QUOTIDIE - Maggio 2000
Certificati Elettorali, Lingua Sarda, Referendum
Quartu Sant'Elena
Quartu: Certificati elettorali - Errori infiniti, l'ufficio elettorale comunale fa il bis, dopo gli orrori delle elezioni provinciali.
Dal palazzo comunale: gli errori sono inferiori al 16 aprile, è una percentuale fisiologica.
Quartu: Statuto - Troppi emendamenti e qualche svista, lo Statuto ritorna in Commissione Speciale.
Il 25 maggio ripartono i lavori per portare a termine il nuovo Statuto, riveduto e corretto.
Quartu, lingua sarda: Graziano Milia interviene sulla questione della lingua sarda
Lo scontro politico nel PPI non si ferma. M.Murgia e L.Ruggeri ai ferri corti. Attraverso le pagine dei giornali un
vivace scambio di opinioni. Lunedì si riunisce il comitato cittadino del PPI. Il mio regno per un cavallo.
Cagliari, scontro sui Referendum
Mancano pochi giorni alla nuova consultazione referendaria e lo scontro non è più tra il fronte del "Sì" e
del "No" ma tra i promotori e gli astensionisti. Stavolta però è diverso, il 21 maggio è in gioco un pezzo di
democrazia. Agli inizi di maggio il comitato referendario che fa capo al Centrosinistra sardo ha sostenuto
che il confronto è tra la visione proporzionalista, che ridarebbe fiato ai partiti, "a questi partiti", e la
possibilità di rimettere le decisioni nelle mani dei cittadini. Questo per quanto riguarda il primo
referendum sull'abolizione della quota proporzionale. Ma il 21 maggio si vota anche su importanti quesiti
sociali che allarmano i sindacati. L'abolizione della disciplina dei licenziamenti, in particolare, è uno dei
sette quesiti più controversi.
Il comitato referendario, (Pier Sandro Scano, Antonio Biancu, Bruno Dettori,
Graziano Milia, Piernicola Simeone, Giuseppe Macciotta), si è pronunciato a favore del Sì per l'abolizione
della quota proporzionale perché - dice Scano - "è un quesito chiave che può decidere il futuro della
democrazia italiana". Nel comitato c'è anche una forte rappresentanza sindacale: Pino Marras, Giampaolo
Diana, Marco Sini. Il segretario generale della Cgil, Marras, (che ha spiegato di aver aderito al Sì per
l'abolizione della quota proporzionale, a titolo personale), ha poi parlato del referendum sui licenziamenti
per il quale il sindacato è pronto a votare compatto un "No" per respingerlo. È bene soffermarci su questo
quesito di cui, peraltro, si parla ancora poco. "Questo referendum lo stanno spacciando come una battaglia di
libertà e, invece, è il restringimento del diritto dei cittadini", afferma Pino Marras. Il segretario della
Cgil rivolge quindi un appello perché i cittadini possano andare a votare: quel quesito è di per sé una bomba
da disinnescare e sarebbe pericoloso anche se il quorum non dovesse essere raggiunto con il conseguente
decadimento del referendum. "Se non si raggiungesse il quorum", spiega Marras, "il Parlamento potrebbe
comunque legiferare in quel senso. Con questa ondata di liberismo"... La libertà di licenziare riguarda le
imprese che danno lavoro a più di 15 addetti. Si tratta di industrie che, in realtà, fanno già quello che
vogliono: ricorrono alla Cassa integrazione, ai prepensionamenti, alle dimissioni volontarie (magari
sottoscritte su un foglio bianco dal dipendente ricattato). Questo significa che il mercato del lavoro è
diventato patologico con il 15 per cento dei lavoratori che sono assolutamente irregolari. La flessibilità è
stata interpretata molto soggettivamente dall'impresa sommersa, per avere qualche riscontro è sufficiente
controllare il numero di vittime nel campo dell'edilizia. E allora, in questa situazione, la domanda è una
sola: si può concedere ulteriore spazio a questo tipo di liberalizzazione? Pino Marras ha risposto con un
secco "No" ai referendum "liberisti" di Pannella e Bonino. Per il resto il sindacato sardo dovrebbe
esprimersi ufficialmente su tutti i quesiti entro questa settimana. Ma è scontato che dovrebbe dire di "No"
anche all'abolizione delle trattenute delle quote sindacali dalla busta paga; in realtà quelle trattenute
possono essere già revocate da chi lo volesse. Il referendum mira a limitare il ruolo dei sindacati
dimenticando che Cgil-Cisl e Uil svolgono una funzione non privatistica. Il 21 maggio, nelle intenzioni di
Pannella e Bonino, si sarebbe dovuto votare su molti altri quesiti sociali, (lavori utili, patronati
sindacali e persino l'abolizione dell'assicurazione Inail sugli infortuni da lavoro). Almeno su questo i
cittadini sono stati risparmiati ma è chiaro che la possibilità di licenziare un lavoratore senza giusta
causa - quesito a cui i sindacati diranno No - resta il primo tassello nel disegno di sconvolgere
ulteriormente il mercato del lavoro.
