Quartu S.Elena Notizie e Informazioni Storiche Seconda Parte
Cenni Storici
Nel corso del XIV secolo, dopo la conquista del Castello di Cagliari
da parte dell'infante Alfonso d'Aragona (1324-26), si diffuse lo stile gotico della Catalogna;
i primi suggerimenti del nuovo gusto si leggono nella disposizione dei conci che incorniciano le due porte a sesto acuto
della chiesa di S. Benedetto, situata nell'attuale via Marconi, peraltro legata a schemi tardo-romanici
nella pianta allungata dell'unica navata e nella concezione della tozza abside semicircolare.
Con il quasi completo rifacimento, nei primi decenni del secolo scorso, della chiesa di S. Elena,
scomparve un interessante esempio tardo-gotico-catalano sardo, quale si andò affermando a Cagliari,
prima del 1371, con la costruzione della chiesa di S. Eulalia.
Come apprendiamo dai resoconti di antiche visite pastorali, l'edificio aveva un'ampia navata coperta in legname,
una "capilla mayor" quadrangolare voltata a crociera e nove cappelle costruite in tempi e modi diversi,
la prima alla fine del '500 e l'ultima nei primi decenni del '700.
Lo stile gotico della catalogna penetrò profondamente nella cultura locale;
una delle sue ultime espressioni fu l'oratorio del Rosario, costruito ai primi del Seicento in comunicazione
con l'omonima cappella della chiesa di S. Elena.
L'ambiente, oggi adibito a museo, conserva ancora la bella volta stellare disegnata da costoloni modanati
che scaricano su capitelli angolari ornati da motivi fogliacei scolpiti a giorno.
Allo stesso ambito culturale appartiene anche la copertura lignea su archi acuti a diaframma del S. Pietro di Ponte,
che sostituì in un momento imprecisato l'originaria a capriate, e l'ampliamento della Santa Maria di Cepola,
che venne tra l'altro dotata di una nuova facciata dal terminale piatto e merlato.
Nel corso del XIV e XV secolo le battaglie combattute nel territorio tra gli arborensi
e i nuovi conquistatori aragonesi, le epidemie e la carestia causarono una diminuzione della popolazione,
che determinò la concentrazione di Quarto jus e Quarto domino nell'unico villaggio di Quarto,
di cui la prima chiesa parrocchiale fu quella di Sant'Elena.
Divenuto con l'avvento della dominazione spagnola (1479) una "real baronia",
il paese assorbì, questa volta di fatto, anche il borgo di Cepola.
Iniziò quindi ad estendersi ad est, verso una chiesa campestre intitolata a Santa Lucia.
Dopo la parentesi austriaca (1708-1717) ed un breve ritorno alla Spagna (1717-1718),
la Sardegna passò sotto la dominazione piemontese dei Savoia.
Il governo della baronia di Quarto restò ai Pes di Villamarina,
cui era stato concesso nel 1708 da Carlo VI d'Asburgo.
Con la costruzione della chiesa vennero realizzate anche le strade che vi conducevano,
ribattezzate in questo secolo rispettivamente via Garibaldi e via Martini.
Nell'edificio rimasto fedele al suo aspetto originario, si attardano modi secenteschi
nella volta a botte ritmata da sottarchi della navata ed in quella a vela delle due cappelle.
Benché per Quarto costituisse il primo esempio, anche la cupola ottagonale su tamburo quadrato
che copre il presbiterio fu realizzato secondo schemi del secolo precedente.
Qualche concessione al barocco si riscontra invece nell'oratorio delle Anime (poi di Bonaria),
costruito nel 1755 a sinistra della parrocchiale di Sant'Elena
come cappella dell'antico cimitero, anch'esso dedicato alla Santa imperatrice, cui si accedeva dal sagrato.
La prima immagine attendibile della Quartu moderna viene offerta nel 1848 dalla mappa del catasto
De Candia, quando il paese, che contava 5900 abitanti, aveva ormai sviluppato una dimensione edilizia estesa,
con la struttura caratteristica del centro agricolo; aveva cioè case con ampie corti,
una rete viaria strettamente funzionale al disimpegno delle abitazioni e mancava o quasi di spazi pubblici destinati
ad attività collettive. La carta mostra, inoltre, chiaramente come ad un impianto urbano regolato sull'impronta
della "centuriato romana" si siano sovrapposti nel tempo sia quello medioevale a fuso che unisce
il quartiere di Cepola con il sito del mercato, nella centrale località di "Sa perda mulla",
un tempo compresa nel borgo di Quarto domino, dove esistevano evidentemente terreni liberi;
sia l'assetto viario che si era sviluppato come una sorta di labirinto, derivato dal progressivo frazionamento delle corti;
sia, infine, la direttrice in diagonale per il Sarrabus, che, attraversando l'abitato sino alle aie pubbliche,
passava davanti alla periferica chiesetta di S. Gregorio e, inoltrandosi nella campagna fino allo stagno di Simbirizzi.
Foto FonteSarda veduta ex Convento Cappuccini
La situazione urbana del 1878 ci viene, invece, restituita dalla carta inserita nella
Monografia del segretario comunale quartese Luigi Rossi Vitelli.
Intanto, con l'unità d'Italia (1861), il governo aveva promulgato nuove leggi,
che determinarono importanti cambiamenti. In seguito alle leggi Siccardi (1850), venne soppresso,
tra gli altri, l'Ordine Cappuccino e, nel 1866, il Regno ne espropriò i beni.