Traduzione Versi Procurade de Moderare di Francesco Ignazio Mannu (1794 circa)
Procurade de moderare (1)
1 - Cercate di moderare
Baroni, la vostra tirannia,
Altrimenti a costo della mia vita
tornerete con i piedi per terra!
È già stata dichiarata la guerra
contro la prepotenza
Nel popolo la pazienza
ormai sta finendo.
2 - State attenti perché contro di voi
si sta levando il fuoco,
attenti perché non è un gioco
questo movimento sta iniziando davvero
guardate che le nubi
preannunciano temporale
gente consigliata male
ascoltate la mia voce.
3 - Non continuate ad usare lo sprone
con il povero ronzino,
altrimenti in mezzo al cammino
si ribellerà imbizzarrito;
è così stanco e malandato
da non poterne più,
e finalmente dovrà rovesciare
il basto e il cavaliere.
4 - Il popolo che nel profondo
letargo era sepolto,
con la forza della disperazione,
si accorge delle sue catene,
sa di soffrire le pene
dell'indolenza antica:
Feudo, legge nemica
di ogni buona filosofia!
5 - Come se si trattasse di una vigna
o di una tanca, un campo,
i villaggi hanno venduto,
gratis o a buon mercato,
come un gregge
di pecore
gli uomini e le donne
coi loro figli hanno venduto.
6 - Per poche migliaia di lire
e talvolta senza avere nulla in cambio,
Eternamente schiave
tante popolazioni,
e migliaia di persone
sono schiave del tiranno.
Povero genere umano,
povero popolo sardo!
7 - Dieci o dodici famiglie
si sono spartite la Sardegna,
in modo indegno
se ne sono impossessate;
hanno diviso i villaggi
nella buia e cieca antichità,
però in questo periodo
si pensa di porvi rimedio.
8 - Il sardo nasce assoggettato
a mille obblighi,
tributi e tasse
che versa al signore,
in bestiame e grano,
in danaro e in natura,
e paga per il pascolo,
e paga per lavorare.
9 - Molto prima della nascita dei feudi
esistevano i villaggi,
e questi erano i veri proprietari
dei boschi e dei campi.
In quale modo a voi, Baroni,
è passata la proprietà altrui?
Colui che ve l’ha data
non ve la poteva dare.
10 - Non è mai plausibile
che deliberatamente
la povera gente abbia
rinunciato alle sue proprietà;
il titolo, ergo, è viziato
da indebita appropriazione,
e i villaggi hanno ben ragione
ad impugnarlo.
11 - Le tasse che inizialmente
esigevate erano limitate,
poi esse sono state
ogni giorno aumentate,
in questo modo con la loro crescita
siete diventati ricchissimi,
in questo modo nello sperpero
abbandonavate ogni economia.
12 - Non potete voi avvalervi
di titoli di proprietà antichi;
minacciando la galera,
con punizione e pene,
con ceppi e catene,
dai poveri ignoranti
diritti esorbitanti
avete preteso fossero pagati.
13 - Se almeno utilizzaste il ricavato
per mantenere la giustizia,
punendo la malvagità
dei delinquenti locali;
almeno in questo modo
gli onesti avrebbero potuto continuare,
avrebbero potuto andare e venire
sicuri, per la loro strada.
14 - Questo è l’unico obiettivo
di ogni tributo e diritto,
che sicuri e tranquilli
si viva rispettando la legge,
ma anche di questo ci priva
il barone per avarizia;
nelle spese per la giustizia,
solo lì fa economia.
15 - Il primo che si presenta
viene nominato ufficiale,
faccia bene o faccia male,
purché non chieda salario,
procuratore o notaio,
cameriere o lacchè,
sia bianco o sia nero,
è adatto per governare.
16 - Basta che si adoperi
per incrementare la rendita,
basta che soddisfi
la borsa del Signore;
che aiuti il fattore
a riscuotere velocemente,
inviato o altre persone,
che sappia diligentemente eseguire.
17 - Come se fosse il Feudatario
talvolta governa il cappellano
i villaggi con una mano
e con l’altra la dispensa.
feudatario, pensa e rifletti
che i vassalli non esistono
solo per aumentare i tuoi beni,
o solo per scorticarli.
18 - Il patrimonio, la vita
per difenderli, il paesano,
con la armi in mano
occorre che stia notte e giorno;
dato che deve essere così,
perché allora pagare tanti tributi?
Se essi non danno alcun frutto
è una pazzia pagarli.
19 - Se il Barone non fa
il suo dovere,
vassallo, da parte tua
non hai più nessun obbligo;
i diritti che ti ha sottratto
in tanti anni passati,
sono soldi rubati
e te li deve restituire.
20 - Le rendite servono soltanto
per mantenere amanti,
per carrozze e livree,
per servizi inutili,
per alimentare i vizi,
per giocare a bassetta,
e per poter sfogare gli istinti sessuali
fuori dalla propria casa.
21 - Per poter avere quindici
o venti piatti in tavola,
affinché la marchesa possa
andare sempre in portantina,
la scarpa stretta, poverina,
la fa zoppicare,
le pietre pungono troppo
e non può camminare.
22 - Anche solo per una lettera
il vassallo, poverino,
cammina per giorni interi
a piedi e senza compenso,
mezzo scalzo e malvestito,
esposto alle intemperie,
eppure ha pazienza,
eppure deve tacere.
23 - Ecco come si impiega
il sudore dei poveri!
Come, Eterno Signore,
potete sopportare tanta ingiustizia?
Voi, divina Giustizia,
ponete rimedio alle cose,
Voi, solo Voi che potete
far nascere rose dalle spine.
Composta alla fine del 1700 da Francesco Ignazio Mannu, Cavaliere e Magistrato (nato a Ozieri il 18 maggio 1758 e morto a Cagliari nel 1839).