Quartu Sant'Elena
Leggi quali sono stati i Risultati del Referendum 21 maggio 2000 nella città di Quartu
A Quartu Sant'Elena ha votato solo il 25% degli elettori, chi è andato al mare e chi ha preferito dormire.
Le indicazioni dei partiti e il distacco, sempre maggiore, della gente verso l'agire del mondo politico-partitico fra le cause principali.
Quartu Sant'Elena, lingua sarda: Sciuliai umbras
Sabudu su 27 de mayu a is 7 de a merìi in sa domu de is Olla sa presentada de su libru Sciuliai umbras
de Niàtzu Lecca (ed. Condaghes).
Sabato 27 maggio alle ore 19.00 - nella casa Olla via E. Porcu, Quartu S.E. - presentazione del romanzo
Sciuliai umbras di Ignazio Lecca. Saranno presenti Miali Piu Ledda poeta e scrittore, Francesco Casula
insegnante e profondo conoscitore della lingua sarda, l'assessore alla lingua sarda Elena Ledda.
Regione Sardegna: il Consiglio dimentica le indicazioni date dai sardi
Cagliari, il Comitato referendario che fa riferimento al Centrosinistra è nato in occasione della
consultazione del 18 aprile dello scorso anno e, in realtà, si muove nel segno della continuità con il
referendum regionale del 21 novembre. Una consultazione che ebbe successo: "Peccato che il Consiglio
regionale si sia dimenticato delle indicazioni date dai sardi", dice Pier Sandro Scano. Un Sì per il
maggioritario "perché l'Italia ha bisogno di completare il processo di riforma", afferma Graziano Milia, "nel
Paese non c'è un vero maggioritario e la dimostrazione sta nel fatto che si sono alternati tre presidenti del
Consiglio". Ogni sistema risponde a un'epoca storica - è la tesi di Milia - "e oggi per competere in Europa
occorre un sistema all'altezza". Resta il problema del quorum e di chi invita i cittadini ad astenersi, per
poi scandalizzarsi quando le percentuali dei votanti sono basse. Milia afferma senza tante perifrasi: "Chi
oggi professa l'astensionismo è un imbroglione e non so come possa ambire a svolgere un ruolo di governo".
Antonio Biancu rivolge un appello agli elettori affinché "non permettano un ritorno al sistema proporzionale
che in Italia ha prodotto per decenni cattiva politica, disfunzioni istituzionali e ingovernabilità". E Pier
Sandro Scano aggiunge "il proporzionale significa dare una delega piena ai partiti ma questi partiti non sono
più quelli che, nel bene e nel male, avevano capacità ben differenti da quelli attuali". Ma come vincere la
diffidenza degli elettori che si manifesta con un dato preoccupante: l'area dell'astensione dal 1995 a oggi è
passata da 7 a 12 milioni? Questo per Bruno Dettori può essere sintetizzato con "emergenza democratica".
Un'emergenza, secondo Dettori, che va superata abolendo con un Sì la quota proporzionale per arrivare a un
sistema compiutamente maggioritario uninominale in grado di assicurare il bipolarismo.
Decreto Legge del Governo per ripulire le liste elettorali
In conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha deciso di emanare un decreto legge sulla
scandalosa vicenda della pulizia delle liste elettorali, Giuliano Amato parla del rischio dello scivolamento
in farsa, con lo scontato seguito di risate dall'estero. Afferma inoltre: "Noi amiamo molto il carnevale
italiano, ma a volte diamo spettacoli di carnevale anche quando non è carnevale, travestendoci, e questo non
è il caso di farlo". La questione che ha fatto poco onore ai nostri politici: l'epurazione delle liste per i
referendum del 21 dai morti e dagli irreperibili è giunta, dopo gli strappi della maggioranza in Senato, a un
provvisorio epilogo in Consiglio dei ministri. L'accordo nella coalizione, che in qualche modo conforta il
premier che non ritiene di trovarsi alle prese "con una maggioranza allo sbando", si è reso praticamente
obbligatorio dopo che nella conferenza dei capigruppo di ieri mattina il centrosinistra aveva dovuto prender
atto che An non aveva più alcuna intenzione di sostenere, come avvenuto a palazzo Madama, la prosecuzione
ordinaria dell'iter parlamentare del provvedimento. L'intesa è stata raggiunta accogliendo, almeno in parte,
le richieste di Ppi e Udeur che martedì al Senato si erano dissociati. E per il decreto è stato praticamente
ripristinato il testo del disegno di legge prima dell'introduzione del contestato emendamento che riduceva i
tempi in base ai quali procedere all'epurazione delle liste. Amato, che avrebbe preferito la via parlamentare
ordinaria, ha quindi preso atto dell'opinione largamente prevalente tra i capigruppo della maggioranza per un decreto.
