QUOTIDIE - Febbraio 2000 - Il Mobbing e il Bossing
Anche in Italia il Mobbing miete le
sue vittime, tra l'indifferenza quasi generale dei mass-media e
delle persone assistiamo alla recrudescenza di questo
comportamento abbietto. Al Comune di Quartu Sant'Elena su questo argomento si è tenuto un seminario
al quale ha partecipato anche lo psicologo tedesco Harald Ege, autore del libro "Il mobbing estremo" del 1997.
Lo psicologo ha fatto rilevare, come viene anche espresso molto chiaramente nel suo libro,
che circa il 13% dei suicidi avvenuti in Italia nel 1995 aveva come causa il mobbing.
Certo se dovessimo giudicare civile una società dal numero di morti che direttamente o indirettamente provoca
anche solo nel mondo del lavoro, sarebbe semplice concludere che
abbiamo ancora moltissima strada da fare. Invece la società viene
spesso giudicata in base a una presunta qualità di vita: il televisore a
colori, la macchina, il numero di saune, i capi d'alta moda, il
numero di cellulari. In base a questi o altri inconsistenti criteri veniamo inseriti
d'ufficio tra
le società civili, senza avere, almeno qualche volta, il coraggio di vergognarcene.

Il mobbing è una forma di violenza psicologica che viene esercitata in molti posti di lavoro
attraverso attacchi ripetuti da parte di colleghi e di datori di lavoro.
Il suo manifestarsi può avere diverse forme a seconda del livello e delle persone cui viene rivolto:
diffusione di notizie fasulle, continue critiche immotivate o esagerate, emarginazione,
persecuzione sistematica, assegnazione compiti inutili e spesso dequalificanti.
Un atteggiamento espresso di volta in volta attraverso forme anche diverse, ma sempre con azioni di tipo illegale,
che cercano di squalificare l'immagine sociale delle persone vittime del mobbing.
Lo scopo dei colleghi o del datore di lavoro consiste nel cercare di "eliminare" dall'ambiente lavorativo una persona che è divenuta in qualche modo "indesiderata",
magari per far avanzare di carriera qualche altra persona. L'obiettivo, e spesso il risultato di questo
comportamento illegale, è la distruzione a livello psicologico e sociale della persona divenuta bersaglio,
in modo da provocarne il licenziamento o costringerla a chiedere le dimissioni o lo spostamento dal reparto dove lavora oppure in altra sede.
Il mobbing non solo è illegale, ma spesso si ritorce contro l'azienda stessa che permette questo genere di comportamenti,
attuati spesso con la stupida motivazione di far avanzare qualche altra persona nella carriera lavorativa.
Infatti la ricaduta negativa è spesso misurabile non solo dai danni fisici e psicologici arrecati alle singole persone che hanno subito questa violenza,
ma anche alla produzione e al clima interno dell'ambiente lavorativo.
In altre parole è possibile affermare che tale comportamento è anche un atto stupido, posto in essere da persone spesso soggiogate dalla paura degli altri.
Molte volte le persone che utilizzano il mobbing cercano l'approvazione del branco, del capo e probabilmente il consenso del padre padrone.
Quartu Sant'Elena
Dopo un articolo comparso sui giornali il Direttore Generale del Comune di Quartu risponde:
Non ritengo opportuno che un dipendente parli delle questioni amministrative con i giornali. Il comune di
Quartu ha spianato la strada agli altri sulla via della comunicazione con i cittadini. "intanto vorrei far
riflettere sul fatto che, oltre che inusuale, è assolutamente illegittimo il fatto che un dipendente attacchi
su un giornale, e per giunta in forma anonima, l'amministrazione per la quale lavora e verso la quale ha
obblighi di lealtà e di riservatezza innanzitutto" - "non ho mai interpretato il ruolo di come quello di un
direttore generale tagliateste" - continua Adamo Pili - "ho sempre cercato il dialogo e il
confronto, naturalmente se sono produttivi. Il mio ufficio è a disposizione di tutti quando si tratta di
affrontare seriamente le questioni amministrative. Ci sono dei canali istituzionali che un buon dipendente
pubblico deve seguire (mi si consenta l'apprezzamento) prima che sfogarsi in modo poco accorto e persino
controproducente sui giornali. Non mi pare che nel nostro comune ci siano mai stati casi di - come si usa
dire adesso - mobbing semmai (anche questa può essere una mia valutazione) ho rilevato
atteggiamenti di scarso rispetto se non di irriverenza nei confronti dei superiori gerarchici di ogni grado."
FonteSarda Notizie Quartu S.Elena: mobbing
Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

FonteSarda Informazioni e Notizie Anno 2000
Pagina Precedente
Pagina Successiva
Il PROTECT IP Act (forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act of 2011),
chiamato anche PIPA, è una proposta di legge statunitense che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti
per limitare l'accesso "ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti"
("rogue websites dedicated to infringing or counterfeit goods"),
compresi quelli registrati al di fuori del territorio degli Stati Uniti. In questa
proposta è espressamente previsto che i motori di ricerca "rimuovano o disabilitino l'accesso al sito internet associato al nome a dominio indicato dall'ordinanza oppure rimuovano i link ai suddetti siti internet".
Tra gli intermediari individuati figurano anche i gestori dei sistemi DNS ai quali dovrebbe essere ordinato di prendere le misure atte a prevenire
che un dominio internet sia risolto nel suo indirizzo IP (tramite una operazione di filtraggio del DNS).
Riflessioni e domande
Allora perché nasce questa proposta? Alcuni risponderanno che è giusto tutelare gli investimenti fatti dalle aziende per creare i prodotti,
ma di fatto queste tutele esistono già, molti di voi ricordano come è andata a finire la lite decennale tra la Apple e la Microsoft...
Per conoscere ulteriori informazioni sul PIPA e SOPA (Stop Online Piracy Act).
Citazioni sulla Pace
Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)
La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)
Annotazioni Fonte
Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle,
non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.
L'ingiustizia arma il futuro per altre ingiustizie.
Chiunque commetta un'ingiustizia si rende colpevole anche di tutte le ingiustizie future che da questa vengono generate.
L'intelligenza di saper riconoscere ciò che è giusto, la voglia di scegliere la strada che porta a questo e la capacità di difenderlo.

|