e politiche rivolte a dare voce ed attualità ad istanze popolari
forti ma sommerse e soffocate da un'omologazione culturale ottusa quanto potente.
Grande sostegno e forza propulsiva ha rappresentato la ferma e inequivocabile presa di posizione della
Comunità Europea, che da tempo guida con la sua autorità e competenza gli Stati che la compongono verso il
riconoscimento, la tutela, la valorizzazione e l'ufficializzazione delle proprie realtà nazionali e delle
identità culturali e linguistiche, che rappresentano il patrimonio più prezioso ed autentico dell'auspicata
Europa dei Popoli, così come previsto dalla Carta Europea delle Lingue Minoritarie del 5 Novembre 1992
e nella Convenzione quadro Europea per la Protezione delle Minoranze Linguistiche Nazionali del 1
Febbraio 1995.
Lo Stato Italiano, seppur con un colpevole ritardo di decenni sull'applicazione dell'art. 6 della nostra
Carta Costituzionale, ha ottemperato in un modo sicuramente migliorabile, ma per il momento sufficientemente
efficace alle sollecitazioni europee, promulgando la Legge 482 del 15/12/1999 "Norme in materia di tutela
delle minoranze linguistiche storiche" che all'art. 2 recita: "In attuazione dell'art. 6 della
Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la
Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, e
croate, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il
sardo"
Il Consiglio della Regione Autonoma Sardegna aveva già provveduto ad emanare la L.R. 15/10/97 n° 26
"Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna" che, pur con tutti i
limiti di una legge pioniera e di compromesso, dopo aver dichiarato nell'art. 1 che l'identità
linguistica e culturale della Sardegna è un bene primario da valorizzare, individuandolo come il fondamento
dello sviluppo e del progresso socio-politico ed economico della Sardegna in una prospettiva di integrazione
Europea, stabilisce a chiare lettere nall'art. 2 che: "La regione tutela e valorizza la
Lingua Sarda, riconoscendole pari dignità rispetto alla lingua Italiana"
Forte di questi riconoscimenti giuridico-politici che hanno semplicemente ufficializzato ciò che la
maggioranza del popolo sardo e degli studiosi ed intellettuali internazionali più preparati sanno da sempre,
il Comune di Quartu Sant'Elena, rompendo gli indugi, i timori reverenziali e la sudditanza psicologica e
culturale di tanta parte della nostra politica regionale di ieri e di oggi, ha dato azione e concretezza alle
astratte previsioni legislative, realizzando iniziative culturali, politiche e giuridiche che, anche per il
loro coraggioso carattere pionieristico, pongono il nostro comune all'avanguardia del nascente e sempre più
forte ed entusiasta movimento per la rinascita della Lingua Sarda.
È importante sottolineare che l'impegno del Comune di Quartu ed in particolare dell'Assessorato alla
Cultura diretto da Elena Ledda, in favore della lingua e dell'identità sarda è cominciato già da
diversi anni.
Possiamo ricordare quattro iniziative fondamentali:
aver inserito nello Statuto Comunale la possibilità di utilizzare la Lingua Sarda nelle sedute del
Consiglio;
aver prodotto in seguito all'approvazione della L.R. 26/97 i primi documenti ufficiali, a
carattere interno, scritti in sardo;
aver organizzato una Scuola Musicale di Launeddas e Chitarra Sarda, ed una Scuola di Canto e Poesia
Improvvisata Campidanese.
e aver creato una Scuola di Lingua Sarda che, anche grazie al contributo della Commissione
Cultura della Comunità Europea, è stata frequentata nel 1999 da 350 allievi che, al termine del corso
e del saggio finale interamente in sardo, hanno ricevuto un meritatissimo attestato di partecipazione.
Nel Dicembre del 1999 il Comune di Quartu compie un altro piccolo ma decisivo passo nella storia.
Il Sindaco Graziano Milia, in seguito all'approvazione della L.N. 482/99, decide di creare un
Assessorato tutto nuovo, mai visto in Sardegna (e quindi nel mondo) s'Assessorau a
sa Limba Sarda, chiamando ancora Elena Ledda a dirigerlo, forte della collaborazione col dott.
Giuseppe Corongiu, anche lui profondo conoscitore ed appassionato studioso della nostra lingua nazionale.
Questo neonato ma molto combattivo Assessorato comincia da subito a far sentire la sua voce, e il
27/3/2000 la Giunta Comunale approva la prima Delibera (Detzididura) in
sardo, dando vita e concretezza al primo atto ufficiale in lingua sarda avente valore legale per
lo Stato Italiano, e colmando un silenzio ed un vuoto di più di 600 anni, da quando gli atti dei Regni
Giudicali regolavano autonomamente la vita giuridica e politica della nostra terra nella bellissima lingua
del XIV° e XV° sec.
