Francoforte: Est arribau su ditzionariu nostu
Ottobre 2000
Giornata importante quella di sabato 21 per Mario Puddu, per i sardi e per la Sardegna. Con la
presentazione del suo Ditzionàriu de sa limba e de sa cultura sarda avvenuta nell'ambito della fiera del
libro di Francoforte (Buchmesse 2000) presso lo stand della
Regione Autonoma della Sardegna
(www.regione.sardegna.it) si è aggiunto un nuovo piano alla "casa" della lingua sarda cui, ora, manca solo il
tetto e cioè un'unità ortografica valida per tutte le sue varianti.
Fra gli illustri presenti ospiti della
Condaghes (www.condaghes.it), presso la quale è edita la
monumentale opera di Mario Puddu (frutto di 13 anni di immensurabile pazienza e tenace dedizione che hanno
dato come risultato una catalogazione di dimensioni finora solo sperate e che tiene conto di tutte le varianti
del sardo) segnaliamo come ospiti d'onore il Dr. Roberto Bolognesi ( ),
fonologo dell'università di Groninga (Olanda) e componente della commissione regionale di standardizzazione
della lingua sarda, nonché due grandi amici della Sardegna: Prof. Xavier Frias Conde, ( )
dell'università Complutense di Madrid e Prof. Guido Mensching ( )
novello ordinario di filologia romanza alla libera università di Berlino e autore fra l'altro (insieme ai
suoi collaboratori Jürgen Rolshoven e Eva Remberger, quest'ultima presente nel pubblico) del più grande sito
internet sulla lingua sarda che funge peraltro da banca dati, raccogliendo links inerenti al sardo e alla
Sardegna direttamente cliccabili (www.spinfo.uni-koeln.de).
Notevole il contributi di questi due ospiti che hanno parlato in sardo dando uno schiaffo morale a
tutti i sardi che provano spesso ancora ingiustificate remore ad esprimersi in sardo in occasione di incontri
ufficiali, essendo e sardi stessi gli unici al mondo a dubitare che il sardo sia una lingua e a condurre in
merito discussioni che equivalgono a mettere in dubbio che domani sorga il sole.
È peraltro in questo senso che si è espresso proprio l'autore Mario Puddu ( )
nel suo discorso di presentazione della sua opera sintetizzando in questo modo il punto cruciale della
situazione della Sardegna: "no arrenesceus a essi personas normalis". Sappiamo bene tutti quanto
questa schiacciante verità rimbombi dentro i nostri cuori, verità del resto valida per innumerevoli altre
minoranze linguistiche lacerate dalla titubanza di scegliere fra l'assimilazione e la dissimilazione dal
potere politico cui sottostanno. È qui che si innesca la questione "dell'autonomia della Sardegna",
un'autonomia - a detta di Mario Puddu - di cui godono anche parecchie regioni appartenenti a stati con regime
dittatoriale: una lucida riflessione confermata dalle osservazioni che in più occasioni ci sono giunte da
colleghi e amici catalani che reputano l'autonomia della Sardegna un'autonomia all'italiana non includendo
questa neppure la Pubblica Istruzione, condicio sine qua non per l'inserimento nei programmi scolastici non
solo - e ovviamente - del sardo in se ma di materie inerenti alla storia e alla letteratura sarda insegnata -
ovviamente - da parte di insegnanti sardofoni.
Il Prof. Frias Conde - in ragione delle esperienze delle altre minoranze europee - ha sottolineato
il fatto che la proposta di standardizzazione supradialettale, che tiene conto degli aspetti comuni tra le
varianti del sardo, elaborata dal linguista sardofono Roberto Bolognesi, sia l'unica via ragionevolmente
percorribile: "s'unica manera de arribare a unu stàndard sardu chi siat bàlidu pro tottus sos sardos". E
parafrasando invece il Bolognesi possiamo dire che il passo decisivo da compiere ora dai sardi è quello di
confezionarsi il vestito linguistico della domenica, la veste ufficiale del sardo che faccia contenti il più
possibile tutti (Frias Conde: "pro sa majoria de sos sardos. Una inclusione de su centu po centu de sos
elementos fònicos est impossibile") smettendo di fare figli e figliastri linguistici e quindi perpetuando fra
di noi lo stesso colonialismo linguistico di cui siamo stati vittime.
