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QUOTIDIE 2000 - Settembre

Roberto: intervista a Renata Puddu

Nella realtà complessa dell'emigrazione, può capitare anche che ci si debba rivolgere all'estero per studiare la materia più profondamente legata alla nostra terra, l'elemento più autentico della nostra identità storica e nazionale: la Lingua Sarda.

È il caso di Renata Puddu, una giovane ragazza quartese di 28 anni, che nelle prossime settimane discuterà la sua tesi di laurea, presso il Dipartimento di Lingue Romanze dell'Università di Friburgo in Germania, incentrata sulla standardizzazione ed uso ufficiale della lingua sarda nella società contemporanea.

Durante una sua breve vacanza in città, l'abbiamo incontrata e ha parlato della sua esperienza.

Roberto:  Quando hai deciso di partire a studiare all'estero e perché?

Renata:  L'ho deciso circa 9 anni fa, dopo la Maturità presso il Liceo Linguistico di Quartu. Volevo studiare le lingue e mi resi subito conto che l'Università di Cagliari, alla quale inizialmente mi ero iscritta, si limitava in pratica a far studiare la letteratura straniera ma con lezioni ed esami più che altro in italiano ed io ritengo che questo sia un errore da un punto di vista sia didattico che culturale.

Io poi volevo approfondire lo studio della lingua sarda ma, per assurdo, qui in Sardegna avrei avuto molte più difficoltà.

Roberto:  In Germania invece?

Renata:  In Germania la situazione è profondamente diversa. Le lingue, compreso il sardo, vengono studiate in modo attivo e pratico, partendo dal loro uso vivo e concreto. Chi come me frequenta la Facoltà di Lingue Romanze, studia la storia e la letteratura nella lingua in cui questa si esprime, per cui mi trovo a conoscere e a saper utilizzare tutte le lingue romanze, dall'Europa Orientale col Rumeno, all'Europa Occidentale col Portoghese, passando ovviamente per il Francese, il Catalano, lo Spagnolo, e cosi via.

Devo ammettere che essere di madre lingua sarda mi ha agevolato molto nei miei studi linguistici, rispetto alla maggioranza dei miei colleghi italiani e tedeschi.

Roberto:  Perché?

Renata:  Perché il Sardo è probabilmente la più antica lingua neolatina vivente.

Il suo lessico possiede una ricchezza inestimabile di vocaboli ed espressioni che ci permettono un approccio ed una comprensione più diretta e profonda nello studio delle lingue romanze. In tutta Europa, ed in Germania in particolare, la lingua sarda è tenuta in grandissimo conto dagli studiosi, che la utilizzano come base storica e scientifica per lo studio comparato delle altre lingue.

Roberto:  Per questo motivo la Germania ha una grande tradizione di studi sulla lingua sarda?

Renata:  Certo! Max Leopold Wagner, il grandissimo glottologo tedesco che ha dedicato la sua vita scientifica allo studio del sardo, gode nella sua patria di grandissima notorietà e la sua opera più importante, il D.E.S. - Dizionario Etimologico Sardo, è considerato un caposaldo degli studi linguistici romanzi. Riconoscimenti che noi Sardi e gli studiosi italiani sono ben lontani dal riconoscergli.

Roberto:  Mi sembra una situazione paradossale ed incomprensibile.

Renata:  E lo è! Noi sardi abbiamo la responsabilità gravissima di aver permesso, per pigrizia, ignoranza e passività, che la nostra storia e cultura millenaria, riconosciuta e ammirata in tutto il mondo, proprio in Sardegna fosse svilita e ridotta al rango di sottocultura folkloristica e dialettale.

Abbiamo permesso che un ingiustificabile monolinguismo italiano imposto dall'alto, invadesse completamente la nostra vita, mettendo a rischio la consapevolezza stessa della nostra identità sociale, culturale e nazionale.

Roberto:  Come è potuto succedere tutto questo?

Renata:  Il problema è complesso e riguarda una molteplicità di cause storiche, politiche, economiche, ma anche psicologiche che in questa sede non è agevole spiegare.

Semplificando, posso dire che la nostra condizione storica di terra che si è vista negare da oltre 600 anni la propria dignità e autonomia nazionale, ha inciso anche nella nostra autostima, facendoci sentire inferiori ed inadeguati. Come se fossimo incapaci di rispondere alle sollecitazioni della modernità con i nostri mezzi, la nostra cultura e la nostra lingua.

Abbiamo negato al sardo un utilizzo moderno in tutti gli ambiti sociali ed istituzionali, usandolo solo nella tradizione, negli affetti e nel folklore, settori importanti ma che possono anche soffocare una lingua moderna e completa come la nostra.

Roberto:  Qualche esempio in controtendenza sembra però delinearsi.

Renata:  È vero. Si stanno levando voci ed iniziative che, concretamente, agiscono nella direzione giusta di dare ufficialità alla lingua sarda.

Un esempio, e di questo ne vado orgogliosa, viene proprio dalla mia città che si è guadagnata un posto di primo piano nella valorizzazione della lingua sarda.

