SARDEGNA Quartu Sant'Elena e Limba Sarda
L'INTERVENTO di GRAZIANO MILIA - Maggio 2000
Lingua, identità, destra e sinistra - Parlare in sardo vuol dire competere nella globalizzazione
Il Comune di Quartu ha promosso un'intensa politica di valorizzazione della lingua sarda culminata con la
redazione in limba di atti pubblici.
Tale attività non è stata casuale o spontaneistica, ma frutto di meditata scelta politica.
A mio parere non è stato un caso che la resistenza all'uso del sardo negli atti pubblici siano venute
soprattutto da ambienti di destra spalleggiati da polemisti con malferme conoscenze sulla materia. In tanto è
evidente a tutti la vitalità e la capacità di autopropulsione che il movimento per la lingua sarda ha
nell'isola. Non si tratta di operazione di apparato. Gli intellettuali "neosardisti" affondano le loro radici
in una realtà viva, palpitante che riescono a interpretare con sagacia. Tanto è culturalmente emergente che
la Destra sta pensando bene di impadronirsene creando una mistura di berlusconismo, post-fascismo e
nazionalitarismo dagli esiti politici purtroppo efficaci.
La sinistra "Globalista" erede dei vecchi cosmopoliti di maniera, a questa vitalità non riesce a
contrapporsi e si nasconde dietro parole d'ordine stantie da talk show e settimanale "a la page". In realtà
gli intellettuali nazionalitari sanno bene che questo tentativo di "assimilazione" da parte dei notabili di
destra è solo tattico, non strategico. La battaglia per l'affermazione dell'identità sarda è tipicamente "di
sinistra", cioè di un'entità debole che lotta per una sua emancipazione.
Pertanto, nonostante l'attuale situazione di difficoltà io credo che solo la Sinistra Sarda possa portare
avanti questa linea in nome di tutti i sardi. Il cammino verso un nuovo federalismo non potrà prescindere dal
confronto sul valore di vera e propria nazionalità che assume la "specialità" sarda. Tale confronto dovrà
essere ancora più serio e approfondito nei Democratici di Sinistra, partito nel quale io milito.
A causa di ritardi di elaborazione risalenti al dopoguerra e ai primi anni Settanta, si è cercato in ogni
modo di esorcizzare questi aspetti dell'identità della nostra isola. è giunto il momento però di rivedere
l'analisi partendo dal grande lavoro fatto in questo senso da Umberto Cardia. Questo voler confondere e
"meridionalizzare" l'identità della Sardegna ha, se mi è concessa un'annotazione personale, coinvolto anche
me. Ancora negli anni Ottanta rifiutavo alcun paragone tra Sardegna e Catalogna, nella fallace convinzione
che non si potesse confrontare "un capoluogo di provincia" con una capitale.
In realtà le esperienze di governo maturate negli ultimi anni e le ultime polemiche mi hanno portato a
nuove e più mature riflessioni. Naturalmente è necessario avviare una elaborazione collettiva nell'ambito
della Sinistra, dei partiti, dei sindacati, degli intellettuali. Ma è necessario anche da parte dei
neosardisti lasciare da parte la mitologia "etnica" (ovvero l'idea che l'identità sia legata solo ai miti e
ai riti della società agropastorale) per promuovere invece un progetto di nazionalità democratica
multiculturale e plurilinguistica che riesca anche a coinvolgere le realtà urbane dell'isola.
Primo obiettivo di questo progetto dovrà essere il rafforzamento della cultura e della lingua sarda. Credo
infatti che scopo ultimo del nazionalitarismo non sia quello di dividere la Sardegna in due, né quello della
Sinistra Globalista di annichilire l'identità "speciale" sarda. Se, proprio per effetto della
Globalizzazione, la politica sarda parlerà "in sardo" riuscirà a imporsi a livello statale ed europeo, se si
limiterà a parlare "italiano" sarà una provincia omologata e appiattita su tutte le altre. Nel mercato
globale la diversità intelligente vince rispetto al desiderio di assimilazione.
Dirigente Regionale dei DS
Sindaco di Quartu S.E.
Graziano Milia
Notizie Lingua Sarda - Data Documento: Maggio 2000
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Citazioni sulla Pace
Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)
La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)
Annotazioni Fonte
Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle,
non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.
L'ingiustizia arma il futuro per altre ingiustizie.
Chiunque commetta un'ingiustizia si rende colpevole anche di tutte le ingiustizie future che da questa vengono generate.
L'intelligenza di saper riconoscere ciò che è giusto, la voglia di scegliere la strada che porta a questo e la capacità di difenderlo.
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