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QUOTIDIE - Ottobre 2002Notizie: Fiat e Termini Imerese - Renato Soru e La Borsa dei Beni CulturaliNon si risolvono le crisi chiudendo gli stabilimentiLa grave crisi automobilistica invece di spronare la Fiat a produrre auto di maggiore qualità e a costi più bassi trova un management pronto a prestarsi agli interessi della GM probabile acquirente. La capacità di un'azienda, in un settore dove la tecnologia è una parte integrante del prodotto, oggi in modo particolare è misurabile dalla sua disponibilità ad investire in ricerca e qualità. Quando questa volontà viene meno le possibilità di restare sul mercato tendono a diminuire inesorabilmente. La chiusura dello stabilimento di Termini Imerese rappresenta da una parte il declino della Fiat dall'altra l'immaturità di un tipo di imprenditoria italiana, ma non solo italiana, è la desolante constatazione dell'incapacità di saper utilizzare le risorse umane, altra insostituibile fonte di ricchezza per qualsiasi azienda. Così migliaia di famiglie strappate alla loro cultura contadina e in ogni caso non-industriale, private dell'originale territorio si trovano sulla gobba i mutui e gli affitti delle case da pagare. Eppure... basterebbe domandarsi quanto mercato ci sia, già da oggi, per utilitarie di qualità, a basso impatto ambientale. Se gli italiani comprano macchine estere, la colpa non è certo degli italiani (almeno non direttamente), a parità di prezzo le aziende estere offrono prodotti migliori, e non si venga a dire che è colpa del costo del lavoro (in Germania il costo del lavoro è sensibilmente superiore). La verità è che si è preferito utilizzare i guadagni per favorire la rendita. Intere linee produttive sono state spostate all'estero (tentativo miope di competere con il mercato della mano d'opera a costi ridotti), incapacità di realizzare la competizione con i mercati europei, sarà quindi l'espansione dell'Europa a portare alcuni di questi paesi all'interno di una competizione fondata esclusivamente sul mercato del denaro. Nel frattempo ci saranno vittime, i lavoratori e le loro famiglie. Qualcuno dice in modo spudorato e forse neanche in buona fede che chi sbaglia paga: ma quale sarebbe la colpa di questi operai? Lo stabilimento deve chiudere perché gli operai lavorano poco e male? No. La Fiat è in crisi perché qualcuno ha sbagliato, e chi ha sbagliato non sono certamente gli operai. Noi diciamo molto pacatamente chi sbaglia corregga i propri errori sin che siamo in tempo, prima che il paese Italia paghi un prezzo troppo alto. Fonte ottobre 2002 Cagliari 26 e 27 ottobre:CONVEGNO DI PRESENTAZIONE DELLA BORSA DEI BENI CULTURALI E DEL TURISMO SOSTENIBILE CAGLIARI 26 e 27 OTTOBRE 2002 Tra tutti spicca l'intervento di Renato Soru (fondatore di Tiscali) che rivaluta le vere ricchezze della Sardegna. Un intervento pacato, saggio, lungimirante. Partendo dal nome Tiscali (sito archeologico, misterioso e ricco di tracce della antica civiltà della Sardegna). Quel monumento mi ha dato il nome, me l'ha dato in prestito, mi ha dato tutta l'energia che ha quel nome, questo nome magico, senza luogo e senza tempo, quell'energia che c'era dietro quella storia, dietro le presenze che c'erano in quel luogo, mi hanno dato un nome, mi hanno dato idee, mi hanno dato un orgoglio e coraggio. Quando abbiamo iniziato il nostro cammino, l'orgoglio, il coraggio, le idee sono stati compagni di viaggio importantissimi; probabilmente se siamo arrivati qui molto è dovuto alla mano che ci ha sostenuto, proprio questo sito che ci ha adottato e non che noi abbiamo adottato. ha voluto rilanciare la vera ricchezza dell'Italia e della Sardegna: i beni culturali. in un'Italia che non ha più una grande impresa chimica, che non ha una grande impresa della information technology. Forse, malauguratamente, presto non avrà più una grande impresa automobilistica: non ha una grande impresa di niente. Che cosa ci rimane? Ci rimane un assett pazzesco, importantissimo, enorme, totale, di assoluta riconoscibilità mondiale che è quello dei beni culturali e che nessuno ci può prendere. E questo è dovuto al fatto che è stato mantenuto si è conservato, al fatto che ogni volta con determinazione maniacale si è salvato qualcosa. Ogni tanto si salva qualcosa per la bontà di farlo, spesso si è salvato anche casualmente, comunque tutto quello che è salvato