Mi pare infatti lecito azzardare l'ipotesi provocatoria secondo la quale le minoranze linguistiche
si comportino spesso come una persona vittima di ripetute violenze che, non elaborando la dinamica degli
avvenimenti, finisce per diventare reo, perpetuando così il circolo vizioso.
A questo proposito mi sia lecito inserire un episodio significativo del quale sono stata
involontaria testimone per le strade della Baixa di Lisbona in cui, dopo un accenno di rissa, un capoverdiano
tenuto fermo da due passanti continuava a gridare ad un portoghese altrettanto immobilizzato di essere molto
più portoghese di lui. Metacolonialismo anacronistico? Ai posteri l'ardua sentenza?
No. Basta con le rivalità linguistiche fra noi sardi stessi. Perché comportarci fra di noi come la
linguistica statalista italiana ha fatto nei nostri confronti? Un importante passo per superare queste
sterili e anzi controproducenti rivalità tra noi sardi è proprio su Ditzionàriu de
Mario Puddu che abbiamo
ora tutti noi la possibilità di completare, aggiornare, correggere e arricchire. È infatti disponibile su
internet in versione integrale plurilingue: www.ditzionariu.org (ospitato dal superportale
CRS4://eiah.crs4.it)
La novità assoluta è il fatto di poter inviare proposte lessicali (specificando generalità e
provenienza) che, previo il varo dei linguisti, potranno essere inserite nel Ditzionàriu.
Questa lungimirante iniziativa permette anche ai sardi che vivono sparsi in tutto il mondo di dare
il loro prezioso contributo.
Concludiamo citando ancora una volta il Prof. Frias Conde che ha concluso il suo discorso a
Francoforte citando a sua volta un amico sardo noto per le sue iniziative a favore della nostra lingua:
"Desidero pro su sardu una bida larga larga e chi custa limba dulche, comente la qualificat unu grandu amigu
meu sardu, Nanni Falconi ( ), siat su
meljus tesoru chi sos sardos de oe lassant a sas generatziones de su futuru."
Accabonu mannu. At essi ora!
Renata Puddu (casuale omonimia con l'autore)

Notizie Lingua Sarda 2000-10-25
Il PROTECT IP Act (forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act of 2011),
chiamato anche PIPA, è una proposta di legge statunitense che si propone di accordare al governo e ai titolari di copyright maggiori strumenti
per limitare l'accesso "ai siti web canaglia, dediti alla pirateria e alla contraffazione di prodotti"
("rogue websites dedicated to infringing or counterfeit goods"),
compresi quelli registrati al di fuori del territorio degli Stati Uniti. In questa
proposta è espressamente previsto che i motori di ricerca "rimuovano o disabilitino l'accesso al sito internet associato al nome a dominio indicato dall'ordinanza oppure rimuovano i link ai suddetti siti internet".
Tra gli intermediari individuati figurano anche i gestori dei sistemi DNS ai quali dovrebbe essere ordinato di prendere le misure atte a prevenire
che un dominio internet sia risolto nel suo indirizzo IP (tramite una operazione di filtraggio del DNS).
Riflessioni e domande
Allora perché nasce questa proposta? Alcuni risponderanno che è giusto tutelare gli investimenti fatti dalle aziende per creare i prodotti,
ma di fatto queste tutele esistono già, molti di voi ricordano come è andata a finire la lite decennale tra la Apple e la Microsoft...
Per conoscere ulteriori informazioni sul PIPA e SOPA (Stop Online Piracy Act).
Citazioni sulla Pace
Chi ama la guerra, non l'ha vista in faccia (Erasmo da Rotterdam)
La via per la pace è la pace (M. K. Gandhi)
Annotazioni Fonte
Non puoi scegliere il paese dove nascere, non puoi scegliere il colore della tua pelle,
non puoi scegliere i parenti, ma puoi scegliere gli amici. Vivere vuol dire scegliere, decidere cosa fare, ogni giorno.
L'ingiustizia arma il futuro per altre ingiustizie.
Chiunque commetta un'ingiustizia si rende colpevole anche di tutte le ingiustizie future che da questa vengono generate.
L'intelligenza di saper riconoscere ciò che è giusto, la voglia di scegliere la strada che porta a questo e la capacità di difenderlo.

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