Bisogna riconoscere che l'Amministrazione Comunale del Sindaco Milia ed in particolare l'Assessorato alla Cultura e Lingua Sarda guidato da Elena Ledda hanno dato un contributo forte, coraggioso e competente a questa battaglia.

Basti pensare a s'Iscola de sa Limba Sarda, e all'approvazione de sa Detzididura in sardo, cioè del primo atto ufficiale con valore legale per lo Stato Italiano.

Roberto:  Eppure molti sostengono che la cultura sarda sia viva solo nei piccoli paesi dell'interno.

Renata:  Quartu è una realtà molto particolare. Abbiamo dimensioni urbane, conservando però una sana e forte identità rurale. Sicuramente a Cagliari sarebbe stato più difficile portare aventi progetti di questo tipo.

Anche la qualità dell'informazione su questi temi è diversa. Quando in questi giorni sono andata al Comune per cercare materiali per la tesi, il dott. Corongiu, responsabile de s'Ofitziu po sa Limba Sarda, oltre ad un gran numero di documenti ufficiali prodotti dall'Amministrazione, mi ha messo a disposizione la raccolta di tutti gli articoli e materiali pubblicati in sardo dall'Obiettivo, il quotidiano di Quartu. Sono rimasta davvero sorpresa per la qualità degli interventi, che mi saranno molto utili nel lavoro di documentazione. Una ricerca simile, svolta presso il quotidiano di Cagliari non ha certo dato gli stessi risultati.

Roberto:  Stai per concludere i tuoi studi, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Renata:  Il mio desiderio sarebbe continuare la ricerca scientifica sulle lingue romanze, dedicandomi sempre più approfonditamente alla Lingua Sarda che, oltre ad amare tantissimo, è utilissima, lo ripeto, come base per lo studio delle altre lingue.

Questo, nella comunità scientifica europea, lo sanno bene, tanto che io sono in contatto via E-mail con moltissimi colleghi, in particolare dall'Olanda, Danimarca, Francia e Svezia, con i quali ci scriviamo in sardo, per confrontare i nostri studi, scambiarci consigli, ma anche per chiacchierare amabilmente.

Non posso nascondere che in Germania avrei la strada spianata, perché non ci sarebbero grosse difficoltà per farmi finanziare studi sulla lingua sarda, ma il mio desiderio è tornare in Sardegna. Un conto è studiare una lingua sui libri, un altro è il contatto quotidiano con la parlata viva.

L'esperienza in Germania è stata bellissima e sicuramente vi manterrò forti contatti, ma sento che nessun luogo, come la mia terra, mi potrebbe permettere di esprimere tutte le potenzialità.

Da cittadina quartese devo aggiungere che, visto il buon esempio che una volta tanto viene dall'alto, sento forte il desiderio e lo stimolo di dare anch'io il mio contributo per la rinascita della nostra lingua e cultura.

Certo che progetti come quello dell'Università di Sassari, che ha istituito dei corsi di lingua sarda impartendo le lezioni in italiano, non facilitano certo le cose, oltre che essere l'ennesima beffa coloniale contro tutti i sardofoni!

Roberto:  Itta si depeus abetai?

Renata:  Si depeus abetai is cosas prus bellas! Non si ndi scaresceus ca nosu Sardus seus betiosus e candu si poneus una cosa in conca, gherraus fintzas a binci. Bastat a intzertai sa cumbatta giusta!

Roberto:  A si biri luegu tandu.

Renata:  Deus bolat!

Notizie sulla Lingua Sarda 2000-09-15

Il PROTECT IP Act (forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act of 2011), chiamato anche PIPA, è una proposta di legge statunitense che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti per limitare l'accesso "ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti" ("rogue websites dedicated to infringing or counterfeit goods"), compresi quelli registrati al di fuori del territorio degli Stati Uniti. In questa proposta è espressamente previsto che i motori di ricerca "rimuovano o disabilitino l'accesso al sito internet associato al nome a dominio indicato dall'ordinanza oppure rimuovano i link ai suddetti siti internet". Tra gli intermediari individuati figurano anche i gestori dei sistemi DNS ai quali dovrebbe essere ordinato di prendere le misure atte a prevenire che un dominio internet sia risolto nel suo indirizzo IP (tramite una operazione di filtraggio del DNS).

Riflessioni e domande

Allora perché nasce questa proposta? Alcuni risponderanno che è giusto tutelare gli investimenti fatti dalle aziende per creare i prodotti, ma di fatto queste tutele esistono già, molti di voi ricordano come è andata a finire la lite decennale tra la Apple e la Microsoft... Per conoscere ulteriori informazioni sul PIPA e SOPA (Stop Online Piracy Act).


 

Citazioni sulla Pace

Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)

La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)

Annotazioni Fonte

Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle, non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.

L'ingiustizia arma il futuro per altre ingiustizie. Chiunque commetta un'ingiustizia si rende colpevole anche di tutte le ingiustizie future che da questa vengono generate.

L'intelligenza di saper riconoscere ciò che è giusto, la voglia di scegliere la strada che porta a questo e la capacità di difenderlo.

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Data Ultimo Aggiornamento: 2012-01-29

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