Nel frattempo, un semplice trafiletto giornalistico in cui si annuncia l'apertura per il secondo anno de s'Iscola
de Sardu, rende incandescente la linea telefonica de s'Ofitziu po sa Limba Sarda che, rispondendo
rigorosamente in Sardo Meridionale, riceve le iscrizioni alla scuola e fornisce tutte le informazioni sulle
attività culturali del comune.
Innumerevoli utenti non credono che realmente ci sia un incaricato del comune che risponda in sardo al
numero indicato nel giornale. La corretta risposta in Limba, li fa piacevolmente ricredere ed in più di 400
chiedono la pre-iscrizione alla scuola. Il mancato finanziamento europeo e regionale ci obbliga fronteggiare
l'intera operazione solo con il risicatissimo budget dell'assessorato, obbligandoci quindi, con una
selezione, a ridurre a 150 il numero dei posti disponibili per gli entusiasti e volenterosi allievi. Con
molta passione personale, lavoro volontario e disponibilità dell'Assessorato la scuola ha inizio nel mese di
Marzo e dopo la pausa estiva riprenderà fino a Dicembre.
La tipologia degli allievi è quanto mai varia, l'età media è sui 35 anni; il più giovane, che
frequenta in compagnia di fratelli e genitori, non ha ancora la licenza elementare, ed il più maturo è
un'arzilla nonnina che ha passato l'ottantina.
La grande maggioranza de "is scientis" è diplomata o laureata e proviene da Cagliari, Quartu e paesi
limitrofi, ma non mancano studenti universitari nuoresi, sassaresi e logudoresi interessati ad ampliare la
loro conoscenza linguistica con robuste lezioni nella variante meridionale della lingua sarda. Le maestre
elementari e materne che vogliono portare, su espressa richiesta dei genitori dei propri allievi, la lingua
sarda nelle loro scuole, rappresentano una consistente presenza che ci da speranza e fiducia per il futuro
sardofono dei loro scolari.
La motivazione più diffusa, per la scelta di iscriversi ad una scuola come la nostra (pagando tra l'altro
una quota di iscrizione) è quella di riappropriarsi di un patrimonio linguistico cui sentono appartenere nel
profondo, ma che, specialmente per i residenti in aree urbane, hanno sempre avuto difficoltà ad esprimere per
l'invasivo e prepotente monolinguismo italiano imposto dalla scuola, dalla televisione e dalle istituzioni
che, generando un perverso mix di ignoranza e sottomissione psicologica, spinse, a partire dagli anni '60,
molti genitori sardofoni ad evitare ed addirittura proibire ai figli l'uso della lingua convinti che questo
li avrebbe salvati dalla povertà e dal precariato economico.
Il risultato di questa sciagurata politica didattica e culturale, sostenuta con vigore da direttive
ministeriali che raccomandavano di proibire e punire nelle scuole l'uso del sardo da parte di allievi e
scolari, è sotto gli occhi di tutti. Le giovani generazioni crescono nella più assoluta ignoranza della
propria identità e quindi della propria irripetibile ed irrinunciabile ricchezza individuale, gettandosi in
un'ansia di omologazione che li espone ai rischi di una globalizzazione, che altro non è se non l'espansione
di un potere esterno cui non possono partecipare in modo attivo, dando il proprio apporto originale e
costruttivo, ma possono solo limitarsi a recepirlo passivamente come obbiettivi di un mercato sempre più
astratto ed incontrollabile per chi non abbia le capacità e gli strumenti culturali adatti a veicolare il
proprio contributo personale.
L'alternativa alla palude omologatrice fino ad oggi è stata purtroppo solo la chiusura nostalgica e
rancorosa agli impulsi e stimoli esterni, che si concretizza in un campanilismo esasperato, in cui "sa bidda"
diviene il referente primo ed unico del proprio orizzonte socio-culturale. Fino agli estremi di considerare
diversi, impuri, colonizzatori gli abitanti del paese o della provincia confinante. Fino alle assurdità di
rinnegare come apocrifo qualunque linguaggio che si discosti anche minimamente dalla variante dialettale
locale, col pretesto che è diverso da quella parlato "de nonnu miu" e dunque sbagliato, da rifiutare
sdegnosamente perché bastardo e inquinatore dell'originale purezza di una lingua considerata tale, solo
perché così è stata sempre pigramente conosciuta.
Anche in questo campo s'Assessorau a sa Limba Sarda del Comune di Quartu si è impegnato per dare il
suo contributo al progetto di una politica culturale e linguistica che unisca ed avvicini l'intera
popolazione della Sardegna, abbattendo quelle barriere di ignoranza e intolleranza che frenano il processo di
crescita della nostra identità, lasciandola nel pantano de "su connottu", delle sagre paesane, della
tradizione mummificata in un limbo senza tempo ed ormai senza più spazio, se non quello stereotipato dei
pascoli aridi, delle donne alla fontana, o dei "balentes" ridotti a tristi sfide etiliche in qualche bettola
di paese.