va mantenuto. Dopo aver analizzato con passione e lucidità lo sfruttamento senza ritegno di parte delle coste sarde, giustamente si chiede cosa valga di più: la cementificazione delle coste o i posti che hanno mantenuto intatta la bellezza (che in fondo è la vera ricchezza) della Sardegna? La risposta è facile: vale di più dove non si è costruito nulla. Allora quello che stato costruito non è valorizzazione ma è consumo, non è stata costruzione di ricchezza ma è stato consumo di ricchezza. È stato consumare qualcosa che la nostra generazione non lascia ai figli. Valorizzare significa produrre ricchezza, ma non si produce ricchezza privando il territorio della sua bellezza, della sua storia, perché in tal modo il territorio viene impoverito. Quando la bellezza delle spiagge viene deturpata anche i turisti scompaiono, gli abitanti devono cercare lavoro altrove, lasciando ai nostri figli un lembo di terra arido. In realtà quello che ci sembrava ricchezza e valorizzazione è stato sfruttamento, è stato impoverimento, è stato un cattivo utilizzo di una ricchezza rara che noi avevamo e che ancora in parte abbiamo. L'ultima parte del suo importante intervento lo riserva ai politici, alle persone che decidono sul futuro di questa terra meravigliosa, che noi abbiamo avuto in dono e che abbiamo il dovere di lasciare alle generazioni che verranno. Un accorato appello all'intelligenza e alla lungimiranza delle persone. Se potessi dare un suggerimento a chi orienta le scelte, a chi ha il potere di decidere in Sardegna direi - non toccate più nulla, buttate giù quello che c'è da buttare giù, ripulite, risistemate, riordinate, non costruite più nulla. L'unica ricchezza tra 40 anni non sarà il petrolio, la ricchezza sarà il cielo stellato, il silenzio; e non perderete nulla, la gente continuerà a venire in Sardegna. - E la Sardegna continuerà a produrre ricchezza in futuro solo se chi arriverà fra 30 anni troverà questo il cielo stellato, il silenzio e non edifici che trasformano la Sardegna in un altro Giappone. Ho un'ultima cosa da dire: attenzione, decidiamo noi e mentre lo facciamo stiamo decidendo per le generazioni future. Chi vuol trasformare la Sardegna e le nostre spiagge in una copia di Riccione e del riminese sappia che non sta facendo un favore alla Sardegna. Terremoto a San Giuliano di Puglia, 31 ottobre: 26 morti sotto la scuola (Francesco Jovine) crollata. Un altro terremoto ha avuto altre vittime, un disastro che ascoltiamo dalla televisione, una tragedia che non vogliamo si ripeta: la morte di tanti bambini, vittime innocenti dell'incuria dell'uomo nel costruire ciò che sarebbe dovuto essere un tempio della conoscenza ed è diventato un tempio alla memoria. Non è la natura a essere malvagia è l'uomo che non si fa scrupoli di costruire senza le necessarie cautele (in un territorio in cui le scosse telluriche non erano imprevedibili) pur di non spendere per garantire una sicurezza che pensiamo sia dovuta ai bambini che vanno a scuola e a tutte le persone. Se la normativa non basta ad evitare simili disgrazie va forse adeguata. I cittadini italiani pagano le tasse, è un preciso dovere, ma sempre più vago diventa avere la certezza di quale sia il diritto che ne deriva. Sardegna Notizie: Ottobre 2002
Informazioni e Notizie Anno 2002 Pagina Precedente Pagina Successiva Annotazioni Fonte L'intelligenza di saper riconoscere ciò che è giusto, la voglia di scegliere la strada che porta a questo e la capacità di difenderlo. Nella vita non puoi avere tutto, ma se realmente hai voglia di realizzare qualcosa puoi iniziare anche dalle piccole cose. Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle, non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno. La guerra arma il futuro per altre guerre. Chiunque inizi una guerra si rende colpevole anche di tutte le atrocità future che da questa vengono generate. Laboratorio Satira: cervelli senza ironia il vento li porta viaLe citazioni -
In Italia c'è troppa democrazia... Ti fanno votare anche per scegliere tra perdere il lavoro o perdere quello che altri prima di te avevano ottenuto a caro prezzo! Le Citazioni di Gino e Michele
Seconda parte: in tempi di ... anche sorridere aiuta Se non sai sorridere non sai vivere! Sezione Avvenimenti, Notizie, Informazioni e Riflessioni
Data Ultimo Aggiornamento: 2012-02-09 |
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