Concordi alla fine anche i Popolari e l'Udeur che prima erano contrari a questa scelta procedurale.
Va detto che sia Amato sia Violante, partecipando alla riunione dei capigruppo della Camera, avevano fatto di
tutto per convincere le opposizioni e, segnatamente An, a collaborare per un'approvazione rapida del disegno
di legge in Parlamento. Il premier aveva elogiato Gustavo Selva, parlando anche della "figuraccia" che
l'Italia rischiava di fare all'estero su questa vicenda. Ma da quest'orecchio il capogruppo di An non ci
sentiva: "Non siamo disponibili a essere rappresentati come il soccorso di una maggioranza che non c'è", e
rivendicava il diritto del suo gruppo di agire diversamente alla Camera rispetto al Senato. Al premier non
restava che rammaricarsi per "una visione del bicameralismo tale per cui non sempre il comportamento di un
gruppo in una Camera deve essere lo stesso nell'altra". Insomma, concludeva Amato, "si può essere Bisanzio
non decidendo, e si può essere Bisanzio arrivando a decidere quando non serve più. Questo è un bizantinismo
raffinato". Altra considerazione fatta dal premier in conferenza stampa ha riguardato gli scenari del dopo
referendum: "Qualunque sia l'esito della consultazione - ha detto - è possibile che si renda utile un
intervento legislativo nel rispetto di quel risultato. E in quel caso - ha concluso Amato - noi cercheremo di
essere utili". Il decreto, varato in serata, è stato infine firmato da Nicola Mancino, nelle funzioni di
presidente della Repubblica supplente. Ma dal Brasile, dove si trova in visita ufficiale, anche Ciampi - che
pur avrebbe preferito una tempestiva soluzione parlamentare per il provvedimento - ha convenuto nei contatti
avuti con Mancino e Amato attraverso il segretario generale del Quirinale Gifuni, sull'inevitabilità, al
punto in cui si era arrivati, del decreto legge.
FonteSarda Notizie a proposito dei Referendum
Leggere ascoltare confrontarsi per capire. Pensare: quante fatica!

FonteSarda Informazioni e Notizie Anno 2000
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Il PROTECT IP Act (forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act of 2011),
chiamato anche PIPA, è una proposta di legge statunitense che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti
per limitare l'accesso "ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti"
("rogue websites dedicated to infringing or counterfeit goods"),
compresi quelli registrati al di fuori del territorio degli Stati Uniti. In questa
proposta è espressamente previsto che i motori di ricerca "rimuovano o disabilitino l'accesso al sito internet associato al nome a dominio indicato dall'ordinanza oppure rimuovano i link ai suddetti siti internet".
Tra gli intermediari individuati figurano anche i gestori dei sistemi DNS ai quali dovrebbe essere ordinato di prendere le misure atte a prevenire
che un dominio internet sia risolto nel suo indirizzo IP (tramite una operazione di filtraggio del DNS).
Riflessioni e domande
Allora perché nasce questa proposta? Alcuni risponderanno che è giusto tutelare gli investimenti fatti dalle aziende per creare i prodotti,
ma di fatto queste tutele esistono già, molti di voi ricordano come è andata a finire la lite decennale tra la Apple e la Microsoft...
Per conoscere ulteriori informazioni sul PIPA e SOPA (Stop Online Piracy Act).
Citazioni sulla Pace
Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)
La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)
Annotazioni Fonte
Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle,
non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.
L'ingiustizia arma il futuro per altre ingiustizie.
Chiunque commetta un'ingiustizia si rende colpevole anche di tutte le ingiustizie future che da questa vengono generate.
L'intelligenza di saper riconoscere ciò che è giusto, la voglia di scegliere la strada che porta a questo e la capacità di difenderlo.

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