Lo sviluppo sano, aperto, tollerante, costruttivo e propositivo dell'identità sarda, passa attraverso il
superamento dei campanilismi e dei luoghi comuni che tanto hanno contribuito all'identificazione della
cultura sarda e quindi della sua lingua, come cosa vecchia, sorpassata e conservativa, dando buon giuoco agli
oppositori in mala fede, di strapparsi le vesti gridando allo scandalo di fronte ad ogni proposta di
affrancamento da questa perversa spirale, riportando la Lingua Sarda nel luogo che le spetta di diritto, e
cioè in tutti gli aspetti della vita quotidiana, familiare ed istituzionale del popolo sardo. Ma per
realizzare tutto ciò, è necessario fare un grande salto di qualità, in termini prima di tutto di conoscenza
profonda della lingua unitaria, che superi le inevitabili imprecisioni e ambiguità delle varianti dialettali,
ristrette ad un uso meramente municipale.
È per questo motivo che sa "Detzididura" è stata scritta in un Sardo Meridionale letterario e colto,
in grado di esprimere con competenza e precisione i delicati concetti che un atto giuridico ufficiale deve
necessariamente avere, ottemperando così alla prescrizione legislativa rivolta alla tutela ed
ufficializzazione delle Lingue delle minoranze identitarie, e non delle infinite varianti dialettali che,
splendide e preziose nelle relazioni personali e familiari, si possono rivelare inadeguate ad un loro
uso ufficiale, legislativo e giuridico.
Gli strumenti tecnici: vocabolari, grammatiche, glossari, testi storici e letterari ci sono e devono essere
potenziati, ma devono essere usati con competenza, pratica e la necessaria dose di umiltà ed impegno,
senza pretendere che da un giorno all'altro, una lingua confinata per secoli nell'oralità, si doti
magicamente di tutte quelle raffinatezze espressive che altre lingue scritte hanno avuto modo di esprimere
nel loro lento processo di ufficializzazione.
A creare questa contraddittoria miscela di conservatorismo ottuso da una parte e cieco rifiuto ed
omologazione dall'altra, hanno contribuito fasce minoritarie, ma purtroppo dotate di potenti casse di
risonanza, di alcune elites e lobby culturali e politiche sarde che, senza sostanziali differenze fra destra
e sinistra hanno montato intorno alla questione linguistica della Sardegna una campagna denigratoria che
spesso ha abbondantemente oltrepassato il limite dell'insulto al buon senso ed alla comune intelligenza.
Sono stati agitati i fantasmi delle persecuzioni razziali, degli odi etnici, del ritorno alla barbarie ed ai
"Sardi Pelliti" di ciceroniana memoria.
Le fondamenta della nostra identità, non si basano sul concetto di etnia, di razza o di sangue, ma
sul riconoscimento della nostra unità ed unicità culturale di popolo, che vuole condividere la propria
gioiosa diversità con tutti gli altri popoli del mondo a partire da quello italiano, per continuare con tutte
le identità culturali europee, contribuendo così, con l'apporto di tutte le ricchezze di cui siamo portatori,
alla concreta costruzione di quella Europa dei Popoli e delle Nazioni che tanto desideriamo ma che, se
si fonderà solo sull'omologazione e sul monolinguismo delle culture economicamente egemoni, sarà solo
l'Europa delle banche e delle multinazionali, forse potente e ricca materialmente, ma infinitamente povera di
libertà ed umanità.
La Sardegna ha patito la più grande ingiustizia che si possa commettere contro una nazione ed un popolo:
impedirgli di esprimere liberamente la propria identità, alterando negativamente il proprio autonomo sviluppo
sociale e discriminandola in casa propria.
Quale sarà il collante che terrà assieme il nostro popolo chiamato a confrontarsi con tutti gli altri
popoli del mondo?
Quale sarà la ricchezza ed il contributo originale che vogliamo dare all'Umanità, smettendo di essere
solo passivi consumatori di un mercato che ci obbliga ad inghiottire cibi già masticati da altri?
Come potremo guardare negli occhi, con fiducia e pari dignità, tutti gli altri uomini e donne del mondo,
se non avremo il coraggio di guardarci dentro e di sapere consapevolmente, con tranquillità e orgoglio, chi
siamo?
La battaglia per il rafforzamento della nostra identità, attraverso la rinascita della nostra lingua ha lo
scopo di rafforzare la coesione del popolo sardo, che solo così potrà affrontare in modo fiducioso le
sfide ma anche le opportunità della globalizzazione che riguarda tutti i popoli del mondo, perché la nostra
non è una battaglia di bottegai che vogliono conservare i loro privilegi, ma vuole essere una lotta ed un
esempio per tutti i popoli e tutte le lingue che nel mondo hanno tante cose belle da dire!
Custu est su disigiu nostu e s'isperantzia de arrenesci!